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mercoledì 23 maggio 2018

GLI ITALIANI SI RIBELLANO ALL'AUMENTO DELLO SPREAD E ALLE MINACCE DELL'UE


Gli avvertimenti stanno arrivando velocemente. La “Fitch Ratings” ha lanciato l’allarme rosso, ritenendo che il ribelle Governo italiano sia una minaccia per la stabilità dei mercati e la solvibilità del debito sovrano.

Il leader conservatore al Parlamento Europeo, Manfred Weber, ha detto che gli italiani stanno “giocando con il fuoco”, mentre i nazionalisti anti-euro della Lega e gli alternativi-di-sinistra del Movimento Cinque Stelle uniscono le forze per distruggere il regime d’austerità europeo e per rimpatriare 500.000 immigrati clandestini. “Questo fatto potrebbe provocare un’altra crisi nell’eurozona”, ha dichiarato.
Il Ministro delle Finanze francese ha avvertito di un possibile disastro in stile “greco”, se il nuovo Governo pianificasse una flat-tax (15% e 20%), un reddito mensile di 780 euro per i poveri, un’inversione della riforma delle pensioni, un aumento dell’IVA ed infine una moneta parallela del tipo “minibot”, che sovvertirebbe il controllo monetario della BCE.
La Citigroup stima che queste misure costeranno il 6% del PIL, spingendo il deficit di bilancio verso la doppia cifra. I ribelli Lega-Grillini mirano a rovesciare le nuove regole bancarie, compreso il bail-in, e a fermare la privatizzazione del “Monte dei Paschi di Siena”. Ignoreranno le norme dell’UE in materia di aiuti di stato, sia per l’Alitalia che per l’industria siderurgica. È una rivolta totale.
I mercati obbligazionari hanno realizzato l’enormità di ciò che sta succedendo, in un paese che non può facilmente essere schiacciato – ovvero sottomesso “à la Grecque” – e che comunque è abbastanza grande da distruggere l’Unione Monetaria.
Lo spread sul debito italiano a 10 anni è salito di 65 punti base, a 189, nelle ultime tre settimane. La preoccupazione ha cominciato a diffondersi anche sul debito spagnolo e portoghese. Riconoscimento, seppur tardivo, che la rottura dell’euro in Italia non potrebbe essere contenuta.
“Nessuno ha alcunché da temere dalle nostre politiche economiche”, ha dichiarato l’uomo forte della Lega, Matteo Salvini, orgoglioso della sua sfida spudorata al teatrino dei mercati. “Una crescita sostenuta ridurrà il rapporto debito/PIL, grazie alla magia dell’effetto denominatore e della ‘curva di Laffer’”.
Il dramma dei mercati obbligazionari è più che altro simbolico, in questa fase. L’Italia ha già anticipato gran parte del suo fabbisogno finanziario per quest’anno. La BCE sta ancora assorbendo gran parte delle emissioni del debito italiano, attraverso il QE. Il problema sorgerà alla fine dell’anno, quando la BCE chiuderà il rubinetto del QE.
In quel momento l’Italia non avrà più alle sue spalle un prestatore di ultima istanza. Il paese sarà nuovamente esposto alle forze del mercato. Un salvataggio sarà possibile solo se il paese attivasse un salvataggio ufficiale (ESM-OMT) a condizioni draconiane, richiedendo tale atto un voto del Bundestag tedesco e dell’olandese Tweede Kamer.
Non c’è alcuna possibilità che la Lega e i Grillini ne accettino i termini. Avrebbero nel frattempo attivato la valuta parallela e messo in moto il ritiro dall’Unione Monetaria, ripristinando il pieno controllo sovrano sulla Banca d’Italia e sul sistema bancario italiano.
Ma è probabile che la resa dei conti tra UE e Italia sui piani di spesa arrivi molto prima. Claudio Borghi, l’economista-capo della Lega, ha detto che le minacce dei tedeschi di tagliare la liquidità della BCE e i pagamenti Target2 verso l’Italia sono molto pericolosi innanzitutto per la Germania stessa. I crediti Target2 della Bundesbank verso il sistema della BCE – principalmente verso Italia e Spagna – sono pari a 927 miliardi di euro, in aumento.
“Se vogliono davvero giocare a hardball, gli si ritorcerà contro. E’ la Germania ad essere creditrice del sistema Target2, non noi. Sono i tedeschi che subiranno perdite se noi facciamo default. Suggerirei un po’ di cautela”, ha dichiarato al Telegraph.
“Se qualcuno in Europa pensa di poter premere sugli spread per estrometterci, farebbe un errore. Abbiamo già vissuto tutto questo con Mario Monti, nel 2011. Tutti in Italia comprendono che la manipolazione politica degli spread è il metodo attraverso il quale [i tedeschi] ci impongono la loro austerità. Avremo una discussione molto sincera con l’UE”, ha affermato.
Il nuovo Governo ha finalmente preso forma, la scorsa notte. La scelta di compromesso per il ruolo di Primo Ministro è caduta su Giuseppe Conte, uno sconosciuto avvocato senza esperienza politica. Solo un prestanome, ammesso che sia accettato dal Presidente Sergio Mattarella.
Il potere risiede nella Lega di Salvini e nel Movimento Cinque Stelle di Luigi di Maio. Hanno anche progettato un organo speciale, composto dalle due parti, per risolvere le controversie. Probabilmente al di fuori della struttura costituzionale italiana.
Paolo Savona, flagellatore del Trattato di Maastricht e dell’”euro tedesco”, sembra pronto a farsi carico del Ministero delle Finanze. Un ex Ministro degli anni ‘90 – ben conosciuto nelle capitali europee – può essere considerato, in un certo senso, un paio di mani sicure.
Ma molto tempo fa aveva concluso che l’Unione Monetaria aveva intrappolato l’Italia all’interno di un cattivo equilibrio. “Il paese è stato spinto ancor più in profondità nel sottosviluppo economico”, aveva scritto durante la crisi del 2011.
Chiese in quei momenti un “Piano B” per lasciare l’euro: “Accordi mal costruiti, o firmati da paesi con intenzioni egemoniche, non durano a lungo”. Questo non è un uomo destinato a soccombere docilmente alle richieste dell’UE, al primo segnale di pressione. Sarebbe in ogni caso vincolato ai termini del “contratto di Governo” fra Lega e Grillini.
Alberto Bagnai, Senatore e fondamentale stratega economico della Lega, ha dichiarato che il nuovo Governo tirerà dritto con il progetto minibot, per coprire i 70 miliardi di euro di pagamenti arretrati verso appaltatori e famiglie: “Contiamo di cominciare al massimo entro un anno, ma speriamo di farcela entro la fine di questo. Ci sono molte aziende in grave difficoltà finanziaria”.
“I minibot hanno un enorme appeal politico. La gente li vuole e quindi li avrà. Se l’UE dice che non possiamo, lo faremo comunque. Ricordo che la Francia ha violato le regole fiscali costantemente, nel corso degli ultimi 10 anni”, ha continuato.
“Se la Germania o le autorità dell’UE tentassero di ricattare l’Italia, crescerà di conseguenza il risentimento nazionalista e la gente voterà per noi in modo massiccio. Gli italiani sono già molto arrabbiati”, ha concluso.
Gli ultimi sondaggi suggeriscono, in effetti, che le forze populiste anti-UE vincerebbero a valanga, nel caso di elezioni in tempi ravvicinati. L’UE dovrà procedere con molta attenzione. Sta già affrontando una crisi gemella (la Brexit) e uno sbandamento autoritario in Europa Orientale. Rischia anche una spaccatura strategica con gli Stati Uniti.
L’Europa potrebbe acconsentire a ciò che Lega e Grillini stanno chiedendo più di quanto non lasci intendere. “La voglia di uno scontro, a Bruxelles, è praticamente a zero”, ha dichiarato Lorenzo Codogno, ex capo-economista del Tesoro italiano e ora consulente di macroeconomia alla “LC” [Lending Club, San Francisco, USA].
L’Italia sta entrando nel vortice di due potenti e opposte correnti. Da un lato lo stimolo fiscale netto del 2-3% del PIL implica un’impennata della crescita economica. Dall’altro i crescenti rendimenti obbligazionari e la fuga di capitali sono segnali di crisi, per un paese dal debito pubblico pari al 132% del PIL.
E’ tutt’altro che chiaro quale di queste storie prevarrà nei prossimi due anni. Quello che è certo è che l’UE non può rischiare di fare altri errori.

