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sabato 23 settembre 2017

Monti il Terminator italiano



MONTI IL TERMINATOR ITALIANO

Il Ministero del Tesoro rivela che Mario Monti ha provocato all’economia Italiana un danno da 300 miliardi di euro!
Satiricamente, Monti è il vero Terminator italiano.
E’ stato il Tesoro a sollevare il “velo di Maya” su SuperMario Monti.
Ricordiamo che Scalfari di “Repubblica” e tutta l’Ur-Sinistra italiana celebravano i fasti di Monti “il Salvatore della Patria”.
Qualcuno, fortunatamente anche da “Repubblica”, prendeva le distanze dal bocconiano, tratteggiandone un ritratto veritiero.

Quando Giorgio Napolitano nominò con un colpo di mano Mario Monti senatore a vita, Eugenio Scalfari dichiarò a Otto e mezzo del 9 novembre 2011 che il presidente della Repubblica era “un genio”. Naturalmente, della politica. Non certo delle uniche discipline per cui la parola sarebbe appropriata: quelle intellettuali, cioè, economia compresa. Noi, con un blog dello stesso giorno intitolato “Mari o Monti”, ci eravamo invece già stracciati le vesti per l’ennesimo svilimento della carica, chiamandolo “un giochetto da Prima Repubblica”.

Da quel giorno Scalfari divenne un sostenitore entusiasta e riverente di Monti, contribuendo autorevolmente a costruirne l’immagine di “salvatore della patria” e “uomo della provvidenza economica”. Queste iperboli furono adottate anche dai fantasmi della sinistra, che per un anno acconsentì a portar acqua al mulino liberista e conservatore del “governo dei bigotti”, come noi cominciammo a chiamarlo fin da subito. Un governo apertamente schierato contro i lavoratori, i pensionati e i sindacati, e al fianco dei mercati, delle banche e della Chiesa. (Piergiorgio Odifreddi, Monti smascherato”, repubblica.it)


ALTRO CHE SALVATORE DELLA PATRIA

Aveva pienamente ragione Tremonti quando irrideva il titolo attribuito al Monti di “salvatore d’Italia”:

Monti [..] è stato il Gauleiter temporaneo per l’Italia. Alla fine ha prevalso una linea di austerità senza solidarietà e senza visione. Intanto si è sviluppata una bolla finanziaria che può esplodere. E, a differenza del 2008, non ci sono più gli strumenti di riserva, perché i bilanci degli stati sono esausti e le banche centrali hanno già fatto del loro meglio, ovvero del loro peggio.

È durante questa crisi che il piccolo Monti ha pensato di potersi trasformare in un grande Monti… Se la bolla esplode, e può esplodere in ogni momento, emergeranno in Italia le conseguenze economiche e sociali di un Monti dissociato tra finanza e realtà. Per mettere a posto, si fa per dire, la finanza, Monti ha devastato la realtà. E la realtà si sta vendicando, sta erodendo le basi di stabilità del bilancio pubblico. (Giulio Tremonti,“Professor Monti, la accuso di tradimento”panorama.it)


Monti Terminator
Monti il Terminator Italiano. Immagine satirica.

LA REALTÀ PRESENTA IL CONTO

Ecco quanto scrivono Marco di Foggia e Salvatore Palombi su “il Fatto Quotidiano”:

“Salva Italia” arrivò in Gazzetta Ufficiale il 6 dicembre 2011. Due giorni prima, il ministro del Welfare Elsa Fornero era scoppiata a piangere al momento di presentare la stretta sulle pensioni (passaggio al contributivo, allungamento dell’età pensionabile e blocco della rivalutazione degli assegni sopra i 1.500 euro lordi).

La stretta fiscale ammontava a 26 miliardi nel 2012, per poi salire a 31 nel 2013 e a 33 miliardi nel 2014, divisi nel triennio tra 65 miliardi di “maggiori entrate” (Imu, Tares, aumento dell’addizionale Irpef regionale, etc) e 25 miliardi di “minori spese” (cioè tagli). Doveva ridurre il deficit pubblico e far calare il rapporto debito/Pil rassicurando i mercati. Lo spread, poco sotto i 400 punti, continuò invece la sua salita fino ai 515 punti del 23 dicembre 2011 quando il testo ottenne l’ok definitivo del Parlamento.

