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martedì 24 aprile 2018

A. Micalizzi-Il cinismo degli speculatori finanziari tra aggressioni militari e derivati truffaldini



Nella mangiatoia che segue le aggressioni militari ai danni di Paesi sovrani, anche le borse guadagnano mostrando totale cinismo rispetto a qualsiasi principio etico. Lo stesso cinismo mostrato dalle banche d'affari rinviate a giudizio nel processo appena iniziato per truffa sui derivati del Tesoro.

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PandoraTV

lunedì 23 aprile 2018

Uccidere una donna in Pakistan non è un reato























21 aprile 2018 Una ragazza di 25 anni di origini pakistane, Sana Cheema, residente da anni a Brescia, è stata uccisa in patria dal padre e dal fratello perché voleva sposare un italiano. La giovane è stata sgozzata dai parenti. Lo scrive il Giornale di Brescia. Il delitto è avvenuto nel distretto pakistano di Gujarat,dove la giovane era nata e dove era tornata dalla famiglia un paio di mesi fa. A Brescia aveva frequentato le scuole e iniziato a lavorare in un'autoscuola. Già arrestati il padre ed il fratello della 25enne. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Giovane-pakistana-uccisa-in-patria-voleva-sposare-un-italiano-19c9166a-ca9a-4a9a-b7f8-82a8b959f868.html


22 aprile 2018 L'ha cosparsa di cherosene e le ha dato fuoco: una ragazza cristiana è stata bruciata viva da un giovane musulmano in Pakistan, dopo che si era rifiutata di convertirsi all'islam per sposarlo. Asima, 24 anni, ha ustioni sull'80% del corpo ed è ricoverata in gravissime condizioni a Lahore. Lo riferisce la Bbc Urdu. L'aggressione è avvenuta nella città di Sialkot, nel Punjab. La polizia ha arrestato il ragazzo, Muhammad Rizwan. Il giovane ha dichiarato che non intendeva fare del male ad Asima, ma solo spaventarla. E che il fuoco si è appiccato incidentalmente. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Pakistan-non-si-converte-all-Islam-ragazza-cristiana-arsa-viva-dall-uomo-che-voleva-sposarla-5b3f6cff-a672-4ac1-989b-fc5981c80f1b.html





Era tornata a casa per le vacanze. Asma Rani era una studente di medicina iscritta all’università di Abbottabad. Frequentava il terzo anno, le mancavano solo due anni per laurearsi. Nelle foto sorride verso l’obiettivo, timida ma al tempo stesso sicura di sé e del tutto ignara dell’orrore dei suoi ultimi istanti di vita.

Quegli ultimi istanti, catturati da un video e diffusi sui social media, sono spaventosi. Si vede la giovane e morente Asma Rani, appena colpita da un proiettile, dichiarare il nome del suo assassino, Mujahid Afridi. Lo fa con le ultime forze che le sono rimaste.

Sappiamo che Asma Rani, uccisa perché non ha accettato una proposta di matrimonio, non sarebbe sopravvissuta a lungo dopo il video. La sua vita, come quelle di tante altre ragazze in Pakistan, è finita semplicemente perché non si è inchinata ai desideri di un uomo.

In pochi si soffermano a riflettere sulla responsabilità di una società che crede collettivamente che agli uomini spetti ogni diritto. Il giorno dopo il corpo di Rani giaceva davanti a un assembramento di soli uomini a Lakki Marwat, il suo villaggio d’origine, dopodiché è stata seppellita.

Secondo le notizie pubblicate abitualmente in occasione di reati simili, subito dopo l’omicidio la polizia ha cominciato a compiere delle retate in zona. Queste operazioni però non sono servite a niente. L’aggressore di Asma, Mujahid Afridi, parente di un leader locale del Movimento per la giustizia del Pakistan (Pti), era scappato.

Alcuni abitanti hanno affermato che Afridi è andato nel Golfo, dove ha interessi economici. I poliziotti hanno rivelato che è fuggito in Arabia Saudita. Quando questo articolo è stato scritto non si aveva ancora notizia di tentativi di individuarlo in quel paese né di contatti con le forze di polizia saudite. Se la polizia di solito evita di catturare gli assassini di donne quando si trovano in Pakistan, figuriamoci se proverà ad arrestare quelli fuggiti dal paese.