Ambrose Evans-Pritchard
21.05.2018
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da Franco
http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=6520

Anche la Santa Chiesa si unisce al coro.


di Alfredo d'Ecclesia

Vuoti non ce ne devono essere,il coro deve essere unanime.Poteva forse mancare la voce della Santa madre chiesa in questo tentativo di fare un governo che si interessasse un po di più agli italiani?
Assolutamente no, ed ecco unirsi al coro  il Presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti.
All'apertura dei lavori dell'assemblea dei vescovi ha detto:"Ricordiamo a tutti come non basti nemmeno avere un governo per poter guidare il Paese. Occorre - questo Paese - conoscerlo davvero, conoscerne e rispettarne la storia e l'identità; bisogna conoscere il mondo di cui siamo parte e nel quale la nostra Repubblica - cofondatrice dell'Europa unita - è desiderosa di ritornare a svolgere la sua responsabilità di Paese libero, democratico e solidale".  "La fede non può essere fumo, ma fuoco nel cuore delle nostre comunità. Credo che, con lo spirito critico di sempre, sia giunto il momento di cogliere la sfida del nuovo che avanza nella politica italiana per fare un esame di coscienza e, soprattutto, per rinnovare la nostra pedagogia politica e aiutare coloro che sentono che la loro fede, senza l'impegno pubblico, non è piena", ha aggiunto il cardinale di Perugia.
Ora il killeraggio viene chiamato "bene comune",distruggere un popolo e  la propria cultura significa "conoscere la storia"forse il monsignore ha capito che insieme agli altri partiti e a tutti i servi coristi del mondo corrono il rischio di sparire anche loro,democraticamente parlando,definitivamente dalla scena.
Alfredo d'Ecclesia