La cabala viene rivelata dal Tesoro, quest’anno, nel «Piano nazionale di riforma (Pnr), uno dei tre pezzi di cui si compone il Documento di economia e finanza (Def) approvato dal governo il 12 aprile». Quindi, chiosano gli autori:

La manovra di Mario Monti, quella che secondo la vulgata di questi anni ci ha salvato dalla bancarotta nel dicembre 2011, in realtà ha distrutto l’economia italiana infliggendole minor crescita per 300 miliardi totali dal 2012 al 2015. Questa, a livello scientifico, non è una notizia per nessuno: una manovra di tagli e tasse, specie durante una crisi, distrugge Pil. La notizia vera è che sia il governo a scriverlo con questa nettezza nel suo più importante documento di finanza pubblica. [il grassetto è nostro, ndr]

Abbiamo la Conferma di quanto scriviamo da anni. Si legga, ad esempio il nostro “Rottamatori d’Italia”.



IL GOLPE

La sostituzione di Silvio Berlusconi con Mario Monti fu un vero e proprio golpe istituzionale-finanziario. Dopo anni lo riconosce lo stesso ex Premier:


Il Golpe avvenne anche grazie alla propaganda dis-informativa dei “giornaloni” mondiali, tutti organ house della Cabala Mondiale e della Ur-Sinistra Globale.
Chiosa Giuseppe Palma su scenarieconomici.it:

Nel novembre del 2011, sotto una forte pressione straniera (Banca Centrale Europea, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale, tutti sotto la regia tedesca) ben appoggiata al nostro interno (giornaloni che invitavano a “fare presto”, il tutto sotto la regia del nostro Presidente della Repubblica), il Governo Berlusconi IV è costretto a dimettersi. Dico bene, costretto! L’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 9 novembre nominava senatore a vita, non si sa per quali “altissimi meriti”, il prof. Mario Monti, preceduto dal suo curriculum: bocconiano doc, ex commissario europeo e consulente della Goldman Sachs.

Era un “pizzino” a Berlusconi: te ne devi andare e sarai sostituito da Monti, che appoggerai in Parlamento tappandoti orecchi, occhi e bocca, altrimenti salti tu con tutte le tue aziende!

Nel frattempo, il 14 ottobre 2011, il Governo Berlusconi – a seguito di una verifica parlamentare – aveva ottenuto la fiducia alla Camera con 316 voti, vale a dire la maggioranza assoluta!

Ma ormai la democrazia costituzionale non contava più nulla: l’UE e i gruppi di potere sovranazionali (e nazionali) avevano deciso che un Governo democraticamente eletto doveva cadere. E così fu.


GLI EFFETTI DEL COLPO DI STATO DEL 2011

Conclude Palma,

Un mirato (e non casuale) attacco finanziario/speculativo nei confronti del nostro Paese aveva portato lo spread BTP/BUND a salire di mese in mese fino a raggiungere il livello di 574 punti base e chiudere a quota 553. Era il 9 novembre 2011. I soliti giornaloni e TV nostrane (tranne qualche eccezione) continuavano – sin dal mese di maggio – a bombardare quotidianamente l’opinione pubblica di scenari catastrofici imminenti (non c’era trasmissione di approfondimento politico nella quale non si parlava di questo maledetto spread). Era davvero la fine? Tutt’altro, ma i mercati sovrani e l’oligarchia sovranazionale avevano deciso così.

Bisognava sospendere la democrazia e sostituirla con l’aristocrazia finanziaria ed eurocratica, altrimenti l’Euro sarebbe imploso, e ciò non conveniva (e non conviene) a quei criminali (dico bene, criminali) che hanno ideato questa moneta unica che costringe ciascuno Stato dell’eurozona ad andarsi a cercare la moneta (a tal proposito, leggete uno dei miei articoli sull’Euro: https://scenarieconomici.it/i-gravissimi-aspetti-criticita-delleuro-spiegati-mia-figlia-anno-giuseppe-palma/).

Monti era l’uomo giusto, al posto giusto, al momento giusto.

Ciò detto, sapete quant’è costata allo Stato, in soldoni, tutta la “bomba nucleare” dello spread? Non ci crederete: l’intero cataclisma degli spread nel 2011, in termini di servizio del debito, è costato allo Stato italiano appena 5 mld di euro in più rispetto all’anno precedente. Si sono abbattute la democrazia costituzionale e la sovranità popolare per poco più di un punto percentuale di IVA.


L’ECONOMICIDIO D’ITALIA

Ricordiamo che uno dei pochi giornalisti italiani (forse l’unico) che fin da subito parlò di Golpe e di Economicidio fu Paolo Barnard.