Le responsabilità sociali
Di fatto, se le condanne rispecchiano convinzioni sociali e verità, uccidere una donna in Pakistan non è un reato. Prima che Asma Rani fosse uccisa con un tale livello di impunità davanti a sua cognata, prima che potesse morire per mano di un uomo convinto di avere il diritto di sposarla e di punirla per il suo rifiuto, altre ne sono state uccise, anche a Kohat, la cittadina dove è avvenuto il reato.

Quasi un anno fa è stata uccisa anche Hina Shahnawaz, che lavorava per una ong e manteneva la madre e la cognata, andata a vivere con loro dopo la morte di suo fratello. Il suo assassino era un cugino, Mehboob Alam che, come Mujahid Afridi, è fuggito subito. Di cosa si lamentava? Del fatto che Hina avesse respinto la sua proposta di matrimonio e che osasse lavorare fuori di casa. Alla fine è stato catturato e condannato, ma è un’eccezione in casi simili. Molti se la cavano impunemente.

Due anni, due omicidi, due donne costrette al silenzio, le loro potenzialità e il loro futuro cancellati da uomini che una società ha educato a credere che le donne non abbiano il diritto di dire di no. Nonostante le radio e i giornali si siano riempiti di sdegno per la morte di una giovane donna innocente, in pochi si sono soffermati a riflettere sulla responsabilità di una società che promuove e crede collettivamente nel diritto tutto al maschile.


Saranno in molti a dare la colpa alla vittima, una ragazza che è andata a studiare fuori città e che ha detto no a un uomo


È proprio quest’ultimo aspetto, il diritto al maschile in base al quale gli uomini del paese sono cresciuti nella convinzione che nessuno, soprattutto una donna, possa mai dir loro di no per nessuna ragione, a incoraggiare ogni atto di criminalità commesso contro le donne e i bambini.

Nonostante l’orribile e agghiacciante natura dell’assassinio di Asma Rani e il video terrificante dei suoi ultimi istanti di vita, non c’è dubbio che saranno in molti a dare la colpa alla vittima: una ragazza che parte per andare a studiare in un’altra città, una ragazza che dice no a un uomo in Pakistan è una ragazza che “se sta andando a cercarsela”, che è colpevole. Asma Rani e Hina Shahnawaz sono state uccise, ma a soffrire sono anche quelle che continuano a vivere, morte viventi di una società che non crede nel loro diritto a scegliere, nel loro diritto di dire di no.

Perciò nel caso di Zainab e Hina e delle tante altre che sono morte o moriranno in futuro non c’è da aspettarsi nessuna giustizia. La polizia farà finta, i politici asseconderanno e niente cambierà. L’assemblea del Khyber Pakhtunkhwa ha già approvato una risoluzione che “condanna l’omicidio”, e qualche altra potrebbe seguire. Ci saranno false promesse e alcuni uomini faranno finta di dispiacersi per tutto questo, l’ultima notizia dal fronte della guerra contro le donne combattuta dal Pakistan. Non accadrà niente di significativo, niente di davvero concreto e niente che abbia davvero la potenzialità di fare giustizia, che punisca i colpevoli in modo esemplare.

Nel Pakistan del 2018 è difficile trovare la speranza che le cose possano cambiare. Nessuna punizione esemplare contro gli assassini di donne, nessun disonore pubblico, nessun messaggio per altri uomini che non possono tollerare le donne che dicono di no. Sono invece sempre e per sempre le donne a pagare per una società in cui non c’è posto per le loro voci o le loro scelte.

Mentre il mondo è attraversato da movimenti che svergognano uomini che sfruttano e molestano e umiliano le donne, il Pakistan continua a ribadire la loro inferiorità in quanto esseri umani e a negare loro dignità. Asma Rani è morta per questo. In qualsiasi altro paese questa sarebbe stata una tragedia; in Pakistan è routine, le cose stanno così e basta, e a deciderlo sono gli uomini.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)


Questo articolo è uscito sul quotidiano pachistano Dawn.

Emmanuel Macron choc sulla Brexit: “Un errore far scegliere al popolo”

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, entra a piedi uniti sulla Brexit e sulla possibilità di scelta del popolo britannico. In un’intervista alla Bbc, il leader francese ha esposto tutti i suoi dubbi sulla decisione del governo del Regno Unito di aver dato ai cittadini questa libertà di scegliere e ha definito “un errore” la decisione dell’allora primo ministro Cameron. “Credo sia un errore chiedere semplicemente sì o no, quando non chiedi alla gente come migliorare la situazione e spieghi come farlo”, ha detto il presidente francese. “È sempre rischioso quando in un referendum si chiede sì o no su materie molto complicate”. Un errore che lui non farà mai accadere in Francia, visto che, come sottolineato anche da lui durante l’intervista, “probabilmente, in un contesto simile” anche i cittadini francesi avrebbero votato per l’uscita dall’Unione europea. Per Macron, il contesto ora sarebbe diverso, “ma è meglio non fare scommesse”.