Testo integrale

Cari Confratelli, portiamo tutti nel cuore la gioia per l’incontro – fraterno, franco e prolungato – che abbiamo avuto ieri sera con il Santo Padre. Sentiamo nostra la sua preoccupazione per la crisi delle vocazioni – non a caso, ha parlato di «emorragia» – e vedremo come concretizzare il suo suggerimento a «una più concreta e generosa condivisione fidei donum» tra le nostre Diocesi. La riconoscenza che ha espresso per «il molto che nella CEI si è fatto negli ultimi anni sulla via della povertà e della trasparenza», ci stimola tutti a una gestione dei beni e a una testimonianza che siano davvero esemplari. Allo stesso tempo, non intendiamo nemmeno sottrarci alla terza questione, sollevata dal Papa, relativa alla riduzione delle Diocesi italiane. *** A mia volta, sento una grazia davvero grande quella di vivere con tutti voi quest’Assemblea Generale. È un appuntamento scandito certo dagli argomenti all’ordine del giorno, ma a cui mi avvicino animato da una ricchezza di suggestioni, legata all’esperienza di questo primo anno da Presidente della CEI. Desidero, innanzitutto, salutare i nuovi membri che abbiamo accolto nella nostra Conferenza: S.E. Claudio Palumbo (Vescovo di Trivento), S.E. Gian Franco Saba (Arcivescovo di Sassari), S.E. Derio Olivero (Vescovo di Pinerolo), S.E. Gianni Sacchi (Vescovo di Casale Monferrato), S.E. Ciro Fanelli (Vescovo di Melfi - Rapolla – Venosa), S.E. Giacomo Cirulli (Vescovo di Teano – Calvi), S.E. Rocco Pennacchio (Arcivescovo di Fermo), S.E. Egidio Miragoli (Vescovo di Mondovì), S.E. Luciano Paolucci Bedini (Vescovo di Gubbio), S.E. Leonardo D’Ascenzo (Arcivescovo di Trani - Barletta – Bisceglie), S.E. Daniele Libanori (Vescovo ausiliare di Roma), S.E. Paolo Ricciardi (Vescovo ausiliare di Roma), S.E. Michele Fusco (Vescovo di Sulmona – Valva), S.E. Luigi Testore (Vescovo di Acqui), S.E. Livio Corazza (Vescovo di Forlì – Bertinoro), S.E. Gianpiero Palmieri (Vescovo ausiliare eletto di Roma). Rinnovo, a nome di tutti, l’augurio ai nuovi Cardinali, tra cui Mons. Angelo De Donatis, Vicario Generale di Roma, Mons. Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato e Mons. Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo de L’Aquila. Accogliamo in spirito di fraternità il Nunzio Apostolico in l’Italia e i Confratelli di Conferenze Episcopali estere. 2 Un pensiero, altrettanto cordiale, lo rivolgo ai Vescovi divenuti emeriti: S.E. Mons. Paolo Mario Virgilio Atzei (Sassari), S.E. Mons. Alceste Catella (Casale Monferrato), S.E. Mons. Mario Ceccobelli (Gubbio), S.E. Mons. Luigi Conti (Fermo), S.E. Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio (Lecce), S.E. Mons. Pier Giorgio Debernardi (Pinerolo), S.E. Mons. Vincenzo Manzella (Cefalù), S.Em. Card. Edoardo Menichelli (Ancona – Osimo), S.E. Mons. Pier Giorgio Micchiardi (Acqui), S.E. Mons. Luciano Monari (Brescia), S.E. Mons. Luciano Pacomio (Mondovì), S.E. Mons. Lino Pizzi (Forlì – Bertinoro), S.Em. Card. Angelo Scola (Milano), S.E. Mons. Domenico Angelo Scotti (Trivento), S.E. Mons. Domenico Sigalini (Palestrina), S.Em. Card. Agostino Vallini (Vicario Generale emerito di Roma). La nostra preghiera abbraccia, infine, i Vescovi defunti nel corso dell’ultimo anno: S.E. Mons. Giovan Battista Pichierri (Arcivescovo di Trani - Barletta – Bisceglie), S.E. Mons. Giovanni Benedetti (Vescovo emerito di Foligno), S.E. Mons. Raffaele Calabro (Vescovo emerito di Andria), S.Em. Card. Dionigi Tettamanzi (Arcivescovo emerito di Milano), S.Em. Card. Carlo Caffarra (Arcivescovo emerito di Bologna), S.E. Mons. Sotir Ferrara (Vescovo emerito di Piana degli Albanesi), S.E. Mons. Antonio Riboldi (Vescovo emerito di Acerra), S.E. Mons. Serafino Sprovieri (Arcivescovo emerito di Benevento), S.E. Mons. Lino Bortolo Belotti (Vescovo già ausiliare di Bergamo), S.E. Mons. Michele Castoro (Arcivescovo di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo). *** Cari Confratelli, la fiducia che tanto voi quanto il Santo Padre avete voluto esprimermi, mi ha portato in questi mesi a uscire sempre più frequentemente dalla “mia” Perugia, per un ministero dell’ascolto e dell’incontro, della consolazione e dell’incoraggiamento. Ho cercato di prendere sul serio il mandato che mi avete affidato, senza altra ambizione che non sia quella di servire la Chiesa. La frequentazione sistematica della Segreteria Generale della CEI, il tempo speso per la conoscenza diretta di responsabili e dipendenti, la condivisione di problemi e le attese di cambiamento che dal territorio si riversano sul centro, mi hanno reso ancora più consapevole della necessità di un impegno puntuale e condiviso. 3 È con questo sguardo che insieme ci aiuteremo ad affrontare il tema principale della nostra assise: Quale presenza ecclesiale nell’attuale contesto comunicativo. Si tratta di un argomento inserito a pieno titolo nella prospettiva del decennio. Penso, in particolare, a dove i nostri Orientamenti pastorali evidenziano che «l’impegno educativo sul versante della nuova cultura mediatica dovrà costituire negli anni a venire un ambito privilegiato per la missione della Chiesa». L’obiettivo di fondo che ci siamo dati in questa Assemblea è quello di mettere a fuoco una lettura dello scenario della comunicazione in funzione della nostra presenza e del nostro impegno missionario ed educativo. A tale orizzonte rinviano anche gli ambiti che approfondiremo nei lavori di gruppo. Rientra nella medesima prospettiva anche l’altra tematica su cui la nostra Assemblea è chiamata a fare il punto, ossia il cammino verso il Sinodo dei Vescovi del prossimo ottobre, dedicato a I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Visitando diverse delle vostre Diocesi, constato come l’intuizione del Santo Padre si stia rivelando un’opportunità, che vede le nostre Chiese impegnate in un importante lavoro di ascolto delle nuove generazioni e, allo stesso tempo, di dialogo con le istituzioni locali. Anche il Sinodo non fa che confermare l’importanza dell’impegno educativo: nel concreto, significa mettere l’accento, innanzitutto, sulla responsabilità di noi adulti nel testimoniare ai giovani ragioni di vita, coinvolgendoli nell’esperienza cristiana; quindi, sulla centralità dei legami e degli affetti, a cui dà un contributo essenziale l’appartenenza ecclesiale; infine, sulla consapevolezza che la maturità, verso la quale le nuove generazioni sono incamminate, cresce in misura proporzionale alla loro disponibilità a restituire, a prendersi cura, a donare qualcosa di sé agli altri. *** A questo nostro convenire di pastori, che amano il popolo in mezzo al quale sono stati posti, guarda sicuramente con attenzione l’intero Paese, specie in una fase delicata come l’attuale. Non sarebbe difficile, probabilmente, dar fiato a una serie di preoccupazioni, a fronte delle difficoltà in cui si dibatte la nostra gente, a causa di una crisi economica decennale che ha profondamente inciso sulla stessa tenuta sociale. 