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martedì 27 febbraio 2018

AGENTE SISDE SVELA TUTTO: DISTRUGGERE L’ITALIA IMPOVERENDO LE PERSONE!

AGENTE SISDE SVELA TUTTO: DISTRUGGERE L’ITALIA IMPOVERENDO LE PERSONE!

Un Agente del Sisde racconta quello che accadrà presto in Italia.
In questo video un Agente del Sisde racconta i retroscena di una preparazione di dittatura che esiste ormai da circa 20 anni in Italia, dalla creazione della seconda repubblica, ma che probabilmente è in atto a livello mondiale da parecchi anni.Parecchi uomini, singolarmente avevano scoperto i piani dittatoriali di una classe altolocata, che detiene il patrimonio dell’umanità, possiamo chiamarli Massoni, Illuminati, facenti parte del Gruppo Bilderberg, ma la sostanza non cambia, e che sono stati uccisi , e quello che questi uomini di “affari” vogliono, è creare dapprima il Caos, poi trovare le soluzioni, e successivamente in maniera graduale e sostanziale introdurre leggi ad personam per annullare definitivamente la libertà di scelta delle persone stesse.
Come l’agente del sisde racconta, questi potenti della terra , si sono riuniti insieme per creare un impero globale, e utilizzare il genere umano solo ed esclusivamente a loro piacimento, mantenendo il controllo e sfruttando al massimo le risorse della terra.
Nel video l’agente del sisde racconta (anonimo) e descrive quello che in Italia si sta facendo piano piano e ormai da parecchi anni:
“La prima cosa è stata prendere il controllo dei sindacati, pagati bene per nascondere ai lavoratori i veri problemi legati al lavoro. Non ti sembra strano che un presidente sindacale percepisca uno stipendio milionario e sia li per tutelare i salari miseri di un lavoratore?
E’ come se al ministero dell’ambiente mettessero un petroliere.
Secondo punto da attuare è stata l’eliminazione dell’articolo 18, in questo modo , le grosse multinazionali, che piano piano stanno prendendo il controllo anche degli stati, visto che ormai il controllo dell’economia è stato preso, possono decidere di lincenziare una persona immediatamente anche solo se questa deciderà di scioperare per le sue condizioni di sfruttamento, con l’eliminazione dell’articolo 18 le persone ci penseranno 1000 volte prima di scioperare e perdere il posto di lavoro.
Così facendo si annullerà del tutto il diritto di sciopero, e le aziende avranno il controllo totale della vita di un essere umano, potendo decidere orario di lavoro , guadagni e soprattutto tenore di vita della gente.
Terzo punto è quello di far passare il titolo di studio come superfluo, è già da tempo che molte persone nel proprio curriculum decidono di non mettere un titolo di studio o una laurea, perchè spesso le aziende rispondono con un secco “no” per un profilo troppo alto per l’impego. Tutto questo parte già dagli anni settanta, quando gli univeristari rappresentavano davvero uno scoglio insormontabile per i potenti, la troppa cultura danneggia i piani di queste canaglie.
Quarto punto , come l’agente del sisde racconta è quello di far diventare il superfluo alla portata di tutti e il necessario fuori portata della maggior parte della gente, ti sembra normale che una bottiglia d’acqua costi 2 euro e una coca cola 1 euro?
Oppure che un biglietto aereo per Londra oggi lo puoi pagare 20 euro e un kilo di pane anche 5 euro?
Il superfluo sta diventando la merce di scambio perchè la gente possa accettare anche di lavorare la domenica e durante le feste.”
Quello che potrebbe capitare all’Italia è qualcosa di drammatico, che sta già accadendo, serve solo capire quando , il come lo si è già capito , ma ti consiglio di condividere e guardare attentamente il video , prima che lo facciano sparire da Youtube, perchè l’agente del sisde racconta esattamente come poter evitare tutto questo.
Da: QUI
fonte http://www.stopeuro.news/agente-sisde-svela-tutto-distruggere-litalia-impoverendo-le-persone/

Chi è davvero Bergoglio ?