Le parole di Emmanuel Macron arrivano dopo il vertice con Theresa May, in cui i due leader hanno siglato accordi molto importanti riguardo alla questione migratoria e alla lotta al terrorismo. Le differenze fra loro sono evidenti. Macron è stato eletto come il paladino dell’europeismo, una sorta di grande muro che avrebbe dovuto interrompere l’aumento di numeri e di prestigio ottenuto dai movimenti euroscettici. Le elezioni francesi furono emblematiche di questo scontro, quando il terrorismo psicologico alimentato dall’eventualità di un’ascesa all’Eliseo di Marine Le Pen mobilitarono non solo l’intera stampa nazionale, ma anche i media internazionali, a favore del candidato di En Marche!. Dall’altra parte, Theresa May continua a rappresentare per il Regno Unito la garanzia politica che Londra, sulla Brexit, andrà avanti. Il primo ministro britannico è stato sempre molto sicuro, nonostante i rischi, del fatto di proseguire nella direzione del rispetto del voto popolare. Nonostante le pressioni interne e internazionali e la fragilità del governo dopo le elezioni, May sembra comunque intenzionata a proseguire nel suo programma sulla Brexit, anche a costo di andare incontro al destino di una “hard-Brexit” dagli oscuri risvolti. E questo resta comunque un dato positivo in un periodo in cui sembra sempre più difficile andare incontro alle esigenze dell’elettore che, in democrazia, resta ancora sovrano.

Le parole di Macron, in questo senso, nascondono un problema di fondo nel suo mandato presidenziale che non si può negare. Il presidente europeista ha vinto le elezioni, ma al ballottaggio e senza una grandiosa maggioranza come ci si aspettava. In realtà, il voto che consegnò la Francia al giovane leader di En Marche! dimostrò che esisteva una larga parte dell’elettorato francese decisamente contraria all’Unione europea o a questo tipo di Unione, tanto è vero che sia Marine Le Pen sia Mélenchon insieme raccolsero molti dei voti “anti-sistema”. Sotto questo profilo, il voto francese fu una sorta di referendum sull’Unione europea in cui molti, forse troppo superficialmente, tirarono un sospiro di sollievo. Ma in realtà, quel voto, letto con una maggiore astrazione e imparzialità, fu un campanello d’allarme molto serio sulla percezione dell’elettorato riguardo alle tematiche filo-europee. Proprio questo motivo, le parole pronunciate in questi giorni da Macron sulla cosiddetta “Frexit”, eventualità remota per adesso e che non sembra in questo momento attrarre consensi tali da far prospettare un moto di sovranismo, inducono a credere che ci sia ancora un latente sentimento di timore sulla scelta popolare. Macron ha compreso che adesso, anche grazie alla Brexit, la Francia ha assunto un ruolo di guida all’interno dell’Unione europea e sta investendo in quest’ ascesa di Parigi alla leadership del continente. Ma questo timore verso la possibile scelta dell’elettorato induce a riflettere su quanto ci possa essere di percepito nella realtà quotidiana di questa nuova prospettiva francese. L’idea che si può trarre dalle parole di Emmanuel Macron è che sul popolo sia meglio “non scommettere”. Una visione interessante detta da un presidente appena eletto e che consegna un po’ quella visione aristocratica tipica della democrazia come la vuole l’Europa: bella finché si sceglie bene. Forse ha ragione il presidente francese, e cioè che far scegliere ai cittadini con un “sì” o un “no” su una questione così complessa è qualcosa di eccessivo. Ma si può tranquillamente scommettere che il suo discorso possa essere declinato anche in caso vincano i cosiddetti “populismi”. Perché c’è sempre un “errore”, in democrazia, quando vincono gli altri.
fonte http://www.occhidellaguerra.it/emmanuel-macron-choc-sulla-brexit-un-errore-far-scegliere-al-popolo/

L’EX MINISTRO ITALIANO CHE HA SPIEGATO SENZA FRONZOLI LA MOSTRUOSA TRUFFA DELL’EURO



Non bisogna essere laureati in economia per comprendere le parole dell’ ex Ministro ed economista prof. Savona, e per capire la follia di aver creato l’Euro. Stati che diventano vassalli di organizzazioni private sovranazionali….

