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giovedì 13 aprile 2017

SULLA PERICOLOSITA’ POLITICA E SOCIALE DELLA TENEREZZA

SULLA PERICOLOSITA' POLITICA  E SOCIALE  DELLA TENEREZZA


di Maurizio Blondet
Ivanka è stata determinante. “E’ stata profondamente colpita dalle immagini” dei bambini siriani gasati: “Ha detto: è terribile. Lei è mamma di tre  bambini, ed ha influenza” sul presidente: “Basta una sua lacrima e papà attacca”.  Così Eric Trump, il fratello  minore.
Lo so, non vorreste crederlo. Ma questo conferma  diverse voci interne alla Casa Bianca:  le lacrime di Ivanka hanno mosso il vecchio a rovesciare la sua politica verso la Russia in pochi minuti, e a ordinare l’attacco all’aereoporto siriano, e a pretendere la morte di Assad,    che ancora il giorno prima accettava rimanesse al suo posto.  Donald non resiste alle  lacrime della figlia.  Sono tutti cuori teneri.  Bisogna arrendersi all’evidenza:  sul  comandante in capo della massima potenza bellica mai apparsa nella storia, sono Ivanka e Jared Kushner  ad avere influenza: due figli di papà nati ricchi,  che del mondo conoscono solo i resort di lusso, i cocktail-parties a Manhattan, le piscine della Florida, le sfilate di moda;  due teste vuote  e arroganti, ma molto, molto sentimentali.
Non volevo scrivere su  un simile tema,  ritenendolo   marginale rispetto alla tragedia in corso. Mi hanno deciso due foto:



Poiché  già Berlusconi tutto-tenerezza ha guadagnato qualche punto nei sondaggi, essendo questo un fenomeno di massa  (su Facebook  il 90% delle foto   postate sono di teneri gattini; infuria la campagna   per salvare i teneri agnellini dall’arrosto pasquale) diventa pressante la necessità  di  richiamare il gravissimo pericolo sociale del sentimentalismo, e il danno geopolitico prodotto specialmente  dei buoni sentimenti,  in questa  (in)civiltà delle Immagini e dell’Ignoranza Imperiosa.
Una comincia a postare  gattini su Facebook, e finisce per  ordinare il lancio di missili su un aeroporto siriano, provocandola morte di una dozzina di poveri soldati di guardia.  Di cui Ivanka non ha alcuna pietà, perché  non c’erano gli Elmetti Bianchi a video-riprenderli mentre venivano squarciati in pezzi.
O mio babbino caro…”. Ivanka.
Anzitutto bisogna sfatare il mito per cui  essere sentimentali, pronti commuoversi,  intenerirsi davanti agli agnellini sia indice di bontà d’animo.  E’ vero il contrario. Tutti sono al corrente di come gli animalisti più   commossi per la sopravvivenza dei selvatici, siano prontissimi – lo dichiarano – ad ammazzare i cacciatori.  Ciò è logico, essendo il sentimentalismo (specie benintenzionato)    suggeritore di giudizi “di  pancia”,  sub-umani,   dove il  confine tra la tenerezza e la ferocia è presto superato; i giudizi di pancia sono sempre giudizi sommari, e quando ne viene attizzata una folla piena di buoni sentimenti, è  storicamente confermato che essa salverà dalla carcerazione Barabba e  farà crocifiggere Gesù. Da   qui s’intravede la forte nocività dei buoni sentimenti, quando vi si fanno guidare i capi  del mondo.  E non parliamo delle masse, sempre col cuore in mano.