4 Non sarebbe difficile nemmeno osservare come a tale stato di prostrazione sia venuto associandosi un clima di smarrimento culturale e morale, che ha prodotto un sentimento di rancore diffuso, di indifferenza alle sorti dell’altro, di tensioni e proteste neanche troppo larvate. Non sarebbe, infine, difficile riconoscere pure che un simile disagio sociale ha avuto effetti pesanti anche in politica, effetti visibili nella situazione di stallo e di confusione di ruoli che ha segnato l’avvio di questa Legislatura. Ma non credete, cari Confratelli, che anche nel contesto attuale ci siano ragioni fondate per dire che la partita non è persa? Non credete che le radici siano buone e il Paese più sano di come spesso lo si dipinga? Non credete che, non solo non siamo semplicemente allo sbando o alla deriva, ma ci sia ancora tanta disponibilità per il bene comune? Tra pochi mesi celebreremo il centenario dell’appello ai Liberi e Forti, lanciato da un gruppo di tenaci democratici, riuniti intorno a don Luigi Sturzo. Fu l’inizio di una storia, quella del cattolicesimo politico italiano, che ha segnato la nostra democrazia e che ci ha dato una galleria di esempi alti di dedizione, di umiltà, di intelligenza. Abbiamo vissuto momenti gloriosi e momenti dolorosi, sperimentato la forza ma anche la debolezza, la meschineria, il tradimento, la diaspora. Vecchi partiti si sono sgretolati, nuovi soggetti sono venuti sulla scena, ma nessuno può negare che nelle migliaia di Comuni italiani ci sono persone che senza alcuna visibilità e senza guadagno reggono le sorti della nostra fragile democrazia. Chi si impegna nell’amministrare la cosa pubblica deve ritornare ad essere un nostro figlio prediletto: dobbiamo mettere tutta la forza che ci resta al servizio di chi fa il bene ed è davvero esperto del mondo della sofferenza, del lavoro, dell’educazione. Quello che ha sempre guidato i cattolici italiani – penso, ad esempio, al beato Giuseppe Toniolo – è stato un grande bisogno di distinguersi e di portare alta la divisa evangelica pure in politica. La storia della Chiesa italiana è stata una storia importante anche per la particolare sensibilità per l’aspetto politico dell’evangelizzazione: nessuna Conferenza episcopale come la nostra possiede un tesoro così ricco di documenti e di testimonianze. Dobbiamo esserne fieri, ma soprattutto è venuto il momento di 5 interrogarci se siamo davvero eredi di quella nobile tradizione o se ci limitiamo soltanto a custodirla, come talvolta si rischia che avvenga perfino per il Vangelo. Dove sono le nostre intelligenze, dove sono le nostre passioni? Perché il dibattito tra noi è così stentato? Di che cosa abbiamo timore? Gli spazi che la dottrina e il magistero papale ci hanno aperti sono enormi – come ribadiva ieri sera il Santo Padre – ma sono spazi vuoti se non li abitiamo. E spazi dottrinali vuoti o pieni di pia retorica non sono sufficienti a contenere le tragedie di questa umanità in mezzo alla quale la misericordia del Signore ci ha posto. Cari amici, la fede non può essere fumo, ma fuoco nel cuore delle nostre comunità. Credo che, con lo spirito critico di sempre, sia giunto il momento di cogliere la sfida del nuovo che avanza nella politica italiana per fare un esame di coscienza e, soprattutto, per rinnovare la nostra pedagogia politica e aiutare coloro che sentono che la loro fede, senza l’impegno pubblico, non è piena. Sono molti, sono pochi? Ancora una volta, non è questione di numero, ma di luce, lievito e sale: ogni società vive e progredisce se minoranze attive ne animano la vita spirituale e si mettono al servizio di chi nemmeno spera più. In questo momento cruciale della nostra storia, esprimiamo con convinzione la nostra stima al Presidente della Repubblica per la guida saggia e paziente con cui sta facendo di tutto per dare un governo all’Italia. Nel contempo, ricordiamo a tutti come non basti nemmeno avere un governo per poter guidare il Paese. Occorre – questo Paese – conoscerlo davvero, conoscerne e rispettarne la storia e l’identità; bisogna conoscere il mondo di cui siamo parte e nel quale la nostra Repubblica – cofondatrice dell’Europa unita – è desiderosa di ritornare a svolgere la sua responsabilità di Paese libero, democratico e solidale. Anche la nostra Chiesa è attraversata da un respiro europeo e chi frequenta i nostri confratelli sa quanto le Chiese del Continente siano alla ricerca di idee e di entusiasmi per educare e favorire la crescita di un’etica pubblica. Questi principi fanno parte integrante della nostra cultura. A questi principi intendiamo dare un contributo reale, convinti che – come dicevo a inizio d’anno – 6 questo sia un tempo in cui «occorre ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società». Prendiamo, dunque, le distanze dal disincanto, dalla prepotenza e dalla sciatteria morale che ci circondano. Prendiamo le distanze dalle nostre stesse paure. Facciamolo in nome del Vangelo e sempre con il sorriso e a voce bassa. Ci troveremo a condividere la strada con tante persone buone, sincere e oneste. *** Con analogo respiro e disponibilità intendiamo volgerci anche al Mediterraneo. Davanti agli occhi – e soprattutto nel cuore – abbiamo le tante situazioni di estrema instabilità politica e di forte criticità dal punto di vista umanitario. Dalla Libia alla Siria, dall’Iraq a Israele – solo per esemplificare – il Mediterraneo è teatro di conflitti e tragedie, di scelte disperate e di minacce dalle conseguenze incalcolabili. Quando tutto precipita nel fanatismo e nel fondamentalismo tornano decisive parole e segni che non alimentino l’odio e la violenza, ma la riconciliazione e il dialogo. Su questa strada – confortato sia dal Santo Padre che dai membri del Consiglio Permanente – ho maturato la convinzione circa la bontà e l’urgenza di dar vita a un Incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo. In fondo, si tratta di un ritorno a casa. Non dimentichiamo, infatti, che l’area del Mare nostrum è quella che ha visto il nascere e il diffondersi dell’esperienza cristiana con la presenza della Chiesa fin dalle origini. È una Chiesa dalla forte spiritualità martiriale, che – in chiave ecumenica e di dialogo interreligioso – può offrire un contributo importante, in pensieri e azioni, a una cultura della pace. Nel proporre questa occasione di incontro fra i Vescovi del Mediterraneo sono convinto che – in forza della comunione ecclesiale e della nostra capacità di inculturazione – si aiuti a maturare quello sguardo incrociato e complessivo che spesso è assente nell’operato delle singole nazioni o all’interno delle organizzazioni internazionali. Il confronto tra noi può e deve approfondire ipotesi e modalità con cui promuovere e organizzare l’iniziativa, arrivando a breve anche alla costituzione di un Comitato operativo. La nostra attenzione si focalizza sull’incontro che Papa Francesco vivrà a 7 Bari il prossimo 8 luglio, dal quale non mancheremo di trarre spunti e indicazioni per il nostro cammino.