Bergoglio è un gesuita, ed è stato condannato dal Tribunale di Giustizia Internazionale di Bruxelles della Common Law a 25 anni di carcere causa NO. 18072014-002 per infanticidio, stupro,rituale satanico. e traffico di esseri umani. Fonte : http://alamoministries.com/content/It... Fonte : http://itccs.org/2014/07/19/guilty-po... Fonte: http://www.avventismoprofetico.it/mod... Fonte: http://itccs-italiano.blogspot.it/ Fonte: http://www.chiesaviva.com/485%20mensi... Fonte: http://chretiens2000.over-blog.com/20... Fonte: https://newsinsideout.com/2014/12/kev... Fonte: https://issuu.com/domenico1969/docs/i... Fonte: http://thegoodlylawfulsociety.org/pop... Fonte : http://criancassacrificadas.blogspot....

fonte https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=AmcPPysUpgw




lunedì 26 febbraio 2018

L incredibile Confessione di Renzi i nostri elettori ci hanno votato per il Nuovo Ordine Mondiale


Soros invoca la stretta sui social: “Promuovono il populismo”




L’attivista miliardario George Soros ha richiesto all’Unione Europea di regolare i social media perché “le opinioni degli elettori stanno venendo controllate e manipolate”.
Soros ha dichiarato che la dimensione delle aziende di social media le rende una “minaccia pubblica”, e sostiene che abbiano indotto le persone a votare contro le cause globaliste, inclusa l’elezione di Donald Trump: così riporta un articolo del Guardian.
Lo speculatore, che guida uno dei più grandi gruppi di pressione del mondo ed è noto per la sua interferenza nella politica estera e nelle elezioni, ha dichiarato che i social media minacciano la democrazia e “l’integrità delle elezioni”.I nuovi media e i gruppi populisti sono molto prolifici sui social media, usano queste piattaforme per passare oltre i media tradizionali e si oppongono alle cause di Soros e dei suoi alleati.
Soros ha incontrato i leader europei 11 volte dal referendum sulla Brexit. Per fare un paragone, il primo ministro inglese May li ha incontrati solo tre volte. Solo una settimana fa è stato rivelato come Soros abbia finanziato con un milione di sterline i gruppi contrari alla Brexit.
Nell’articolo del Guardian viene riportato come, secondo Soros, i social media “possano influenzare le persone senza che queste se ne rendano conto” e “interferiscano con la funzione della democrazia e con l’integrità delle elezioni”. A causa dei social media, dichiara il finanziere, le persone stanno perdendo “la libertà di pensiero”: “questo pericolo non riguarda solo il futuro, ma ha avuto un importante ruolo nelle elezioni americane del 2016”.
“Negli Stati Uniti, le leggi non sono abbastanza forti per combattere l’influenza politica dei monopoli. L’Unione Europea se la cava meglio, perché non ha nessun gigante dei social network. Il commissario europeo per la concorrenza Margrethe Vestager sta costruendo un nuovo approccio alla questione”, ha aggiunto, chiedendo ai burocrati che di recente hanno visitato Cuba di condannare gli abusi dei diritti umani nel paese.
Soros, condannato per insider trading, è anche sospettato di avere interferito nelle elezioni presidenziali, e il suo nome è apparso 60 volte nelle mail rilasciate da Wikileaks riguardo la recente corsa presidenziale.
(da Breitbart – Traduzione di Federico Bezzi)
http://www.oltrelalinea.news/2018/02/19/soros-invoca-la-stretta-sui-social-promuovono-il-populismo/

Scie chimiche: “A Malpensa tutti lo sanno ma nessuno parla”


