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domenica 19 febbraio 2017

Grave incidente nucleare a Krško in Slovenia, a soli 100 km dal confine Italiano. Ma i Tg non ci dicono niente …


L’allarme è stato lanciato dall’Unione Europea, l’incidente occorso in queste ore, dista circa 130 km da Trieste



La centrale è stata connessa alla rete il 2 ottobre 1981, entrando in operatività il 15 gennaio 1983. È dotata di un reattore ad acqua pressurizzata Westinghouse di costruzione canadese da 696 MW elettrici netti contenente 48,7 tonnellate di combustibile a base di ossido d’uranio.
Da sempre la centrale nucleare di Krško sta al centro di interrogazioni e manifestazioni di protesta da parte di numerose associazioni ambientaliste. Nel 1993 si chiese di adeguare l’impianto alle normative dell’Unione Europea. I generatori di vapore Westinghouse pare abbiano tutti lo stesso problema: perdite con fuoriuscita di radionuclidi dispersi nell’atmosfera. La centrale di Krško sorge su di una faglia ed è dunque zona sismica. Ne parlammo qui dopo un terremoto nella zona.



CENTRALE NUCLEARE DI KRSKO

Se si verificasse un incidente della portata di quello di Chernobil le persone coinvolte sarebbero circa 30 milioni, di cui 5 milioni a rischio di vita. Indicativamente, le zone maggiormente coinvolte dal fall-out radioattivo sarebbero, oltre a Slovenia e Croazia, il Triveneto in particolare e in generale l’Italia centro-settentrionale.

Nella mattina del 16 febbraio alle ore 8e30 la centrale nucleare di Krsko si è automaticamente fermata perché il sistema di sicurezza ha evidenziato un problema alla ventilazione delle pompe dell’acqua verso il reattore. Le autorità non segnalano fuoriuscite di materiale radioattivo.


“Già il 4 giugno 2008 una perdita nel sistema di refrigerazione primario del reattore ha fatto scattare un allarme internazionale ed attivare la procedura di spegnimento dell’impianto ma non è stata riscontrata alcuna fuga radioattiva nell’ambiente circostante e l’evento è stato classificato a livello 0 (deviazione non significativa per la sicurezza) nella scala INES dell’IAEA. Secondo l’agenzia di controllo nucleare slovena, non vi è stato rilascio di materiale radioattivo nell’ambiente ammettendo comunque che si è verificato ciò che nessuno si aspetta. Sempre secondo l’agenzia per l’energia nucleare slovena l’evento non ha influenzato i lavoratori, la popolazione vicina o l’ambiente. Le autorità slovene hanno inizialmente fatto passare l’incidente per una esercitazione e solo alcune ore dopo in seguito a domande di chiarimenti da parte delle autorità austriache hanno avvisato le istituzioni internazionali, compresa l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) e l’ECURIE. L’Unione europea ha quindi notificato (tramite ECURIE) gli altri Stati membri dell’UE e diverse agenzie di stampa di tutto il mondo hanno poi riferito dell’incidente”. da Wikipedia.


In caso di emergenza ambientale da fuoriuscita di materiale radioattivo la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, Esercito e Marina dovrebbero tempestivamente rilevare il livello di contaminazione e convogliare la popolazione verso i centri di decontaminazione, oltre che evacuarla lontano dalle zone di rischio. Tute NBC, maschere antigas con filtri appositi, rilevatori di radiazioni, contatori geiger dovrebbero essere alla portata di tutti i centri di raccolta. L’emergenza nucleare, evidentemente, è un’evenienza da prendere in seria considerazione, data la oramai prossima messa fuori uso per anzianità, della maggior parte delle centrali nucleari in Europa.

Nel frattempo proprio ieri 16 febbraio 2017 la centrale nucleare di Leibstadt, Svizzera può essere riattivata. L’impianto era fermo da circa sei mesi per problemi tecnici, le cause del disguido. La riattivazione della centrale ha suscitato critiche da parte del Land tedesco del Baden-Württemberg e austriaco del Vorarlberg, che hanno recentemente chiesto chiarezza sulle cause del problema tecnico.