I VANTAGGI DELLA “DISCESA IN CAMPO”

Ben poco ci interessano le vicende del Cav. Berlusconi, che comunque, “scendendo in campo” ha guadagnato per le sue aziende più di un miliardo di euro, come svela “il Fatto Quotidiano”:

Grazie alla sua “discesa in campo” Silvio Berlusconi ha fatto guadagnare a Mediaset più di un miliardo di euro, facendo perdere quasi 200 milioni alla Rai. Gli effetti economici del gigantesco conflitto d’interessi col quale Berlusconi è stato per quasi dieci anni a capo del governo e dominus della tv privata e pubblica in Italia, l’hanno calcolato quattro economisti, in una ricerca che si è aggiudicata il premio del 2017 come “miglior studio di economia applicata” dall’American Economic Association, istituzione che dal 1885 riunisce gli accademici americani che si occupano d’economia.

La ricerca intitolata Market-Based Lobbying: Evidence from Advertising Spending in Italy è firmata da tre studiosi italiani: Eliana La Ferrara (università Bocconi), Ruben Durante (ex Università di Messina ora alla Pompeu Fabra di Barcellona) e Stefano Della Vigna (Berkeley, California), più l’americano Brian Knight (Brown University).

A noi quello che interessa è la criminale politica fiscale e sociale attuata ai danni degli Italiani dalla poliercetica dellaCabala Globale di Kissinger, Soros et alii, con la collaborazione di Gauleiter e Quisling della Ur-Sinistra globale.
Ricordiamo lo sfascio prodotto dal “consolidamento fiscale” di Monti e dei suoi successivi epigoni, tutti della Ur-Sinistra.
Una vera e propria Macelleria Sociale.


LA DISTRUZIONE DELLA DOMANDA INTERNA

Nel video che segue, Monti conferma, vantandosene, di aver distrutto la domanda interna:



IL RUOLO DI GIORGIO NAPOLITANO

Non dimentichiamo il ruolo giocato dall’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella nomina del Monti e dei suoi successori, Letta e Renzi. Ridiamo voce a Odifreddi:

[Napolitano è] un presidente della Repubblica che ha da sempre lavorato, all’interno del Partito Comunista, come cavallo di Troia del capitale e del mercato, ha guidato dall’alto del Quirinale l’opera di smantellamento dei diritti dei lavoratori. Quando Berlusconi non ha più potuto agire in prima persona in questo compito, Napolitano gli si è sostituito imponendo governi al limite della costituzionalità e della democrazia, da Monti a Renzi. (Piergiorgio Odifreddi, “Un Primo maggio di lutto”, Micromega)

IL CONTO E’ SALATO: 300 MILIARDI DI EURO

E’ stato così prodotto un guasto da 300 miliardi di euro, perdita del 15% di PIL, distruzione della domanda interna pari al 25%, dimezzamento delle compravendite immobiliari, svalutazione del valore degli immobili fino al 70% dell’originario valore, un milione e mezzo di disoccupati in più dal 2012, migliaia di PMI fallite, decine di migliaia di suicidi. Ma c’è uno dei tanti oscuri effetti. Effetti voluti.
E lo svela il solito Paolo Barnard che, non a caso, è considerato un parìa dai corrotti MSM della Cabala Mondiale:

Vi ho appena detto che la manovra di lacrime e sangue di Mario Monti è un buffetto sulla guancia confronto a quello che dovrà arrivare. Sarà una strage, e qui lo scrivo, almeno qui, visto che questi allarmi salva-vita non saranno mai lanciati da Michele Santoro, per malafede, o da Jacopo Fo e Beppe Grillo, per desolante ignoranza. (non cito la CGIL perché sono analfabeti, quindi non è colpa loro). […]

La situazione riassunta è questa: in realtà i conti annuali (entrate e uscite) del nostro Stato sono in attivo da tempo (surplus di bilancio), e questo significa che da tempo ci tolgono più denaro di quanto ce ne diano in stipendi, servizi pubblici, opere. I risultati di questo sono evidenti, e sia l’Istat che la Caritas hanno documentato nei dettagli l’impoverimento vertiginoso di milioni di famiglie italiane, fallimenti aziendali a catena e disoccupazione tragica, deflazione economica ecc. Ma a tutti i cittadini italiani viene raccontato, da TUTTI i media e da Monti, che la cura di quell’impoverimento scandaloso è…  il pareggio e il surplus di bilancio! Certo, la cura per l’anemia è l’emorragia, certo. Ma di più.


I DESIDERATA DELLA CABALA GLOBALE VENGONO IMPLEMENTATI NELLE FINANZIARIE ITALIANE DA MONTI IN POI

Ma gli effetti ottenuti sono ancora più criminali e perversi. Grazie ai continui tagli alla Sanità (in particolare nelle regionirosse), in Italia viene attuata la politica di estinzione di massa propugnata dalla Cabala Massonica Globale (Kissinger affermava che “gli anziani sono mangiatori inutili” – ovviamente non si riferiva a se stesso e ai suoi confratelli massoni, spesso nonagenari). Al riguardo un contributo di Andrea Rossi dell’Anaoo:

In una serie di articoli pubblicati nel 2014 su Lancet, ricercatori di sociologia ed epidemiologia delle Università di Oxford, Cambridge, Londra e Atene hanno reso noti gli effetti del taglio delle risorse, dovuto alla crisi economica, sullo stato di salute della popolazione della Grecia.