martedì 22 maggio 2018

DIVORZI, SUICIDI, PERDITA DI DIRITTI. GLI UOMINI NON SI SPOSANO PIU’



di Roberto PECCHIOLI
La rivoluzione antropologica che stiamo subendo ha molteplici facce. Una è l’attacco concentrico contro il maschio, la mascolinità, l’universo virile, i suoi valori. Femminicida, stupratore, molestatore seriale, violento. Questa è l’immagine maschile veicolata dal sistema di comunicazione e intrattenimento della società dello spettacolo; non è senza ragione se l’assalto è guidato da ambienti del cosiddetto infotainment. Il problema è serissimo. Si tratta di un’evidente operazione di ingegneria sociale che mira a sovvertire la natura, distruggendo il senso virile della vita in nome di un’equivoca riparazione storica di torti, e più concretamente, del compimento di una rivoluzione volta a omologare l’umanità in un unico indigeribile pappone, eliminando le differenze per costruire il consumatore globale, sradicato, androgino, eterodiretto.
Il sacerdote, il cavaliere e il lavoratore. Le tre funzioni della virilità perduta.
Sarebbe il caso che ne prendessero atto non solo gli uomini istupiditi da assurdi complessi di colpa o raggiunti dalla sindrome di Stoccolma che spinge a simpatizzare con il proprio persecutore, ma innanzitutto le donne, nel loro ruolo di compagne di vita, madri di giovani uomini deboli, fragili, senza direzione, nonché di responsabili educative dopo la conquista della maggioranza nella scuola.
Uno degli elementi che più sorprende è la fuga dal matrimonio, lo spavento che suscita nei giovani maschi. Lasciamo fuori ogni considerazione sul gender e le nozze omosessuali. Restiamo sul terreno naturale del rapporto uomo donna, sfidando il politicamente corretto che impone di tacere su questo, come su altri argomenti sensibili. I segnali d’allarme sono molteplici. Secondo il Centro di Ricerca Pew, un prestigioso think tank statunitense di elaborazione statistica, sul tema del matrimonio si sta producendo in Occidente una catastrofe. Mentre negli anni 80 uno schiacciante ottanta per cento di uomini americani tra i 25 e i 29 anni erano sposati, oggi la cifra è del 40 per cento: la metà esatta. Se valutiamo classi di età più adulte, il che dovrebbe favorire una maggiore convergenza statistica tra passato e presente, le differenze continuano ad essere enormi. Se allora l’85 per cento dei maschi dai 30 ai 34 anni erano sposati, adesso la percentuale nella stessa fascia di età raggiunge a malapena il 60 per cento.
Non è solo una questione di cifre. L’enorme decadenza dell’istituzione matrimoniale riguarda la natalità, la coesione sociale e il futuro delle nostre società. In Italia alla fine degli anni 70 si celebravano circa 400 mila matrimoni all’anno, con una popolazione di 50 milioni di abitanti. Nel 2016, il totale si è fermato a 195.000 su 60 milioni di residenti, un dato che è un modesto rimbalzo rispetto al primato negativo dell’anno precedente. L’età media in cui ci si sposava quarant’anni fa era di circa 25 anni e mezzo per la donna, due in più per l’uomo. A consultare i diagrammi dell’Istat, si trattava già di un significativo aumento rispetto a periodi precedenti. Nel 2016, l’età media dei nuovi matrimoni superò i 32 anni per le donne e 35 per gli uomini, anche se devono essere inseriti nel conto le seconde e terze nozze, poco ininfluenti nelle statistiche del passato.
Ovvia è la diretta incidenza sulla natalità. Infatti, nel desolante silenzio della politica e del potere viviamo da anni l’inverno demografico. L’Italia ha il poco invidiabile primato di seconda nazione più vecchia del mondo, nonché un indice di fertilità di 1,26 figli per donna. L’estinzione è rapida e sicura. I figli arrivano sempre più tardi. In quattro decenni, l’età delle primipare si è alzata di ben quattro anni e mezzo: 32, 6 contro 28 per il primo figlio che spesso rimane l’unico. Il ritardo, ovviamente, si ripercuote sulla possibilità biologica e la volontà della coppia di avere altri discendenti. Ci si abitua, anzi si preferisce vivere senza figli.
Quarant’anni dopo la legge sull’aborto, mancano sei milioni di nuovi nati e se consideriamo persona il feto rifiutato, l’interruzione di gravidanza legale diventa la maggiore causa di mortalità dei paesi europei. Anche con le cifre in diminuzione (ma ci sono la pillola del giorno dopo e la generalizzazione degli anticoncezionali) ogni giorno si eliminano in Italia almeno 200 nuove vite. E’ come se chiudessimo una scuola ogni due o tre giorni. In un paio di settimane, gli aborti legali equivalgono alle vittime di incidenti stradali di un intero anno.
In soli vent’anni la percentuale di donne che considera il matrimonio molto importante è tuttavia aumentato di diversi punti, dal 28 per cento del 1997 al 37 del 2017. Significativamente è crollato specularmente il numero di uomini che la pensa allo stesso modo: dal 35 al 29 per cento. Sono freddi numeri, ma la loro costanza nel tempo ne certifica la drammaticità. La nostra è una società non malata, ma moribonda.
Vediamo di darne una valutazione, una volta tanto, dal punto di vista maschile. Se l’uomo attribuisce sempre meno importanza al matrimonio non è solo per il crollo del senso di responsabilità, per una infantilizzazione di massa con annessa sindrome da Peter Pan o per assaporare il gusto sempre più amaro di una libertà fatta di assenza di vincoli. Un serio elemento psicologico è l’esistenza e il continuo allargarsi di legislazioni concepite per beneficiare sistematicamente la donna nelle questioni dove può sorgere conflitto. In siffatte condizioni è naturale che il maschio, più o meno coscientemente, si senta vessato, messo da parte, colpevolizzato per il fatto di essere tale. La conseguenza è una ulteriore fuga dalle responsabilità, sino a concepire il matrimonio come pericoloso. Si finisce per pensare che ciò una denuncia di una donna può rovinarci, magari in assenza di prove.
La legislazione e il senso comune indotto rispetto a diversi comportamenti hanno portato alla rottura dell’uguaglianza di fronte alla legge e della presunzione di innocenza, inducendo un enorme fattore di sfiducia tra uomini e donne. Naturalmente, nessuna tolleranza per attitudini violente e comportamenti da censurare, ma osserviamo forme di discriminazione legale a carico del maschio.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda i suicidi, con la maggior probabilità di togliersi la vita nella fascia di età tra i 45 e 49 anni per i maschi divorziati o reduci da separazione. E’ noto il maggiore tasso di suicidi dell’uomo rispetto alla donna, in una proporzione superiore a due a uno. Tale dato esplode in modo incredibile tra divorziati e separati di ambo i sessi, con esiti davvero laceranti. Le donne aumentano il tasso di suicidio da 2,5 ogni 100 mila a 6, ma l’uomo passa da 6 per centomila a un drammatico 38 per centomila. Il tasso di suicidi raddoppia nelle donne, ma si moltiplica per sei negli uomini: raggelante.
Pare dunque che rinunciare al matrimonio sia per alcuni uomini una sorta di autodifesa esistenziale. Siamo convinti che a ciò non sia estranea la legislazione, fondata sulla discriminazione “positiva” a favore delle donne, che fa supporre l’incrinatura del principio di uguaglianza davanti alla legge, lasciando l’uomo in posizione di inferiorità. Forse una vendetta postuma dinanzi a errori del passato, ma nulla la giustifica in società individualiste fondate sull’ideologia dell’uguaglianza. Sono sempre di più gli uomini che prendono atto della spiacevole realtà e rifuggono dagli impegni. Per quanto le statistiche siano variamente interpretabili, sino al 15 per cento dei suicidi potrebbero avere una relazione con i divorzi. Balza agli occhi la relazione tra l’enorme divergenza statistica tra i sessi e le legislazioni favorevoli alla donna. Aggravi economici pesanti, perdita di autostima, l’abbandono forzato dei figli, la difficoltà di vederli, la casa coniugale assegnata alla moglie in due terzi dei casi, l’intrusione non imparziale di figure come psicologi e assistenti sociali.
Se in principio la rivoluzione sessuale successiva al Sessantotto poté sembrare un paradiso per il maschio, le sue conseguenze non lo sono state affatto. L’introduzione degli anticoncezionali nelle relazioni di coppia, oltre a diminuire drasticamente la possibilità (e la volontà) di fecondazione, hanno generalizzato le relazioni sessuali occasionali, sporadiche, i giovani sono educati ad una sessualità come divertimento, intrattenimento quasi ludico privo di legami. La logica conseguenza sono generazioni è sempre più restie ad assumere impegni seri, stabili e meno ancora a tempo indeterminato. Pare che il mercato del lavoro precario faccia il paio con legami sentimentali brevi, precari, sentiti come provvisori, a scadenza.
Diventa superflua la funzione del matrimonio, quella di indirizzare, stabilizzare la pulsione sessuale. Poiché la sessualità è vissuta pienamente prima e fuori del matrimonio, molti non vedono ragione per assumere impegni che nessuno sembra più esigere. Gli anticoncezionali si trasformano in un rischio aggiunto per l’istituzione familiare. Diciamola tutta: la banalizzazione delle relazioni sessuali ha sminuito la donna agli occhi di molti uomini. Non è certo un bene, ma è un fatto, specie alla luce delle differenze tra i due sessi poste dalla natura che il nostro tempo non vuole riconoscere, prigioniero del dogma di un’uguaglianza biologica e comportamentale manifestamente infondata.
Intanto, le attuali situazioni fattuali di inferiorità giuridica hanno generato un aumento della misoginia tra i giovani uomini. Ogni inchiesta seria segnala tale tendenza, nonostante l’orchestra mediatica progressista cerchi di negare o relativizzare dati che mettono in questione il modello vigente. Tra i suoi fattori emerge l’insistenza educativa su un’uguaglianza intesa non come pari opportunità, ma come negazione del dimorfismo sessuale della specie umana, ovvero della naturale diseguaglianza tra i sessi. Un altro aspetto è la diffusione della pornografia e il suo consumo in età molto precoci, che svaluta la donna ad oggetto da usare a piacimento, trasformandola in mezzo di soddisfazione sessuale per uomini regrediti a puro istinto.
Intanto, mentre le mogli e i figli godono di sempre maggiori diritti, il maschio adulto li va perdendo. Non è quindi strano che nelle attuali circostanze gli uomini sentano una crescente riluttanza a prendere un impegno come il matrimonio, che produce in loro una sensazione di subordinazione e insicurezza. Il tema è delicato, richiede equilibrio, cautela e grande sensibilità. Ancora una volta, tuttavia, viene a galla l’incredibile eterogenesi dei fini di una società sottilmente ideologica come la nostra. L’ideologia è quella dell’identico in ogni campo, tranne naturalmente quello economico, dove le disuguaglianze più rivoltanti, disumane, immorali vengono giustificate, enfatizzate, poste come prova del “successo”. Uomini e donne non sono nemici né devono diventare tali. Sono creature complementari, le due facce dell’umanità, della natura, della creazione.
Esagerazioni o errori del passato vanno corretti, non sostituiti con ingiustizie di segno uguale e contrario. Ne va dell’umanità intera, in particolare di quella europea e occidentale, sottoposta da mezzo secolo a uno sconvolgente cambio di paradigma antropologico ed esistenziale, con il quale, tra altri spropositi, si sta distruggendo il senso virile della vita. Non crediamo che ciò corrisponda all’interesse femminile, ma a quello di chi ha ridotto i sessi, anzi i generi, due, quattro o ventidue, secondo le recenti follie mascherate da conquiste, ad altrettante variabili dipendenti di un Dio falso, bugiardo e esigentissimo, il Mercato. Divide et impera. Niente di nuovo sotto il sole, infine.
  Roberto PECCHIOLI
https://www.maurizioblondet.it/divorzi-suicidi-perdita-di-diritti-gli-uomini-non-si-sposano-piu/