L’impianto era stato disattivato il 2 agosto del 2016 per la revisione annuale. Durante la perizia erano stati rilevati segni di ossidazione su 47 dei 648 elementi combustibili che costituiscono il cuore del reattore. WWF, Greenpeace, Pro Natura, PS e Verdi – hanno chiesto trasparenza. In una nota Greenpeace parla di “una decisione che va contro il buon senso e i principi dell’IFSN e di una sperimentazione pericolosa contraria a tutte le regole di sicurezza”. L’organizzazione sottolinea che 16’000 persone hanno firmato una petizione sostenuta dalle 19 associazioni che chiede di mantenere Leibstadt disattivata. Quiun interessante articolo di Lifegate.





http://terrarealtime.blogspot.it/2017/02/grave-incidente-nucleare-krsko-in.html

L’Unicef è una truffa colossale. I nostri soldi? Stipendi faraonici, mega-ville, alberghi di lusso e super-campagne pubblicitarie …ed ai bambini solo le briciole!!



I dati che ci arrivano sono davvero spaventosi, e se confermati, potremmo quasi osare dire di trovarci davanti ad una vera e propria truffa!
In Italia, solo per gli stipendi e le campagne promozionali si brucia quasi la metà dei soldi raccolti.
Per non parlare dei costi delle strutture, che proprio in Italia sono tra i più elevati, basti pensare solo alle megaville che Unicef possiede a Roma.
Altra stranezza riguarda il fatto che, in Italia, Unicef non destini nemmeno un euro dei suoi doldi ai piccoli profughi che giungono sulle nostre coste. Eppure in altri parti del Mondo Unicef è molto attivo in tal senso.
Il punto è che i soldi di Unicef Italia, nel nostro paese, finiscono quasi tutti bruciati tra costi dell’associazione e burocrazia.
Senza dimenticare che il comitato centrale di Ginevra gestisce quest’associazione mondiale senza dare conto a nessuno, senza lasciare libertà di scelta ai singoli comitati nazionali.
Basti pensare che, un paio di anni fa, alcuni consiglieri Unicef proposero a Ginevra di destinare almeno il 5% dei soldi raccolti ai bambini indigenti italiani. Ma da Ginevra non è mai giunta nessuna risposta!
In pratica la filiale italiana viene semplicemente usata come “cassa” alla quale attingere per finanziare i progetti nel Terzo Mondo.
E intanto i donatori italiani continuano a subire una vera e propria truffa!

tratto da:https://www.facebook.com/246094578895061/photos/a.314720288699156. 1073743393.246094578895061/664801260357722/?type=3&theater




Unicef: fondi destinati a campagne pubblicitarie, ville e stipendi dei dirigenti
La filiale italiana dell’Unicef viene usata dai vertici di Ginevra come se fosse un bancomat. Si prelevano soldi per la realizzazione di vari e svariati progetti, ovunque, tranne che in Italia.

Non si è mai vista una bandiera Unicef in nessuno tra le migliaia di sbarchi in Sicilia, Calabria e Sardegna. Oltre mezzo milione di bambini, spesso non accompagnati, accolti dai volontari e da altre associazioni non governative. Dove è l’Unicef così attivo in qualsiasi emergenza umanitaria in qualsiasi parte del mondo?
Dagli anni ’70 ad oggi sono stati raccolti dal Comitato italiano Unicef oltre 2 miliardi di euro, ma per l’assistenza ai bambini italiani o ai figli degli immigrati sbarcati sulle nostre coste non è stato speso neanche un centesimo.

Tra l’altro, la povera Italia non ha neanche mai alzato la cresta, né preteso alcunchè dai vertici Ginevra. Per paura di vedersi revocato lo status, forse, ma comunque si è sempre limitata ad eseguire gli ordini senza partecipare ai comitati e senza proporre propri progetti. Perciò solo raccolta fondi senza alcun benefit, questo fa la sede italiana.

Ma allora i soldi dove vanno a finire se i bimbi italiani e quelli italiani acquisiti muoiono di fame? Negli stra-stipendi, nelle mega-ville e nelle super-campagne. Sì, superlativi, perché superlative sono le somme di danaro di cui stiamo parlando. Nel 2015 sono stati spesi in campagne promozionali e strutture circa 20 milioni di euro, su 55 ricavati. La sede centrale di Roma è un complesso di due enormi ville collegate tra loro da un ponticello pedonale, con una tecnologicissima sala conferenze e dei sotterranei con tanto di scavi archeologici dell’età imperiale annessi e connessi.