I risultati sono drammatici. La mortalità generale annuale è aumentata nettamente dal periodo pre-crisi (2008) al 2012, raggiungendo il numero di 116.670 decessi, il più alto dal 1949.

A morire sono stati soprattutto gli anziani, con un incremento del 12,4% nella fascia di età 80-84 anni e del 24,3% negli over 85.

Secondo gli studiosi la ragione è da ricercare nelle difficoltà di accesso alle cure per i malati cronici, legata alle drastiche misure restrittive assunte nelle politiche sanitarie (spesa sanitaria, portata al di sotto del 6% di un Pil in caduta libera), all’elevazione dei livelli di co-payment (tickets sui farmaci, sulle prestazioni diagnostiche e sui ricoveri) e all’incremento netto di pazienti non assicurati per l’impoverimento di ampie fasce di popolazione.


I TAGLI ALLA SANITÀ

Così conclude Rossi,
I tagli economici subiti finora dal sistema nel periodo 2010-2013 ammontano a circa 31 miliardi di euro, come certificato dalla Corte dei conti. I tagli sono proseguiti nel triennio 2014/2016 e altri si preannunciano per il biennio 2017-2018.

In rapporto ad altri Paesi europei, abbiamo tagliato molto di più, più dell’Inghilterra 20 miliardi di sterline entro il 2016, più della Grecia 25 miliardi di euro entro il 2015, più di Irlanda, Francia, Portogallo. Il livello di co-payment è aumentato.

La progressiva riduzione dei posti letto ospedalieri verso l’obiettivo del 3,7 per mille abitanti ha portato al taglio di circa 25.000 posti letto nel periodo 2009-2015. Anche la falcidia delle dotazioni organiche di medici e infermieri, certificata dal Conto annuale dello Stato 2014, potrebbe trasformarsi in una ulteriore barriera di accesso fisico alle cure, che si sommerebbe alle barriere economiche già analizzate.

L’Italia già oggi ha un tasso di posti letto più basso della media Oecd (4 contro 4,8 per mille) e molto lontano da quello dei paesi con cui oramai non possiamo più confrontarci: Germania 8,3‰, Francia 6,3‰, Svizzera 4,7‰, Austria 7,7‰. La coartazione drammatica del perimetro dei diritti in campo sanitario e l’incremento del disagio sociale potrebbero rappresentare un mix preoccupante.

LA ROTTAMAZIONE DELLA SANITÀ PUBBLICA CI COSTA 60.000 MORTI IN PIÙ ALL’ANNO

Siamo chiamati a pagare uno scotto ben superiore al solo denaro. Il Tanatocapitalismo, il “Mercato”, gli Eurocrati e i loro esecutori hanno sulla coscienza 60.000 italiani premorti ogni anno.
Il che fa impallidire il dato dei migranti morti in mare dal 2011 ad oggi.
Ogni anno muoiono, grazie al “consolidamento fiscale” il triplo dei migranti morti in 6 anni.
Ma nessuna prefica della Ur-Sinistra – teleguidata da George Soros – eleva per gli Italiani gli alti lai, i gemiti e le geremiadi riservate agli immigrati.
Le “risorse” come le definisce taluno, risorse che sono poco disponibili ai progetti di integrazione e ancor meno a quelli di volontariato, come lamentano quasi tutti i sindaci che li hanno nel loro territorio.
Risorse che, secondo la BCE, uno degli instrumentum regni dei Soros et similia, avrebbero contribuito a far risalire il nostro PIL!


IL SENSO DELLO STATO DI MARIO MONTI

Qual è il senso dello Stato di Monti?
Una domanda che parrebbe peregrina, ma non lo è affatto.


Chiosa l’Avvocato Marco Mori:

Avete ascoltato? Non credo vi sia sfuggito questo passaggio: “le nostre democrazie occidentali diventano incompatibili con l’integrazione internazionale“.  Passaggio che è riuscito a spiccare in un ragionamento che rende ardua una replica che sia rispettosa dei canoni della continenza espositiva.