Paolo Savona, nato a Cagliari nel 1936 è un economista e professore universitario che è stato Ministro dell’Industria, commercio e artigianato e per le funzioni connesse al riordinamento delle partecipazioni statali nel governo Ciampi tra l’aprile 1993 e l’aprile 1994.
Ci racconta la sua personale avventura con l’euro e con l’unione europea, e soprattutto suggerisce di STACCARCI DALL’EURO e RITORNARE ALLA LIRA! … Giustamente dice che non ha senso un’unione europea fondata solo sull’unione monetaria e non PRIMA sull’unione politica!… Egli ad un certo punto del video si autocensura… per timore di incappare nelle ire di “qualcuno”… ma visto l’altissimo curriculum del prof. Savona vi consiglio di ascoltare ATTENTAMENTE oltre che le sue parole, anche quel “retro” che traspare nel “non detto”..
Spiega inoltre la truffa dell’ Euro applicata al debito pubblico. Fa l’esempio dell’ Argentina, che andò in fallimento perchè doveva pagare il suo debito in dollari anzichè nella sua valuta locale, così come l’Italia che deve pagare un debito in Euro ma che è per buona parte stato maturato in lire.
Le parole del Prof Paolo Savona lasciano intendere che senza sovranità monetaria è impossibile uscire dalla morsa della crisi e del debito.
Ascoltate le sue parole nel video seguente.

via JedaNews
http://www.stopeuro.news/8310-2/

Governi Renzi e Gentiloni denunciati per vendita ARMI


domenica 22 aprile 2018

5 STELLE: DA WASHINGTON A ROMA





di Gianni Lannes

Telecomandati dallo zio Sam. Dieci anni fa, in gran segreto Beppe Grillo accompagnato da Roberto Casaleggio, incontrò a Roma in via Veneto, presso la nota ambasciata il diplomatico Ronald Spogli. Il padrone per atto notarile di m5s, tuttavia, non ha mai detto nulla a fans e adepti, circa questo colloquio ravvicinato con chi comanda davvero nel belpaese dall'8 settembre 1943. Pochi mesi dopo, singolare coincidenza, spuntava dal nulla l'eterodiretto movimento 5 stelle che prometteva di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Oggi invece la nuova aspirante casta brama esclusivamente la poltrona di Palazzo Chigi, ed è pronta a fare accordi con qualunque partito. Altro che programmi per il bene comune. A Washington, come sempre, serviva un partito di finta opposizione per sterilizzare la protesta popolare e impantanarla in un vicolo cieco. Non è un caso se Di Maio - anche se non parla l'inglese - sia passato più d'una volta dai padroni anglo-americani per la benedizione di rito. Altro che "non governo": a conti fatti l'Italia non ha alcuna sovranità.


riferimenti:



https://sulatestagiannilannes.blogspot.it/

VIDEOSORVEGLIANZA PER TUTTI


EarthNow è un nuovo sistema satellitare che mira a videosorvegliare l’intero pianeta Terra in tempo reale. “La nostra Terra in tempo reale, tutto il tempo”. E’ questo l’ambizioso progetto di questa società che progetta di inviare in orbita satelliti di piccole dimensioni per fornire una copertura totale del globo senza paragoni.

L’idea è nata dal fondatore della Microsoft Bill Gates, il CEO di SoftBank Masayoshi Son e Airbus. Secondo il Wall Street Journal, l’impresa prevede di lanciare una rete di circa 500 satelliti di piccolissime dimensioni. Ognuno sarà dotato di una potenza di calcolo intensa, combinata con computer planetari dotati di intelligenza artificiale per interpretare ciò che le telecamere catturano in tempo reale.

Quello che si otterrà sarà un’immagine dal vivo di qualsiasi parte della terra con solo circa un secondo di ritardo. Le immagini saranno utili per alcune applicazioni come la cattura della pesca illegale, il monitoraggio della migrazione delle balene e l’osservazione delle zone di conflitto, ma soprattutto per la videosorveglianza dell’intera umanità.

riferiumenti:



fonte https://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2018/04/videosorveglianza-per-tutti.html