L’analisi della dinastia dei presidenti del comitato italiano di certo non giova alla situazione. A predisporre il restauro fu il Presidente Giovanni Micali, costretto alle dimissioni poco dopo per una strana manovra di Palazzo. A lui subentrò Antonio Sclavi, consigliere del Monte dei Paschi di Siena e proprietario di varie panetterie in Toscana. Poi ci fu Vincenzo Spadafora, pupillo di Micali, poi quello che era stato vice presidente amministrativo dell’ente, Giacomo Guerrera, detto lo “sparagnino”, eletto per il rotto della cuffia. A Guerrera piace così tanto la poltrona che ha fatto di tutto per allungare il suo mandato di un anno, modificando uno statuto considerato intoccabile fino ad oggi.

Che in quest’anno in più riesca a destinare qualche soldo ai bambini che muoiono di fame sul nostro territorio, oppure vogliamo fare altri lavori alla villa?


http://ilsapereepotere2.blogspot.it/2017/02/lunicef-e-una-truffa-colossale-i-nostri.html

Albania, scontro tra procuratore e Usa: il solito Soros dietro le quinte


Scontro frontale tra la Procura Generale d’Albania e l’ambasciatore statunitense Donald Lu, accusato di essere un agente di Soros e di voler manipolare dall’interno la politica albanese.








Lu aveva accusato il procuratore generale Adriatik Llalla di essere contro la riforma della giustizia nel Paese, tanto auspicata proprio da Soros e dall’ex governo Obama. Un’intromissione decisamente fuori luogo quella dell’ex establishment statunitense, a cui siamo però abituati anche in Italia e basta ricordare il caso dell’ex ambasciatore statunitense a Roma, John R. Philips, che si schierò a favore del “si” al referendum voluto da Renzi, affermando che la vittoria del “no” sarebbe stato un passo indietro per l’Italia.
In Albania però la faccenda è molto più seria e per rendersene conto basta andare a vedere le accuse mosse a sua volta dalla Procura Generale nei confronti dell’ambasciatore Lu.
"La Procura Generale vorrebbe far capire al signor Lu che se è abituato a svolgere il ruolo del Signore nella politica albanese, non potrà fare altrettanto con la Procura ".
E ancora: “Il sig. Lu crede di avere in mano il destino della Procura quando ricatta le Istituzioni o revoca visti con lo scopo di far chiudere alcune indagini. Costui e tutti gli altri devono capire che per svolgere i propri obblighi legislativi e costituzionali i procuratori non necessitano di alcun visto. Questo tipo di pressione da parte dell’ambasciatore statunitense a Tirana è molto simile alla tipologia messa in atto da Soros con lo scopo di manipolare l’opinione pubblica e svalutare il ruolo delle istituzioni”.
Il Procuratore poi continua: “Un aperto sostenitore della riforma giudiziaria in Albania, il sig. Lu ha fatto pressione sulla Procura Generale affinchè appoggiasse determinati pacchetti legislativi e progetti anche quando erano in contrasto con la Costituzione e i diritti umani, come messo in evidenza anche dalla Commissione di Venezia”…
Il Procuratore LLalla ha poi accusato Lu di minacce dirette nel caso in cui non avesse appoggiato i pacchetti e le riforme giudiziarie ma non solo: “In più di un’occasione l’ambasciatore Lu ha fatto pressione sulla Procura Generale affinchè venissero chiuse inchieste nei confronti di aziende sospettate di aver violato le leggi albanesi”.
Il caso più evidente sembra essere quello della Bankers Petroleum, azienda precedentemente canadese e acquisita nel marzo 2016 dalla cinese Geo-Jade.
In Albania la Bankers Petroleum produce circa 200 mila barili di greggio al giorno ma è stata accusata dai media locali e dai residenti di danni irreparabili a terre e acqua, alla salute e alle proprietà di chi vive nelle zone limitrofe.
Il Procuratore cita inoltre una lettera inviatagli dall’ambasciatore Lu in relazione alle indagini sulla Bankers Petroleum per episodi di inquinamento nella zona di Patos-Marinze; lettera ritenuta ambigua sia dalla Procura che da alcuni media albanesi, in particolare dove si legge “Ci aspettiamo che motivazioni politiche e pressioni pubbliche non vadano a influenzare le decisioni della Procura”.
Il caso ha assunto toni tali che l’ambasciatore americano Lu è stato ironicamente ritratto sulla copertina del quotidiano albanese Gazeta Dita mentre mostra la lettera.
Lo scontro tra la Procura Generale d’Albania e l’ambasciatore americano è stato ripreso anche dal Washington Times, con alcuni dettagli interessanti. Il quotidiano, oltre a puntare il dito contro l’ambasciatore Lu, accusato di seguire l’agenda di Soros in Albania, mette in evidenza come l’amministrazione Obama abbia pienamente appoggiato il Partito Socialista del Primo Ministro Edi Rama, indicato tra l’altro come invitato al matrimonio di George Soros nel 2013. Il Washington Times rende inoltre noto che circa settanta membri dell’opposizione hanno avuto i propri visti revocati dall’Ambasciata statunitense a Tirana. Le motivazioni non sono chiare, visto che la sede diplomatica avrebbe affermato di non potersi pronunciare su casi individuali.
fonte http://www.ilgiornale.it/news/mondo/albania-scontro-pm-e-usa-dietro-quinte-c-soros-1362640.html