Canoni che subito oltrepasso affermando che nessuna persona in buona fede potrebbe mai uscirsene pubblicamente con un simile concetto. Ma Mario Monti ha già dimostrato di non avere filtro, nella sua boria crede di essere superiore alla legge, anzi crede di essere la legge. Non è nuovo a queste uscite sempre sua la famosa dichiarazione in cui sosteneva che la crisi, anzi le gravi crisi, sono lo strumento migliore per obbligarci a cedere la sovranità nazionale. Perché se c’è una crisi in atto e conclamata il costo psicologico per il popolo di non fare le riforme supera quello di farle. E le riforme per Monti sono per definizione cessioni di sempre maggiori parti di sovranità nazionale.


IL VATE DI MONTI: HAYEK

Ci chiediamo quale possa essere il senso dello Stato di un economista che ha scelto come sua stella polare Friedrich von Hayek, il quale affermava che,

“Quando le frontiere smetteranno di essere chiuse e la libera circolazione sarà assicurata, tutte queste organizzazioni nazionali, siano esse sindacati, cartelli ed organizzazioni professionali, perderanno le loro posizioni monopolistiche e dunque, in quanto organizzazioni nazionali, il potere di controllare l’offerta dei loro servizi e dei loro beni”.

INTERVIENE GIOELE MAGALDI

La domanda che ci stiamo ponendo assume un carattere ancor più ponderoso considerando quanto afferma Gioele Magaldi, autore del best seller “Massoni, Società a responsabilità illimitata” e Gran Maestro del Grande Oriente Democratico:

Inviterei Rosy Bindi a chiedere conto al senatore a vita Mario Monti e all’ex presidente Giorgio Napolitano delle influenze nefaste che le loro rispettive superlogge di appartenenza “Babel Tower” e “Three Eyes” hanno avuto sulla vita istituzionale e socio-economica dell’Italia.

Lasciamo il commento finale al filosofo Diego Fusaro:

Gli architetti del mondialismo capitalista hanno realizzato, a modo loro, l’antico sogno dell’alchemica mutazione del piombo in oro: sono riusciti a trasformare i consulenti d’affari in politici e i politici in consulenti d’affari.
Basti qui rammentare i casi di Mario Monti, Mario Draghi e Romano Prodi. […]

Così conclude,

L’annientamento dell’eticità borghese trova nella distruzione dell potenza degli Stati sovrani un momento fondamentale: la riduzione del mondo intero a piano liscio per lo scorrimento illimitato delle merci deve intrinsecamente fondarsi sull’annientamento delle sovranità nazionali e, più in generale, sull’annichilimento degli spazi territoriali ove ancora la politica possa disciplinare e governare l’economia. (D. Fusaro, “Perchè la finanza mondialista sta smontando gli stati sovrani”, Tempi del 14/09/2017)

Quello a cui assistiamo è la compressione della sovranità nazionale italiana e la liquidazione dei diritti sociali. Una sorta di pinzatura a tre bracci, con uno dei bracci rappresentato dall’Invasione dei Migranti, il secondo rappresentato dall’EuroLager e il terzo dal Tanatocapitalismo Globale.
C’è una linea rossa che unisce il 1992, con il golpe politico-giudiziario conosciuto come “Mani Pulite”, al 2011, anno del golpe politico-finanziario. Ce la illustra Diego Fusaro:


fonte http://www.isoladiavalon.eu/monti-terminator-italiano/

giovedì 21 settembre 2017

Siria: rinvenuto deposito ISIS con componente per fabbricare esplosivi proveniente dagli USA




Quello che vi mostro è un video di Russia Today a Uqayribat (Homs).
L’esercito arabo siriano mostra cosa ha trovato in un deposito dell’ISIS. Tra le altre cose oltre le armi, nel bunker si notano delle taniche blu di perossido di idrogeno (H2O2).