lunedì 21 maggio 2018

Alberto Micalizzi: Il mio giudizio sul Contratto di Governo


fonte PandoraTV

#renziapezzi di Stefano Davidson




#renziapezzi
Con buona pace del DeG. (che comunque si disse "montiano" ed io ricordo)
Pezzi di mascalzone, pezzi di Tiziano
Pezzi di lungarno, pezzi di aereoplano
Pezzi di referendum, pezzi di Costituzione
Pezzi di Europa da servire, pezzi d'euro sovrano
Pezzi di Storia, pezzi di PiDìvisione
Pezzi di Resistenza, pezzi di Nazione
Pezzi di De Benedetti, pezzi di Berlusconi
Pezzi di merda, pezzi di collusioni
Pezzi di suicidi, pezzi di speculatori
Pezzi di golpe, pezzi di traditori
Pezzi di vitalizi e pezzi di fiducia
Pezzi di tagliola pezzi di chi s'inciucia
Pezzi di banche contro pezzi di persone
Pezzi di fame, pezzi di immigrazione
Pezzi di balle e pezzi di presunzione
Pezzi di welfare e pezzi di pensione
Pezzi di Renzi, pezzi di aria fritta
Ognuno è fabbro della sua sconfitta
E ognuno merita il suo destino
Chiudi gli occhi e vai in culo, Matteino!