sabato 18 febbraio 2017

Fake news, la marchetta delle Iene a Laura Boldrini

Fake news, la marchetta delle Iene a Laura Boldrini

In un servizio andato in onda questa settimana dal titolo Il grande business delle bufale online, Le Iene hanno deciso di fare un pieno endorsment a quella campagna liberticida intrapresa da Laura Boldrini per il controllo della rete che come AntiDiplomatico vi abbiamo denunciato più volte. 

Presentando il video messaggio della Boldrini e i due "debunker" scelti dalla Presidente della Camera come “sommi arbitri del web” , l’approfondimento de le Iene si conclude con un’intervista a due soggetti che guadagnano qualche migliaio di euro in modo truffaldino e deprecabile sulla credulità delle persone.

Il tutto per far firmare l'appello bastabufale.it.

Quello che non viene precisato nel servizio de le Iene è che l'appello ha avuto già una conseguenza normativa che come AntiDiplomatico vi abbiamo da tempo anticipato: il famigerato DDL Gambaro – che vede la firma trasversale dal Pd alla Lega Nord - che ha come obiettivo dichiarato la censura ("filtri preventivi") e carcere addirittura per coloro che in modo arbitrario vengono bollati come diffusori di notizie false. Si tratta di una conseguenza diretta della battaglia liberticida di Laura Boldrini, a cui Le Iene hanno deciso di prestare il fianco.


La libertà d’espressione in rete è in pericolo e le Iene hanno preso la loro decisione di campo. Del resto, a parte rare eccezioni (come due ottimi servizi contro i crimini sauditi in Yemen e le responsabilità del governo Renzi), negli anni la trasmissione di Mediaset non ha mai dedicato spazio agli interessi e tangenti delle lobby militari negli Usa; mai una parola sugli interessi e la corruzione delle lobby dell'Unione Europea o della Bce; mai una lettera su NATO, FMI, sistema euro. Di tutto ciò che realmente conta per il futuro del mondo, mai un servizio.

Quando, è lecito chiedere, un approfondimento de le Iene sulle bufale di guerra del mainstream (in Libia e Siria per esempio) o sulla fake news del secolo degli “hacker russi”  e della “cyber propaganda russa attraverso fake news” che sta alimentando un clima di odio verso Mosca con scenari potenzialmente apocalittici in Europa? Speriamo di essere smentiti alla prossima puntata.

fonte http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fake_news_la_marchetta_delle_iene_a_laura_boldrini/6_19019/