Comunemente il perossido di idrogeno è meglio conosciuto come ‘acqua ossigenata’ ed a secondo della concentrazione, può essere usato anche per usi domestici. Però il  perossido di idrogeno in quel luogo, in quella quantità e in un deposito di ISIS,  è chiaro che non era utilizzato per disinfettare le ferite, tanto meno per decolorare i capelli o fare il bucato: per tali utilizzi  la soluzione contiene una quantità di acqua superiore al 90%. Invece, le speciali taniche ad uso industriale rinvenute nel bunker dell’ISIS, sono quelle che contengono  perossido di idrogeno ad alta concentrazione.
Ora, ad alte concentrazioni  – miscelato ad altri componenti – il perossido di idrogeno può essere utilizzato per propellente per razzi o per fabbricare esplosivi ed è quest’ultimo l’utilizzo che ne fa comunemente l’ISIS: il Califfato usa comunemente un esplosivo a base di perossido noto come ‘triperossido di triacetone’, o TATP,  lo dimostra anche una indagine condotta nel 2016 (qui il link ‘conflict farm’) oltre che vari report giornalistici (vedi qui Washington Post).
Il risultato finale dopo i vari trattamenti, è un esplosivo che ha l’aspetto di una polvere bianca a grana grande (che richiede solo un detonatore di base per esplodere), comunemente chiamata ‘madre di satana’. Si tratta di un esplosivo molto potente, infatti “alcuni grammi possono spazzare via la mano di una persona e grandi quantità possono facilmente distruggere gli edifici” ( Daily Mail).
La ‘madre di satana’ è un esplosivo  che non è stato usato da Daesh solo in Siria o in Iraq  ma anche nell’ attentato terroristico all’aeroporto di Bruxelles il 22 marzo 2016, negli attentati di Londra del 2005 e in altri.
Ora nel report della ‘conflict arm che’ vi ho linkato, viene chiaramente indicato che il perossido di idrogeno occorrente per gli esplosivi utilizzati da ISIS venivano esportato dai Paesi Bassi dalla ditta olandese  ‘Diversey’ e poi portato in Siria ed in Iraq attraverso la frontiera turca.
Però in questo caso, nei fusti rinvenuti a Uqayribat  la ditta di produzione non è tra quella contemplata nell’indagine ma è la OCI. Infatti, se fate un ‘fermo immagine’ nel filmato, è possibile vedere che la ditta di produzione è la OCI (ociperoxygens.com).
Ora basta fare una ricerca su internet per accorgersi che la OCI si trova negli Stati Uniti, in Alabama.
La domanda cruciale è allora: come ha fatto l’ISIS a procacciarsi fusti provenienti dall’Alabama in Siria? Come è potuto arrivare questo materiale in Siria quando notoriamente in un paese in guerra se ne può sospettare fortemente il suo utilizzo? Stiamo parlando in un paese la SIRIA in cui è in atto un embargo così stretto che e neanche i farmaci riescono a passare perché potrebbero in alcuni casi essere ‘dual-use’!
Tracing_The_Supply_of_Components_Used_in_Islamic_State_IEDs[1] 
L’utilizzo di questo componente chimico è ampiamente conosciuto. Il perossido di idrogeno è uno dei componenti usato anche nell’attentato terrorista nell’aeroporto di di Bruxelles (vedi qui: http://www.dailymail.co.uk/news/article-3508433/Brussels-terrorists-used-highly-volatile-explosive-called-Mother-SATAN-bombs-outside-help.html)
La domanda cruciale è allora: ma questo occidente che ora si straccia le vesti sempre con fare accusatorio , che dice a parole di aver dichiarato guerra al terrorismo e che sta posizionando blocchi di cemento in ogni dove nei viali di passeggio delle nostre città per timore degli attentati dell’ISIS, fino a che punto è implicato con l’ISIS? Fino a che punto è implicato con il terrorismo?

Qui il link all’azienda di produzione: http://www.ociperoxygens.com
La seguente è un’indagine che indica i paesi di provenienza delle sostanze chimiche usate dall’ISIS per fabbricare esplosivi.
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Vedi anche documento CIA
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fonte http://www.vietatoparlare.it/siria-rinvenuto-deposito-isis-componente-fabbricare-esplosivi-proveniente-dagli-usa-2/

Siamo solo tanti “Numero 6” nel villaggio globale del controllo sociale. Vale la pena andare avanti?


Prima di tutto, scusatemi in anticipo per la lunghezza dell’articolo di oggi. Immagino che pochi di voi abbiano visto la serie tv “Il prigioniero”, io stesso l’ho scoperto da poco, grazie alla lettura di un articolo del “Boston Globe”. Andata in onda sulla tv britannica 50 anni fa, 17 episodi in tutto, racconta la storia di un agente segreto – il cui nome è semplicemente un numero di matricola, “Numero 6”- che abbandona il suo lavoro ma che si ritrova recluso in una fortezza chiamata “The Village”, dove è controllato, interrogato, sottoposto a test ed esperimenti di controllo sociale in continuazione.

Quello che vedete nella foto di copertina è il protagonista e regista, Patrick McGoohan, di cui rimane famosa una frase: “Siamo governati dal Pentagono, siamo governati da Madison Avenue, siamo governati dalla televisione e fino a quando accetteremo queste cose e non ci rivolteremo, dovremo continuare a scorrere con il flusso della valanga… Fino a quando continueremo a comprare cose, saremo alle loro mercé… Viviamo tutti in un piccolo Villaggio. Il tuo Villaggio può apparirti differente dal Villaggio degli altri ma alla fine siamo tutti prigionieri”. “Il prigioniero” venne descritto da un critico dell’epoca come “una serie televisiva basata sulla distopia, qualcosa che ricorda James Bond che incontra George Orwell, filtrato attraverso Franz Kafka”. I temi trattati, d’altronde, erano decisamente all’avanguardia: la nascita di uno stato di polizia, la libertà dell’individuo, la sorveglianza h24, la corruzione del governo, il totalitarismo, la corsa agli armamenti sia degli Stati che delle società civili, il pensiero di gruppo e il marketing di massa, fino al dato più devastante.