Stefano Davidson

"essere" idioti senza speranza ,di Stefano Davidson

Immagine del profilo di Stefano Davidson, L'immagine può contenere: 1 persona, barba e primo piano

Considerato quanto accaduto al Paese nell'ultimo quarantennio (come minimo) parlare di incompetenza di chi, non ancora al governo non ha ovviamente mosso foglia e di imminenti disastri, più che "un fare" in malafede pare un "essere" idioti senza speranza e spiega appunto perché il Paese è arrivato a questo punto.
Stefano Davidson

Sentire Maria Etruria Coscia che dice "Con governo Lega/grillini a rischio i risparmi degli italiani"



Di Stefano Davidson
Sentire Maria Etruria Coscia che dice
"Con governo Lega/grillini a rischio i risparmi degli italiani"
dopo quanto a Mps, Carige, Banca Marche, Popolare di Vicenza, Cariferrara, Veneto Banca, Carichieti, Carisp San Miniato, ed Etruria grazie a ' i' piddí e ai suoi baldi gestori, mi chiedo di quali risparmi parli, ma soprattutto che cazzo abbia ancora da dire dopo il successone governativ-referendar-elettorale.
Stefano Davidson
Stefano Davidson

MORIA DEGLI ULIVI IN PUGLIA: ECCO LA SOLUZIONE!



di Fabio Franchi


La soluzione trovata consiste nella omeoterapia. Tutti hanno seguito, chi più chi meno, le vicende degli ulivi in Puglia, molti dei quali sarebbero seccati a causa di un batterio, la Xylella fastidiosa.

Alcuni esperti hanno messo in dubbio tale versione, che presenta evidenti incongruenze. Hanno puntato il dito piuttosto contro l’uso sconsiderato di diserbanti (incluso il glifosato) ed antiparassitari

proprio in quelle zone. Il batterio perciò sarebbe solo un opportunista. Un opportunista che attacca piante già molto compromesse per altri motivi.

Ora, se saranno attuati certi programmi, si metterà in pratica una massiccia OMEOTERAPIA che, analogamente alla omepatia, si prefigge di combattere la malattia con il “simile” che l’ha provocata. “Similia similibus curentur”. In Puglia faran lo stesso, ma, invece di usare dosi meno che piccolissime, ne cospargeranno a tonnellate.

Sembra che sia previsto anche l’utilzzo si sostanze proibite. Ma, per ottenere un buon risultato, per distruggere tutti i batteri che NON sono la causa del problema, tutti i mezzi sono leciti ... o no?

Perché alcuni esperti ritengono che la causa del problema degli olivi non sia la Xylella:
 
 http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-05-07/xylella-batterio-minaccia-terra-bari-puglia-ricorre-insetticidi-194641.shtml?uuid=AED7ARkE&refresh_ce=1

P.S. La questione non riguarda solo i pugliesi: l’olio e gli altri prodotti agricoli inquinati con glifosato toccano tutti noi! A parte il fatto che dovremmo dimostrare un po' di solidarietà con i pugliesi per questa sciagura evitabile ....

fonte https://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2018/05/moria-degli-ulivi-in-puglia-ecco-la.html

MENZOGNE DI “ESPERTI” PARTIGIANI, SUBITO SBUGIARDATI.

MENZOGNE DI "ESPERTI" PARTIGIANI, SUBITO  SBUGIARDATI.

Un altro pezzo copia-incolla. Per far mostrare come gli attacchi di persone influenti contro il governo  Legastellato assumano un aspetto sempre più mostruoso e patologico; in cui queste persone si espongono a mostrare  la loro incompetenza,  per la quale vengono immediatamente sbugiardati dai loro stessi  lettori, più informati di loro.
Pier  Carlo Padoan, quando  era ancora professore alla Sapienza,  ed ex direttore alla ricerca dell’Ocse, scriveva che “La strategia restrittiva della  Germania è in grande misura responsabile della stagnazione dell’economia europea nell’ultima decade”.
(dal tweet di Vladimiro Giacché, Phd. )


(Quando Giancarlo Padoan scriveva ciò che dicono Bagnai e Borghi) 
quindi aveva  le stesse opinioni di Bagnai, Cesaratto, Borghi.  Le veva addirittura dal 1986, prima, molto prima, che nascesse l’euro.  Le  vedute che adesso attacca in quanto ministro di Gentiloni. Dunque non è uno che aderisce alla teoria economica sbagliata (austeritaria)  in buona fede; sa che è sbagliata, a suo tempo l’ha criticata. Come ministro invece l’ha applicata con rigore, ottenendo i noti risultati: fra cui  un aumento mostruoso del debito pubblico  che prometteva di far calare.
Come mai uno che da professore “dice la verità” , poi, da ministro, la nega? Quale è il motivo di questa conversione, se non  la cieca voglia di potere? Un potere europeo, per partecipare al quale bisogna mentire e negare l’evidenza.
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Oscar Giannino ha lettto nel Contratto Lega-5Stelle che Salvini e Di Maio vogliono introdurre  “L’IVA progressiva per reddito”.
Un caso di allucinazione da odio ideologico? o  di mitomania patologica, abituale nel personaggio. Come  rivelò nel 2013 l’economista Zingales, “Giannino  ha mentito in televisione sulle sue credenziali accademiche, dichiarando di avere un master alla mia università – University of Chicago Booth School of Business”.
Oscar Giannino continua a ripetere in trasmissione  a Radio 24 che la BCE non può concellare il debito (come dicono i veri economisti, tipo Paul De Grauwe) perché sennò  ci perde.  Nella prestigiosa Business School d  Chicago che NON ha mai  frequentato, sembra che  NON fosse presente  il giorno in cui il professore spiegò la differenza tra una banca commerciale (che può fallire) e una banca  di emissione – che  non fallisce per definizione, stampando moneta  – e non ha bisogno di fantomatiche “coperture”.

Antonio Polito, vicedirettore e grande firma del Corriere
Già una volta la Lega, impedendo al governo Berlusconi di fare le riforme chieste dalla Bce, ci portò nel 2011 sull’orlo della bancarotta finanziaria, costringendoci alla dura cura di tasse e tagli di Monti. Speriamo non riaccada”.

Chissà dove ha scoperto questa notizia. I lettori gli hanno ricordato che andò molto diversamente:
Nel 2011 Berlusconi era pronto a far uscire l’Italia dall’euro . Lo ha rivelato,  nel  2016, l’economista Hans Wener Sinn, che non cita la  Lega come causa.