Trump, la CIA e il Medio Oriente: La mano invisibile della guerra



Il nuovo capo della CIA, Mike Pompeo, scelto da Trump, ha premiato il principe ereditario saudita Nayef bin Mohamad, in onore della sua lotta contro il terrorismo e il loro contributo alla pace nel mondo.
La nuova leadership della CIA, guidata da Mike Pompeo, il nuovo capo globale di spie e di operazioni segrete selezionati dal presidente Trump, ha premiato principe ereditario saudita Nayef bin Mohammad bin Abdulaziz Al Saud, in onore del suo " la lotta contro il terrorismo e il loro contributo per garantire la pace e la sicurezza internazionale ". Troppi ironie in una sola frase.
Subito dopo questo atto condecorativo scandaloso, molti analisti erano pronti a giudicare l'evento come un "brutto scherzo", prendendo in considerazione non solo la responsabilità della CIA nella creazione e organizzazione di grandi reti terroristiche in tutto il mondo, in particolare l'arabo, ma anche il prontuario buio regno saudita nel finanziamento e reclutamento di gruppi estremisti attivi nella regione mediorientale. Ma il fatto in sé non è solo un atto di ipocrisia che siamo membri abituati agli atti della politica globale; esprime anche un elemento di continuità nella politica estera che indica alcune prove del rapporto tra il presidente Trump e la sua strategia, ancora incerto a questo invaso, saccheggiata e distrutta dai diversi volti di intervento imperialista negli ultimi decenni 
Prima di entrare nella speculazione dobbiamo pensare come certe o possibili possono essere le idee del nuovo Presidente degli Stati Uniti, per quanto riguarda le intenzioni dichiarate alla fine "realmente" con Daesh e Al-Qaeda e, per decantazione, con la strategia della CIA da utilizzare il terrorismo come arma  "non convenzionale" da contrapporre dagli Stati Uniti per  programmarre i governi di guerra. 
Per analizzare questo problema si deve tener conto di alcuni elementi.
Dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti ufficialmente creano la CIA come parte fondamentale di una nuova struttura di dominio globale. La guerra di quarta generazione è stata introdotta nella  dottrina militare americana molti decenni prima, ma ha guadagnato slancio in questo momento come un cambiamento qualitativo nel modo di esercitare il potere. Così, gli Stati Uniti hanno sostituito la vecchia dottrina  quella che Eric Hobsbawm ha chiamato il "imperialismo formale" (attraverso il quale le potenze coloniali hanno dominato e somministrati popoli sottomessi direttamente militare e economico) da una dottrina più "informale" di dominazione imperialista che si staccò dal problema dell'amministrazione coloniale e dall 'occupazione militare permanente, scegliendo di utilizzare i meccanismi più indiretti, naturalmente, senza mai abbandonare la tattica di intervento militare diretto.
Un tale orientamento coinvolto nel piano militare, porta allo lo sviluppo di tecniche non convenzionali e  all'uso di quello che oggi è conosciuto come "guerra ombra" o "guerra sporca" per esercitare il dominio su paesi i cui governi erano ostili ai loro disegni o avevano un qualche tipo di ostacolo per gli interessi del capitale transnazionale. La manipolazione dei media, l'organizzazione di attentati e omicidi politici, torture sistematiche, reclutamento di mercenari, ecc erano elementi utilizzati nel quadro di questa strategia. Il terrorismo è stato stanziato dalla CIA come un metodo  "anonimo" di produrre il caos, la destabilizzazione o la rimozione di attori politici a livello internazionale.
Verso la fine della guerra fredda, la Dottrina Reagan emerse che cominciò ad essere considerata valida contro i governi o gruppi che avevano il sostegno sovietico, e, anni dopo, è stata ripresa al 11-S per la dottrina Bush, che ha coinvolto lo sviluppo di tattiche usate contro varie insurrezioni, il radicalismo, la criminalità transnazionale e altre attività hanno cominciato ad essere conosciute genericamente come terroristitiche. Da questo punto di vista, è stato introdotto il concetto di guerra totale basata su operazioni politiche e psicologiche svolte sotto conflitti a bassa intensità. Così, la strategia militare utilizzata in tali conflitti è diventata politica.