Aerei fantasma che spengono il Transponder e spariscono dai radar passivi delle torri di controllo. Voli civili che di colpo, varcato lo spazio aereo italiano, vengono configurati come voli militari. E ancora: velivoli che da qualche anno vengono caricati in modo anomalo, con i bagagli non più nelle stive di coda. Ma soprattutto: aerei che, una volta a terra, perdono liquidi strani, da misteriosi tubicini, appena il loro contenuto si scongela. Scie chimiche? Ebbene sì. Ne parla, in una clamorosa video-denuncia, un operatore aeroportuale di Milano-Malpensa. Si chiama Enrico Gianini, e sa che le sue dichiarazioni potrebbero costargli il posto di lavoro. E’ addetto al carico e scarico dei bagagli sugli aerei di linea. Si è convinto che i jet emettano scie chimiche, probabilmente miscelando acqua “addizionata” con cristalli minerali. Accusa: tutti sanno, a Malpensa. «Piloti, controllori di volo, meccanici. Persino la polizia aeroportuale». Tutti sanno, ma nessuno parla. Dice: ci sono di mezzo i servizi segreti, si rischia grosso. Premette: «Voglio fare un appunto a chi vedrà questo video e vorrà portarmi in tribunale. Noi lavoriamo 8 ore al giorno sotto quegli aerei. Siamo immersi in un bagno chimico, non sappiamo neanche di che cosa si tratta». Avverte: «Se qualcuno viene fuori con qualsiasi minaccia giuridica, io vi metterò in condizioni di dover spiegare, a tutti gli aeroportuali e al popolo italiano, come mai i vostri aerei sversano sostanze chimiche sul piazzale senza permesso. Non mi interessa il cielo: basta solo il piazzale».
Gianini lavora a Malpensa dal 1998. Nella questione è “inciampato” tra il 2004 e il 2005, prima ancora che Alitalia trasferisse la flotta a Fiumicino. «Ho cominciato a vedere che le scie erano davvero tante. Troppe. Chiedevo spiegazioni, in aeroporto, ma Enrico Gianini, operatore aeroportuale di Malpensami dicevano che il traffico era aumentato. La logica era: più aerei, più scie». Via web, contatta Rosario Marcianò, gestore del sito “Tanker Enemy” che documenta la presenza di scie anomale nei nostri cieli. «Ho cominciato a non dar retta più ai meccanici», racconta Gianini, nel video, caricato su YouTube. «Le loro spiegazioni erano prive di riscontri logici». Sugli aerei, spiega, ci sono speciali condotti per lo scolo delle acque di condensa che si formano tra i piani mobili delle ali. Sono posizionati in vari punti, soprattutto vicino ai reattori. Possono servire a convogliare l’acqua e i vapori dell’olio. «Spiegazioni che all’inizio avevo preso per buone», ammette Gianini. «Ma i cieli erano sempre più pieni di scie bianche». Un giorno, sulla piazzola di servizio arriva un Boeing 767 di una compagnia charter. «Su tutti e due i motori, all’interno, di fronte alle pale delle eliche del reattore, avevano installati dei Tubi di Pitot. Un accrocchio quasi artigianale, certo non una cosa uscita dalla fabbrica. E su quell’aereo ne ho trovati mi pare 4, di diverse misure e altezze». Una stranezza, che all’operatore non sfugge: a che servono, quei tubi?
Si stupisce, Gianini, che i tecnici controllino il consumo delle pale dei reattori, sugli Airbus 321, nella parte più vicina alla carena. «Mi si è accesa la lampadina: mi son ricordato dell’aereo che m’era arrivato in piazzola qualche settimana prima», il Boeing 737. «Guardo nel reattore e vedo due protuberanze, che loro dicono essere dei sensori antincendio del reattore. Ma non ha senso, perché l’antincendio dovrebbe essere nel corpo centrale del reattore, non sulle pale esterne. E il sensore cosa deve misurare? Lì l’aria passa a velocità allucinanti…». Il tecnico si allontana dall’Airbus, e Gianini ha via libera: «Metto la mano dietro questo sensore e sento tre buchi, larghi sui 6-7 millimetri. Allora, da lì ho detto: forse Rosario Marcianò ha ragione». Dai filmati su YouTube, l’operatore scopre che le scie bianche fuoriescono dai motori, in due punti ben distinti: uno sopra e Tubo che spunta da un aereol’altro sotto. «Torno a esaminare i motori sul piazzale. Sotto c’è davvero lo scarico dell’olio. Ma non c’è una legge che mi impedisce di far passare nello scarico dell’olio un’altra sostanza. Quindi: il buco c’è, e da lì esce qualcosa che non è olio, perché sui filmati si vede».