Lenin amava gli animali

E’ noto che Lenin, appassionato cacciatore, una volta non riuscì a sparare a una volpe che gli era corsa proprio sotto il naso: “Era così carina!..”, spiegò. Era  lo stesso Lenin che il  15 febbraio 1919 aveva scritto ai Soviet: “Dare incarico a  Dzerdzinskij di arrestare immediatamente alcuni membri dei Comitati Esecutivi nelle  località in cui lo sgombero della neve si svolge in modo non del tutto soddisfacente … Prendere ostaggi fra i contadini, in modo che  siano fucilati  qualora lo sgombero della neve non venga effettuato. Entro una settimana sia fatto un rapporto, dando informazioni sul numero degli arrestati”.
Non so se posso osare dirlo (possono ferire i buoni  sentimenti vostri) ma sono proprio i buoni sentimenti  che inducono volontari col cuore in mano a  noleggiare navi (paga Soros) per accorrere  a salvare  i migranti sotto la costa libica, perché il cuore non regge all’idea che possano soffrire  in mare;  e  così facendo, i sentimentali ottengono questo risultato: di  stimolare, e  farsi complici ,  di un traffico di carne umana, spietato e crudele, che rende miliardi a delinquenti per nulla sentimentali;  che  stuprano   le donne  e i bambini,  usano questi come parti d’organo,  e  li vendono come schiavi sulle piazze, come si è scoperto  a Sahba  in Libia, per 200-500 dollari.
Il punto è che non sono fotografati, i mercati di  carne umane,  gli stupri, i bambini violentati e smembrati. Se lo fossero, i nostri sentimentali sarebbero raccapricciati, chiederebbero di fare qualcosa per fermare lo scempio. Ma gli arrivano  solo le  foto dei bambini spiaggiati – e i buoni invocano,  ed hanno creato di fatto,  tutta un’industria losca  ed anti-umana  per acquietare il loro bisogno di “bontà e solidarietà”. Immediato, imperioso, indiscutibile, perché lo detta il cuore. Chi lo discute, viene naturalmente bollato come privo di cuore, cattivo, egoista.
Qualche sera fa i “migranti”, circa 1500, hanno devastato e incendiato un  capo a Grande-Synthe,  che il governo Hollande aveva aperto con gran grancassa pubblicitaria, come esempio di “apertura e  accoglienza”.    Era pieno di poveri profughi (vietato dire clandestini) che  volevano solo traversare la Manica, andare in Inghilterra … Dopo i primi giorni di grancassa sull’accoglienza, più nulla.  Perché nel campo s’è subito instaurato ciò che avviene sempre in simili convivenze  di individui  incontrollati, quasi tutti giovani maschi: il regno di mafie etniche che terrorizzano i profughi deboli, violentano donne e bambini, e si accoltellano  per il controllo del territorio, del tutto sprezzanti della legge del paese che – del resto – n veruna autorità  ha il coraggio di imporre in quelle terre di nessuno. E’ stata una gigantesca rissa fra iracheni contro afghani a provocare l’incendio che ha distrutto il campo.
E’ notorio – eppure taciutissimo –  che in tutti i campi e le residenze di migranti allestite nella civilissima Europa, i clandestini musulmani minacciano e terrorizzano i profughi cristiani.   Solo da pochi giorni si è saputo che nella Svezia tanto “aperta all’accoglienza”,  i postini si  rifiutano di consegnare la posta in quartieri di  immigrati.  I disordini e le  zone di non diritto esistono, e non vengono represse.
Perché  tutta questa autocensura? Non solo perché gli stati europei non sanno ammettere il  fallimento delle loro politiche di  sostituzione della popolazione nazionale con quella importata; è che  i sentimentali, fanno paura  al potere pubblico.
Infatti,i cultori  sentimentali del Bene sono intolleranti assoluti.  Siccome vogliono solo il Bene, non tollerano chi obietta, perché vuol dire che  egli sta dalla parte del Male. Inoltre, sono convinti che  c’è  un solo modo di  fare il bene: il loro.