Più di 15 anni dopo gli attacchi alle torri gemelle e dal momento che la cosiddetta "primavera araba" è venuto nel mondo arabo, abbiamo assistito alla nascita e alla proliferazione di numerosi gruppi terroristici che è emerso nel contesto delle incursioni disastrose dagli Stati Uniti con la complicità di potenze della NATO in Medio Oriente. Si ricorda che il gruppo terroristico EIIL (Daesh, in arabo) è nato nel calore dell'intervento militare degli Stati Uniti in Libia, che culminò con l'assassinio di suo allora presidente Muammar Gheddafi nel 2011. Prima di questo evento, i più alti strateghi americani con i loro "seguaci" della NATO si fecero carico della costruzione di una complessa rete di gruppi radicali di natura terroristica che fungeva da fulcro per innescare la destabilizzazione nei paesi in cui i governi non erano sufficientemente collaborativi con i loro interessi. La CIA ha formato una parte integrante di questa direzione funzionando come collegamento tra i servizi di intelligence delle maggiori potenze del mondo e partner regionali. L'agenzia ha organizzato l'ingresso di questi gruppi in Libia dalla Tunisia e in Egitto, durante i bombardamenti condotti dal governo francese.
Successivamente, questi centri hanno ricevuto armi attraverso una rete istituita dalla stessa CIA, quando, dopo aver contribuito a rovesciare Gheddafi, è andato in Siria nel 2011 per rovesciare Al-Asad e poi attaccare l'Iraq in un momento in cui il governo al Maliki si è allontanato dall'occidente e si èavvicinato alla Cina e alla Russia.
Di conseguenza, essi stavano diffondendo gruppi estremisti nei territori particolarmente strategici per risolvere i loro centri di comando. L'inferno della guerra e dell' anarchia era un buon piano d'azione per reclutare e addestrare centinaia di terroristi.
Quando il presidente Obama ha messo nelle mani  della Cia la geniale idea di organizzare gruppi armati, l'agenzia "Sapeva di avere  partner disposti  a finanziare 
l'Arabia Saudita". Insieme con il Qatar, la Giordania e gli Emirati Arabi Uniti, il regno wahabita ", ha fornito armi e miliardi di dollari, mentre l'intelligenza ci ha indicato la formazione dei ribelli". Questo è stato documentato sul New York Times in una ricerca pubblicata il 23 gennaio 2016. Wikileaks ha fatto lo stesso per esporre i collegamenti tra l'ex Segretario di Stato e candidato presidenziale  Hillary Clinton e la lobby saudita, per effettuare la tali piani.
 George Bush Junior aveva dichiarato che gli attacchi di 11-S "sono stati perpetrati da Al-Qaeda", e ha giustificato l'invasione dell'Afghanistan e poi dell'Iraq, con la menzogna  scandalosa  che Saddam Hussein ospitava le sue armi di distruzione di massa territorio e prevedeva di usarle contro il popolo americano.
In 15 anni, gli Stati Uniti avevano abbattuto più di 10.000 vite americane, mentre il saldo di mediorientali cittadini uccisi è stato più di 2 milioni  senza contare lo spostamento della popolazione, la distruzione e la guerra non finita sul continente.Durante tutti questi anni il ruolo svolto dalla Arabia Saudita come il cervello di Al-Qaeda e più in particolare, il suo rapporto con i terroristi che hanno effettuato gli attacchi presumibilmente 11-S è stato nascosto.
Ma la stretta collaborazione tra i servizi segreti degli Stati Uniti e l'Arabia Saudita aveva già il suo background. In Angola ,  la CIA, e i saudita come finanziatori dei ribelli che operano contro il governo di Luanda, alleato dell'URSS.
In Afghanistan gli Stati Uniti hanno organizzato una rete di estremisti per combattere i gruppi sovietici Arabia Saudita finanzia la CIA  su un conto in una banca svizzera; i sauditi finanziano poi un'operazione della CIA per aiutare i Contras in Nicaragua, con $ 32 milioni tramite un conto alle Cayman, solo per citare alcuni casi compilati da Rete Voltaire.