Poi ci sono i famosi scoli dell’acqua, che ricevono i liquidi di condensa, oppure la pioggia: acqua che l’aereo scarica dai piani mobili delle ali. «Solo che, per capire se esce qualcosa da quei tubicini, dovevo trovare delle giornate dove le condizioni meteo fossero state tali da non causare condensa col carburante residuo all’interno dell’ala». Funziona così: «L’aereo vola, il carburante raggiunge temperature sotto zero, poi atterra in una zona calda. Si forma della condensa, corre sull’ala e viene intercettata da questi tubi e scaricata». Esce liquido, d’accordo, ma non è la prova di niente. «Un giorno – racconta Enrico Gianini – mentre scarico un aereo proveniente da Londra, subito dietro arriva il “Charles de Gaulle”», volo proveniente da Parigi, 5 minuti dopo. «Il Londra grondava di brutto. Giornata serena, senza una nuvola, e veniva giù di tutto. Ho detto: ma dove l’ha presa, tutta quest’acqua? Per salutare un collega, sono passato sotto il “Charles de Gaulle”, che aveva fatto praticamente la stessa aerovia. Il “Charles de Gaulle” era asciutto».
Rilevare lo sgocciolamento di quei tubi è difficile, sostiene Gianini, perché – immagina – quello «è un lavoro che viene fatto in pressione, quindi il liquido non cola fuori ma viene spinto fuori e nebulizzato». Un gocciolamento lieve, una volta a terra, con poco materiale reperibile. «Ma in questo caso mi sono venuti in aiuto i tecnici», racconta. «Perché gli aerei, in quegli anni, non spruzzavano abbastanza. Allora hanno cominciato a trovare diversi sistemi, diversi uno dall’altro, da provare sul campo. Stiamo parlando di una tecnologia che non è stata progettata ad hoc per fare questo tipo di lavoro. E’ stata ingegnerizzata sul campo, a partire dal 2000», modificando cioè gli aerei in servizio. Oggi invece «escono già dalla fabbrica “a posto”, con tutti i i mezzi per fare questo tipo di lavoro: Airbus, Boeing, tutti. Ma siccome non è stato progettato, quel sistema lì, ha una falla. E quella falla mi ha permesso di reperire dei campioni», rivela Gianini. «Quando hanno aperto i buchi sotto la fusoliera degli Airbus, anche dei Boeing ma specialmente degli Airbus, non hanno calcolato (questa è la mia opinione personale) che nei tubi Una provetta con liquido percolato dagli aereidove correva questo liquido potevano esserci dei fenomeni di congelamento. Poi quando l’aereo atterra il ghiaccio si scioglie, ed esce il liquido. E quindi ne abbiamo recuperato abbastanza per poter capire di che cosa si trattava».
Il liquido che fuoriesce da quei tubi, dichiara Gianini, «è una soluzione acquosa con dentro dei cristalli minerali». L’operatore aeroportuale si domanda «come facciano a caricare le polveri», perché invece l’acqua viene caricata in aeroporto: ogni velivolo ne accoglie «centinaia di litri». Deduzione: «Mi viene da pensare che loro carichino solo la polvere, che poi verrebbe miscelata addirittura a bordo. Questo – aggiunge – spiegherebbe anche la sindrome aerotossica: se quel sistema va in default, si rischia l’intossicazione del personale e dei passeggeri». Il problema, aggiunge, gli si è ripresentato sotto un’altra forma: la strana modalità di carico di bagagli e merci. «La prima volta che sono stato sul piazzale – ricorda – c’erano gli Md-80 di Alitalia», fabbricati da McDonnell Douglas. «Noi caricavano prima il bagagliaio nella stiva 5, che è la più posteriore, poi la 4, la merce alla 3, la posta alla 2. Nella 1, solo il bagaglio dell’equipaggio. Quello era il carico standard dell’Md-80 Alitalia, fino al de-hubbing». Di recente, a Gianini è capitato di occuparsi ancora di aerei Md-80, non più Alitalia ma di una compagnia charter, scoprendo che il sistema di carico è radicalmente cambiato: bagagli avanti, anziché in fondo.
«Le prime compagnie low cost (Volare, Air Europe) caricavano sempre il bagaglio a partire dalla coda, perché l’aereo deve viaggiare sempre col muso rivolto verso l’alto», dai 5 ai 10 gradi di inclinazione. «Se non viaggia così, i consumi aumentano in maniera considerevole, e una low cost che aumenta i consumi non ha senso». Inoltre, l’aereo diventa più stabile: «Se invece viaggia orizzontale, qualsiasi turbolenza lo fa beccheggiare». Fino agli Airbus 319, dice Gianini, gli aerei si caricavano a partire dalla coda. Sull’Airbus 320 invece no: «Tutto il peso è davanti. Perché?». Non ha senso, ragiona l’operatore. «Dietro è vuoto. Il 320 è più lungo del 319, e io devo mettere tutto il peso davanti». Idem, per le compagnie low cost che usano i Boeing 737-800, nonché i modelli superiori o inferiori: caricano quasi tutto davanti. «Anche le charter che fanno i voli che vanno in Africa Airbus 319 Lufthansaprima caricavano a tappo la stiva dietro, adesso dividono il carico: ti dicono quanti bagagli dietro e quanti davanti. Mi dicono “80 bagagli dietro”, mentre prima erano 120. Quindi – conclude Gianini – emerge che questi aerei sembra che abbiano del peso, in coda, non dichiarato».