 Nel 2011 Berlusconi era pronto a far uscire l’Italia dall’euro

Nel 2011 “Berlusconi aveva avviato trattative riservate per chiedere l’uscita dell’Italia dall’euro, perché lui e altri rappresentanti dell’economia italiana non vedevano alternative a questo”. A dirlo, in un intervista alla Welt, è l’economista Hans-Werner Sinn, già direttore dell’Ifo Institute for Economic Research di Monaco. E per il docente dell’Università di Monaco dal 2011 la situazione economica del nostro paese non è migliorata, continua a non essere competitiva e “e negli ultimi dieci anni non ha nemmeno fatto sforzi per diventarlo”
Quanto alla “cura di tasse e tagli di Monti”, Polito ne ha applaudito la politica, che ha solo aggravato le condizioni economico-sociali, e fatto crescere il debito pubblico: inarrestabile, sotto i governi “altamente competenti” della Sinistra: hano portato il debito pubblico da  1897 miliardi nel 2011, a 2280 con Gentiloni.
I governi dei “competenti” hanno fatto questo.
Carlo Cottarelli, economista, commissario alla riduzione della spesa pubblica per il governo Letta, ha provato a smentire la tesi secondo cui il Portogallo è uscito dalla crisi europea smettendo di applicare i diktat austeritari di Berlino e  BCE, ed aumentando il deficit oltre il 3%. . Il suo tweet:
È vero che il #Portogallo ha ridotto il #debitopubblico grazie alle politiche “keynesiane” del governo socialista? È una bufala: il deficit è rimasto basso e l’avanzo primario è aumentato ulteriormente nel 2017. Per questo il debito è sceso di oltre 4 punti nel 2017. 
E per provarlo, pubblica una tabella che  —  lo smentisce:
Portogallo ha sforato il 3% per 10 anni…
Non è necessario commentare, basta leggere
Il Portogallo, mostra la tabella, fa deficit (ossia sfora il sacro 3%) da dieci anni. Quanto all’avanzo primario portoghese,  è diventato positivo negli ultimi due anni; l’Italia è in avanzo primario da 26 anni consecutivi (come ci chiede l’Europa) e il nostro debito pubblico è aumentato
Un’altra tabella,  offerta da Roberto Mulazzi, private banker,  mostra che l’Italia è rimasta ininterrottamente  con deficit sotto il 3% ,  dal 2012, mentre il Portogallo ha sforato fino al  2016.
Ricordiamo in ogni caso che il  limite del 3% di deficit è una misura arbitraria, che non ha alcun significato economico  né scientifico. E’ un numero scelto a caso da J.C. Trichet, l’ex governatore della BCE.
Bruno Le Maire, ministro Finanze francese:
“Tutti in Italia devono capire che il furturo dell’Italia è in Europa e e nessun altra parte, e per restare in Europa ci sono regole da rispettare”.
Massimo D’Antoni, che insegna Scienza delle Finanze all’Università di Siena, commenta:
“Francia che ci intima di rispettare le regole sul deficit è una cosa che proprio non si può sentire. La Francia, che dopo 9 anni ancora non è chiaro se sia uscita o no dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. Ipocrisia senza limiti”
La Francia non rispetta le regole dal 2009.  E’ sotto procedura d’inflazione ma se ne infischia, perché la Germania la protegge. 

Il professor Clemens Fuest, capo dell’infuente IFO (un think tanka tedesco), ci minaccia:
(Sarebbe la nostra salvezza). Fuest ritiene che l’euro sopravviverebbe con “Germania, Francia e Spagna”. Sì proprio, un euro rivalutato del 30 per cento è proprio quello che ci vuole per le esportazioni spagnole  e francesi — ed anche per quelle tedesche.  Per conto, l’Italia tornerebbe a competere con una sua moneta svalutata del  15%.

Intanto Deutsche Bank crolla di -15% in un mese, nel silenzio dei media

Helene Meisler (@hmeisler) ha twittato alle 3:46 PM on ven, mag 18, 2018:
DB is -15% in a month. Odd I see so little chatter on it.
(https://twitter.com/hmeisler/status/997473529410084866?s=03)
Immaginate fosse stata una banca italiana.
In realtà, delle quattro  banche che presentano il maggior rischio sistemico in Europa, una è tedeca,  la Deutsche, le altre tre sono francesi. Le più vicine alla bancarotta.  (dal sito di Andrea  Mazzalai:)
———————
Paolo Savona, economista vero, ex ministro,  e non mitomane come Giannino,  dice  l’illuminante verità in  questa intervista del 2017:

Paolo Savona: “Perché all’Italia serve un leader che ci porti fuori dall’Europa”

«Le difficoltà della Ue sono colpa delle élite che la guidano: dicono di interessarsi del popolo ma si occupano solo di loro stesse e non ammetteranno mai il fallimento dell’ Europa perché significherebbe autocondannarsi. E questo acuisce il problemi. La mancanza di diagnosi comporta l’ assenza di terapia. Le élite italiane hanno voluto questa Europa, sbagliando. Si prendano la colpa o qualcuno gliela attribuisca».
È possibile tornare alla vecchia Cee prima di Maastricht?
«Non solo è possibile ma doveroso. Il vero errore di Maastricht è stato costruire un’ unione di vincoli invece che di opportunità, dichiarando però il contrario. Fu una grande bugia. L’ Italia non fu bugiarda, ma solo illusa, e impreparata».
Gli europeisti dicono che stracciare i parametri di Maastricht sarebbe complicato e costoso
«Per l’ Italia mantenere l’ Unione, l’ eurosistema e il mercato unico o uscirci comporta lo stesso impegno.
Ma per lasciare la Ue servirebbero leader all’ altezza, che ora non vedo: il problema del nostro Paese è politico prima che economico. Per fare ogni cosa al momento mancano i politici e forse ancor prima le idee e questo è il guaio, perché sarebbe un disastro se, anziché noi, fosse la speculazione internazionale a decidere l’ Italexit».

Il Financial Times: Roma apre le porte ai nuovi barbari.

“Crescita azzerata, disoccupazione raddoppiata, debito record, -25% di produzione industriale, bail-in e sfascio bancario a causa delle regole euroimposte. Per non parlare della macelleria sociale fatta in Grecia. I veri barbari vengono da Bruxelles e portano distruzione” . (Ernesto Preatoni, operatore finanziario,   con interessi in banche, fondi  e  alberghi).
A modo di conclusione provvisoria:
🔴Non lasciatevi terrorizzare dalla propaganda: il  merita la vostra fiducia. Giudicatelo sui fatti!

🔴Non lasciatevi terrorizzare dalla propaganda: il merita la vostra fiducia.
Giudicatelo sui fatti!

Maurizio Blondet
 https://www.maurizioblondet.it/menzogne-di-esperti-partigiani-subito-sbugiardati/