Repubblicani e Democratici hanno approfittato del rapporto speciale con questo potere nel Golfo Persico, che a sua volta, ha ricevuto anche i suoi vantaggi. Quindi non abbiamo mai visto che gli Stati Uniti condannano la violazione dei diritti umani o l'esecuzione di civili attraverso i confini che proteggono la monarchia. Tuttavia, questo lavoro di collaborazione disuguale si estende anche ad altri settori.dell'Arabia Saudita principale esportatore di petrolio  nel mondo, un governo che, per il suo potere è unico nel mondo arabo che può contrastare l'ambito regionale del suo rivale dell'Iran. In effetti, lo stato arabo è stato un elemento chiave per mantenere i prezzi bassi dell'olio quando hanno cominciato a crollare nel 2015.l  
La petromonarquía ha rifiutato di tagliare la sua quota di produzione, comprese le proprie spese, per attutire il forte calo di reddito previsto da questa risorsa naturale dalla rete ridotta. La misura è stata presa dopo una pressione chiara da parte degli Stati Uniti, che ha cercato  di sbilanciare rapidamente, in misura maggiore o minore, le economie dei paesi che hanno resistito i loro ordini, come il Venezuela, la Russia e l'Iran .
Nella penombra del suo mandato, Obama ha approvato la vendita di armi ai sauditi valore di 154,9 milioni di dollari, nel bel mezzo della feroce aggressione che la monarchia continua a perpetrare contro il popolo yemenita. Già nel 2014, l'Arabia Saudita era diventato il più grande importatore di armi al mondo, con l'acquisto di attrezzature militari, soprattutto dagli Stati Uniti, del valore di 6,4 miliardi di dollari.
A quanto pare, quindi ritorniamo all'approccio accennato all'inizio di questo articolo, il nuovo presidente Donald Trump non vede alcuna ragione per rovinare dei rapporti così redditizi. Mentre l'amministrazione, in  periodo pre-elettorale aveva dichiarato di avere l'intenzione di smettere di sostenere e finanziare i gruppi estremisti, sembra che il rapporto con i principali sponsor del terrorismo internazionale continuerà a essere solido
L'obiettivo principale dell'uso del terrorismo come arma fa parte del bisogno più generale dal potere principale nel mondo, di influenzare attraverso attività clandestine sui governi stranieri, organizzazioni o individui, al fine di ottenere un ambiente appropriato per l'applicazione della sua politica estera, senza ricorrere a costosi (sotto tutti i punti di vista)interventi militari classici. Questa strategia è costitutiva dell'apparato di dominio imperialista contemporaneo e, di conseguenza, essenziale per la conservazione dell' egemonia in un mondo globalizzato.
Tenendo presente il momento storico che stiamo vivendo dobbiamo valutare se questi attori sono effettivamente date le condizioni per il cambiamento naturalmente il Presidente Trump nella strategia della politica estera degli Stati Uniti. 
Volete lasciare Trump  l'uso di attori indiretti come "contras" o "terroristi" nelle sue azioni internazionali,  o lo  sviluppo di politiche di interferenza diretta?
 O la combinanazione di entrambi i metodi, come ha fatto il secondo presidente Bush? 
Nel primo caso, il metodo sarebbe per altri anacronistico e obsoleto, con quasi nessuna speranza di successo per i loro autori;piuttosto si avrebbe una risorsa di estrema debolezza, che lascerebbe più esposti i meccanismi del potere imperialista. Nella seconda, i risultati recenti sono stati tutt'altro che un successo per i campioni della politica imperialista e catastrofica e per il resto dell'umanità.
In breve, solo quando l'incertezza generata dal corso  imprevedibile che segna il nuovo capo della Casa Bianca e l'imperialismo degli Stati Uniti attraverso le estremità d'azione, possono risolvere le attuali incertezze, che  metterànno a disagio gli analisti con obbligo di pensare all'entrata in un nuova e sconosciuta era della "guerra non convenzionale".
Scritto da Alejandra Loucau
traduzione di Marco Laura
fonte http://www.hispantv.com/noticias/opinion/333543/trump-cia-medio-oriente-arabia-saudita