Ovvero, la tendenza dell’uomo ad accettare di essere prigioniero di un carcere che lui stesso ha contribuito scientemente a costruire. Non a caso, “The Village” ha le sembianza tranquillizzanti e positive di un paradiso cosmopolita in riva al mare ma dove gli abitanti non godono di reale libertà: non possono andarsene, sono sotto costante sorveglianza, ogni loro movimento è tracciato da telecamere o droni e la loro personalità è stata annullata. Sono soltanto identificati attraverso numeri. Come con le fidaty card.
Bene, nel primo episodio della serie, conosciamo appunto il protagonista, “Numero 6”, il quale ha il proprio mantra, ripetuto a ogni episodio: “Io non sono un numero, sono un uomo libero”. La colpa del protagonista, che corrisponde al motivo per cui è rinchiuso in “The Village”, è proprio il suo essere un ex agente segreto: al suo arrivo, gli viene infatti reso noto che dentro la sua testa sono stoccate troppe informazioni, una fattispecie che lo rende troppo preziosi per essere lasciato vagabondare nel mondo esterno. Nel corso della serie, esiste un fil rouge: “Numero 6” viene interrogato con tattiche differenti, viene torturato, costretto ad assumere droghe allucinogene, diviene oggetto di furto d’identità, controllo mentale, manipolazione onirica e altre forme di indottrinamento e coercizione sociale al fine di farlo arrendere e soggiogare al potere, allo status quo. Ma “Numero 6” non molla mai. Resiste.

“Non scenderò mai a patti con te. Mi sono licenziato e non sarò spinto, classificato, indicizzato o numerato. La vita è mia”, è la risposta a ogni tentativo di distruzione dell’identità e superamento dei gradi di resistenza sociale e individuale. Ma c’è un contraltare a questa eroica lotta: per quanto resista, “Numero 6” non può scappare. Per quanto combatta, lo sforzo non è mai sufficiente. E’ il principio del panopticon, il carcere ideale progettato a fine Settecento da Jeremy Bentham: un unico soggetto riesce a controllare tutti i carcerati, senza far loro capire quando sono sorvegliati e quando no. Telecamere, droni e altri strumenti di sorveglianza rendono “The Village” una trappola inespugnabile, mentre i cosiddetti “rovers” – gli omini bianchi della foto di copertina – si prodigano al fine di blindare tutte le vie d’uscita di “Numero 6”: “A differenza mia, molti di voi hanno accettato la situazione di prigionia e moriranno qui come cavoli marci”, ripete il protagonista ai suoi compagni quasi a spronarli, a ottenere solidarietà nella lotta, a fomentare la rivolta.

E, soprattutto, per rivendicare la proprio diversità, la propria resistenza, la propria superiorità morale di fronte a un mondo che precipita nel totalitarismo più bieco senza battere ciglio. Ma “Numero 6” in cuor suo sa una cosa – e la serie lo fa capire in maniera chiara – e la sua lotta ne è la riprova: ogni sforzo è soltanto esaltazione della futilità della sua stessa volontà di resistenza. Lui combatte, per sé e per gli altri ma sa che non serve a nulla, nel concreto: quando McGoohan morì nel 2009, un critico scrisse che “la serie era un’allegoria dell’individuo, un qualcuno che sta cercando di trovare pace e libertà in una mascherata dispotica spacciata per utopia”.
Non notate qualche somiglianza con la situazione attuale? Le nostre società cosmopolite, integrazioniste, super-tecnologiche non sono in fondo tanti “The Village” ultra-sorvegliati e che non ci lasciano via d’uscita, pena l’isolamento, la criminalizzazione sociale e la ghettizzazione ideale? La televisione, i media in generale, la logica delle fake-news e della post-verità, non sono moderne e meno invasive forme di condizionamento e controllo sociale, esattamente come gli esperimenti cui venivano sottoposto “Numero 6”? Non siamo, forse, già un uno stato di polizia? Anzi, in un prodromo di legge marziale, de facto? Pensateci: la più grande democrazia al mondo, il faro di libertà, non è forse guidata da un uomo che, a sua volta, non si azzarda a prendere nemmeno un caffé senza l’ok dei suoi generali? E lui li chiama proprio così, quando parla delle iniziative di politica estera che presenta al mondo: “Me lo hanno detto i miei generali”.