Angelismo , ossia intolleranza

Basti ricordare l’immane sequenza di disordini   per la TAV; o  di recente per la proposta di espiantare e di rempiantare 200 olivi in Puglia, messa in scena da individui  di delicati sentimenti vegetali, che impedisce l’approdo di un gasdotto.  E peggio: notoriamente,  le campagne italiane  sono infestate da cinghiali in soprannumero che distruggono le coltivazioni e rappresentano  vero pericolo per l’uomo; ma quale politico osa proporre, per la loro riduzione,   di lasciarli cacciare? Gli animalisti come un sol uomo urlano, pretendono che ogni animale venga addormentato  con iniezioni  e trasferito, e mai ammazzato a fucilate. Ciò  infatti è crudele.
Allo stesso modo,  i cultori del Bene sentimentale impediscono  una sistemazione disciplinata dei migranti; dalla cernita fra aventi e non  diritto d’asilo, fino alla separazione, magari,  dei cristiani dai musulmani  (“E’ discriminazione in base alla religione!”) perché gli uni non ammazzino gli altri . Palesemente, nella  visione dei sentimentalmente buoni,   tutti questi stranieri fuggiaschi non hanno tra loro feroci divisioni etniche, non praticano la sopraffazione reciproca, non parlano lingue diverse fra loro, né hanno livelli diversi  di civiltà e  di onestà; non ci sono fra loro   delinquenti  o  guerriglieri o pregiudicati latitanti; sono tutti bisognosi di accoglienza, e tutti egualmente grati di quel che diamo loro, e che accettano beneducati.  Il sentimentale guarda ad essi come la massa indistinta, e degna di uguale compassione, degli agnellini pasquali. Vanno tutti accolti senza distinzione, perché fa’ male al cuore vederli arrivare; si presume che siano tutti buoni, come i caprettini così teneri in braccio al Berlusca.
Per questo  atteggiamento, la lingua francese ha un termine,  da noi non usato: Angélisme.  E’ l’atteggiamento  di chi, per  adesione ad un alto e puro ideale, ignora, o rifiuta di ammettere, certe realtà umane (carnali, morali, sociali, materiali,  razziali) che potrebbero condizionare l’altezza del loro ideale.
Per  esempio, è l’angelismo che indusse quella signora svedese, madre  separata di tre figlie ragazzine, ad accogliere in casa un “minorenne” afghano, ignorando  il fatto che  spesso i mascalzoni si dichiarano minorenni proprio per essere affidati a una famiglia,  e infatti finì come doveva finire  tra  la figlia tredicenne e il profugo almeno 24 enne.  E’ tipico  dell’angelismo generale verso i “migranti” chiamarli “profughi”  anche quando sono pregiudicati in fuga dalle polizie del  loro paese;  mettere insieme curdi con  siriani e pakistani e afghani, come se essi parlassero la stessa lingua e condividessero la stessa cultura e volontà  di convivenza – ancorché arrivino da paesi devastati dalla loro  non-volontà di convivere, ma piuttosto  desiderosa   di sbudellarsi. Angelismo è ignorare che quei giovani maschi, magari,   sono  disertori; imperdonabile angelismo sorvolare sul fatto che essi sono pieni di testosterone, e vengono da civiltà dove se una donna “si occupa di te” (come fanno le giovani assistenti sociali) è perché vuole essere violentata.
Nel 1993, comprai a Parigi un saggio dal titolo “L’Angélisme Exterminateur“,  che preconizzava i mali mortali che portava il buonismo in politica. Testo profetico.  Guardiamoci attorno, e vediamo angelismo dappertutto.  Il “politicamente corretto” è angelismo, in quanto vieta di dire le “crude verità” che possono urtare i sentimentali; angelismo  sono il salutismo e l’ecologismo, l’animalismo; angelismo è l’estensione indefinita del controllo sociale, richiesta parimenti dal potere e dai cittadini, magari per ragioni che sono sanitarie e insieme moralistiche –  sorveglianza pubblica sul cibo non adulterato,  oppure securitarie (telecamere dappertutto, per strade sicure) intercettazioni  senza limiti perché la  vita deve essere “trasparente”, e  tutta  la vita deve essere sanitizzata da tutti i rischi. Nel sistema giudiziario, è angelismo l’ideologia giuridica  che  dichiara di  preferire  la “prevenzione” anziché  la “sanzione”, che sarebbe “crudele”  – mentre è solo il prendere sul serio l’essere umano che commette il  delitto, punirlo in quanto essere libero e responsabile, non cane di Pavlov da condizionare a non mordere.  Ovviamente, è angelismo l’iper-legislazione che  super-regola i comportamenti  col dichiarato intento di imporre le virtù e impedire le disonestà e le malversazioni – dimenticando l’aforisma del giurista Filangeri: “La forza  produttrice della virtù non sono le leggi, è la libertà”.
Angelismo supremo è una politica mondiale che pretenda di  incarnare l’indiscutibile  l’Ordine Morale. E con ciò siamo tornati  a parlare degli Usa,  luogo per eccellenza dei sentimentalismi,   la  “nazione necessaria” (l’ha detto Obama),   che s’è data il nobile compito di diffondere la democrazia e il mercato (le due forme del Bene); la “città luminosa sulla collina” (disse Reagan), esemplare –   mentre nel  resto del  mondo governano “animali”  che fanno cose brutte ai bambini, tali che non si possono vedere in tv.  Ivanka   ha pianto,   a vedere il video degli Elmetti Bianchi: “Papà devi fare qualcosa,  subito”; e il papà non ha mai resistito alle lacrime della sua prediletta.  Come negarle una guerra? Mondiale, magari?   Il  livello psichico e intellettuale è bassino. Ma il cuore è grande così, ed è questo il rischio.
Maurizio Blondet
fonte http://www.maurizioblondet.it/sulla-pericolosita-politica-sociale-della-tenerezza/

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