Le pecore devono fare behhh


Le pecore devono fare behhh, se non fanno beh si sentono delle pecore incompiute.
Alfredo d'Ecclesia

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Il bavaglio dei briganti

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In questi giorni l’informazione italiana è percorsa da una notizia falsa, tendenziosa, esagerata e atta a turbare l’ordine pubblico: la notizia cioè che in Parlamento militanti che vivono sotto l’Ala di Verdini, avrebbero presentato un disegno di legge  per  colpire  e impedire “la pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico attraverso piattaforme informatiche”. Tutti capiscono che questo testo è troppo vago e ambiguo per non costituire di fatto solo una minaccia preventiva e un’ipotesi di ricatto contro chiunque operi in rete; a ognuno, persino in preda a delirium tremens, rimarrebbe incomprensibile la ratio di un provvedimento diretto a colpire solo la rete e non il resto dell’informazione; ai cittadini degni di questo nome non può sfuggire che si tratti di un disegno di legge con intenti chiaramente liberticidi, anticostituzionali e al tempo stesso desolatamente vuoti di contenuti che non siano quelli della censura politica. Dunque è evidente che la notizia di questo disegno di legge non può essere che falsa, esagerata, tendenziosa e atta a turbare l’ordine pubblico: chi può mai credere che il Parlamento ospiti simili grassatori di libertà (e non solo) tra l’altro così sfacciati da istituire una differenza sostanziale tra l’informazione libera e quella degli magnati di tv e giornali autorizzati invece di raccontare quello che vogliono?
Purtroppo invece è assolutamente vero: questi briganti sanno molto bene che ormai giornali e televisioni sono in declino, che l’informazione verticale diventa sempre meno credibile e che la salvezza dei clan politici tradizionali non può prescindere dalla rete, perciò cercano in tutti i modi di metterle il bavaglio con un’ arroganza così tronfia e ottusa da non curarsi nemmeno di salvare la forma e di congegnare una censura in maniera più intelligente e meno scoperta. Si perché le notizie false e offensive sono già  prese di mira dall’attuale legislazione: lo scopo precipuo del disegno di … lascio al lettore la l’autonomia di completare il complemento di specificazione, è di introdurre elementi del tutto vaghi e impropri che possono essere accampati in qualsiasi caso comel’esagerazione o la possibilità di turbare l’ordine pubblico o ancora l’eventualità di destare pubblico allarme  (effetto che prescinde in toto dalla verità o meno della denuncia) oppure di “fuorviare settori dell’opinione pubblica”, di lanciare “campagne d’odio e campagne volte a minare il processo democratico anche a fini politici”. Si tratta come si può facilmente vedere di concetti applicabili a qualsiasi cosa e che prescindono ampiamente sia da criteri definiti, del tutto impossibili da impostare, sia da considerazioni quantitative, come ad esempio il ridotto numero di accessi a un sito, a un blog, a una pagina o a un messaggio sui social.
Così si apre la possibilità che il medesimo articolo in grado di “destare allarme” pubblicato su un giornale che vende 200 mila copie e su un blog da 200 lettori, passerebbe liscio sul primo e porterebbe a una condanna a due anni sul secondo. Naturalmente è solo un esempio di scuola dal momento che nessun pezzo davvero sovversivo e nemmeno sinceramente critico potrebbe comparire sull’informazione maistream, ma testimonia da una parte dell’intelligenza delle leggi che un simile Parlamento è in grado di concepire, dall’altro che l’attacco è rivolto proprio  a quella parte dell’informazione e della comunicazione che non è ancora sotto il pugno di pochi padroni che la controlla. Il ceto politico naturalmente affida queste vergognose operazioni ai più infimi prodotti del proprio catabolismo ( e basta vedere la lista dei firmatari, Adele Gambaro, Riccardo Mazzoni, Sergio Divina, Francesco Maria Giro per accertarlo), nella speranza di potersi sottrarre con questi trucchetti, alle proprie responsabilità e di far passare quasi in silenzio la loro rivoluzione oligarchica.
Non prendo nemmeno in considerazione  il problema del vero e del falso perché è fin troppo ridicolo e scoperto il tentativo delle oligarchie di rendere verità i propri interessi generali e specifici e falso tutto il resto. Mi consola solo un fatto: la scoperta che persino nelle società di primati l’ordine sociale può essere sovvertito qualora un certo numero di esemplari viva situazioni di conflitto ed entri perciò in agitazione. Studi che presero avvio dalla teoria delle catastrofi di Renè Thom e che oggi presentano modelli statistici abbastanza maturi. Chissà se la libertà d’informazione coinvolgerà abbastanza persone da far fallire questo ennesimo tentativo di bavaglio, giusto per non far brutta figura persino di fronte ai macachi .

fonte https://ilsimplicissimus2.com/