Di fatto, gli USA sono retti da una “junta” militare, esattamente come fu negli anni per Cile, Argentina, Turchia e Grecia: meno plateale, non abbiamo i colonnelli alla Bruce Willis in “Attacco al potere”, né i carrarmati a presidiare il ponte di Brooklyn ma, guardando in faccia la realtà, chi governa davvero in America, con il beneplacito e la copertura “sociale” del comparto bellico-informativo-industriale? E’ la classica “junta” militare a tre: il generale James Mattis, capo del Pentagono, il generale John Kelly, chief of staff del presidente e il generale H.R. McMaster, consulente per la sicurezza nazionale. Casualmente, i tre uomini che il Deep State voleva in quei posti, dopo le sliding doors poste in essere alla Casa Bianca, con licenziamenti davvero degni di “The apprentice” e il Russiagate a facilitare il lavoro. E’ stato Mattis a bloccare reazioni “di pancia” verso la Corea del Nord, Kelly ha imposto l’ordine allo staff della Casa Bianca e McMaster si è distanziato con grande rapidità e fermezza dalle parole del presidente rispetto ai fatti di Charlottesville: di fatto, hanno mano libera.

E le leve del comando reale: non a caso, è di stamattina la notizia che altri 3mila soldati USA partiranno per l’Afghanistan. L’atto di cessione di potere verso il Pentagono firmato da Trump ad aprile e ratificato a tempo di record dal Congresso a luglio, sta entrando nel vivo. L’America è in mano a generali che, insieme, vantano 119 anni in divisa, gente che vede il mondo e le sue dinamica da una naturale prospettiva marziale e bellica. Gente che ai problemi offre risposte militari, non diplomatiche. Nè, tantomeno, politiche. Gente che parla poco e twitta ancora meno. E, caso strano, quel tipo di risposte sono quelle che il Deep State e il comparto bellico industriale, preferiscono. E la gente è pronta ad accettare di buon grado, visto l’ottimo lavaggio del cervello fatto dai media attraverso la strategia della paura permanente.
E i media, quale parte giocano nell’enorme Village globale, nel panopticon invisibile in cui viviamo ogni giorno di più? Un esempio arriva fresco fresco dagli USA, notizia di ieri pomeriggio. Se non lo sapete, l’informazione locale negli Stati Uniti è stata, di fatto, una sorta di siero anti-vipera rispetto all’offensiva mainstream, soprattutto per quanto riguarda tematiche spinose come il linguaggio dell’odio, le fake news, il gender e il politicamente corretto. Insomma, la censura delle elites. La spina dorsale di questo contropotere fatto dalle varie “gazzette” ed “eco” è la Report for America (RFA), la quale però, non godendo di laute inserzioni pubblicitarie o danarosi editori o tantomeno stanziamenti federali, vive con le disponibilità all’osso. E, ultimamente, quell’osso ha cominciato anche a rosicchiarlo, per sopravvivere. Bene, da ieri e per i prossimi cinque anni, cambia musica, come mostrano queste immagini:


Google, attraverso il progetto Google News Lab Summit, piazzerà 1.000 giornalisti fidati nelle newsroom di tutta l’America, le quali fino al 2022 potranno attingere a fonti di notizie notoriamente indipendenti ed equidistanti come Peace Corps, Americorps, Teach for America e altri media pubblici. La seconda immagine, vi mostra l’imparzialità di cui l’America potrà godere di qui in poi, visti i nomi presenti nell’advisory board del progetto di Google. Come vedete, nulla – ma proprio nulla – è lasciato al caso. Non vi sentite nemmeno un po’ dei “Numero 6” chiusi in un Village di iPhone ultimo modello, Starbucks, informazione e fonti a direzioni unificate e sospensione, de facto, della democrazia rappresentativa? Non sentite su di voi il controllo di droni, camere a circuito chiuso, password, pin, fidaty card, fra poco chip sottopelle al lavoro e quant’altro trasforma la nostra vita in un codice tracciabile? E controllabile.

E quelli che di voi utilizzano Facebook e hanno dato il loro “like” alla pagina di RischioCalcolato, non hanno notato che dal 7 settembre scorso non vengono più aggiornati i nuovi post pubblicati? Pensate sia una scelta del blog? Siamo tutti dei “Numero 6”, destinati alla futilità da un potere troppo più grande di noi e troppo facilitato nel tagliarci le gambe dalla sera alla mattina, per quanto duri e determinati siano i nostri sforzi di resistenza. E’ giunto il tempo della riflessione. E delle decisioni. Serie.
Mauro Bottarelli
fonte https://www.rischiocalcolato.it/2017/09/solo-tanti-numero-6-nel-villaggio-globale-del-controllo-sociale-vale-la-pena-andare-avanti.html