A sostegno di questa tesi, Enrico Gianini aggiunge un racconto: «Quando la nostra azienda ha dato degli incentivi per “esodare” il personale, per fare un “refresh”, in un reparto di 20 persone, in 16 su 20 hanno chiesto l’incentivo per l’abbandono del posto di lavoro. E il reparto era Weight and Balance, il reparto di bilanciamento. Ammetterete che la coincidenza è davvero forte: se in 16 se ne vogliono andare via da un reparto che fa il bilanciamento dell’aeromobile, mi vien da pensare che dovevano tener conto di tolleranze che non erano dichiarate in maniera troppo cristallina». In aviazione le tolleranze in genere sono tre, riassume Gianini: una leggera, una più seria e una invalicabile. «La prima la posso superare in caso di necessità: avverto il comandante, che può “rognare” ma alla fine deve partire lo stesso. La seconda la posso superare se ho il permesso esplicito del comandante, perché vuol dire che vado a intaccare non dico la sicurezza dell’aeromobile, ma il lavoro della macchina, in maniera tale che il comandante lo deve correggere. Quindi è lui che deve decidere se vuol fare la correzione, se è possibile farla, e mi deve dare il nulla osta per farla. La terza tolleranza invece non si deve superare mai, perché è il margine di sicurezza».
Quando Alitalia ha fatto il de-hubbing, trasferendo la flotta da Malpensa a Fiumicino, di colpo è stata istituita una compagnia tedesca, chiamata Lufthansa Italia, che aveva in forza un congruo numero di Airbus 319. «Il bilanciamento di questi aeromobili veniva fatto da una società (mi dicevano, perché non ho potuto controllare) che risiedeva in Sudafrica», racconta Gianini. «Questa società ha creato enormi problemi a noi, sotto bordo, perché dava un bilanciamento spinto in una maniera… cioè, volevano 60 bagagli nella stiva anteriore del 319, quello che carichiamo ancora da dietro. Lufthansa Italia no, caricava tutto davanti. E volevano 60 bagagli (che non ci stanno – ce ne stanno al massimo 45-50). Volevano 60 bagagli davanti e assolutamente niente dietro. Cioè: c’era da rischiare di lasciare bagagli a terra, con la stiva dietro completamente vuota. Litigate infinite…». Per Enrico Gianini, questo del carico resta un giallo: c’è del peso non dichiarato, in coda? Ci sono serbatoi-fantasma? «Indipendentemente da dove arrivano, le scie, qualcuno mi deve spiegare perché la fisica, dal 2000 al 2018, è Scarico bagaglicambiata», se è vero che in coda non c’è peso non dichiarato, e quindi gli aerei volano benissimo, col muso all’insù, senza più dover appesantire la parte posteriore.
Con Rosario Marcianò di “Tanker Enemy”, Gianini ha parlato di un’ipotetica “pipeline Nato”, per il trasporto protetto di carburante destinato agli aeroporti. «Qui entriamo in un discorso di sicurezzanazionale, quindi dovete prendere per buono che il corridoio preferenziale c’è, ma non si sa bene qual è», premette l’operatore di Malpensa. «Noi abbiamo un oleodotto che parte dal porto di Genova e arriva fino alla raffineria di Trecate, che a mia memoria esiste da almeno 40 anni. Stranamente, nel 1990 – a 250 metri dalla raffineria – hanno aperto un pozzo di petrolio: vedi il caso», dice Gianini. «Addizionare i carburanti in aeroporto è praticamente quasi impossibile: non perché non si possa fare, ma perché le quantità in gioco sono talmente grandi che la cosa verrebbe all’occhio, diventerebbe visibile». Quindi, aggiunge, «mi sono dato questa spiegazione: che i maggiori componenti atti alla geoingegneria siano dentro il carburante, e sugli aerei vengano caricati solo i catalizzatori, che possono essere diversi, più le polveri (come ho visto io, nei liquidi sgocciolati dalla fusioliera)». Gianini ipotizza un’operazione «a più stadi». Impossibile sapere con precisione come funziona. «Se il componente aggiuntivo è più che altro acqua, io carico le polveri quando gli aerei sono in sosta e vanno in hangar per laCielo invaso dalle scie bianchemanutenzione ordinaria», e così «metto quell’aereo in condizione di lavorare sulla geoingegneria per una settimana, due. Alla terza lo ricovero un’altra volta, e vado avanti così».
«Guardate che a Malpensa succede così», conferma Gianini. «Non dico quale compagnia lo fa, però succede: vanno in hangar tutte le sere 2-3 aerei a rotazione. Sono 20 in tutto, 3 al giorno. Fate voi i conti. Però, ripeto, è un’ipotesi». Ma non è tutto: «Su una compagnia a lungo raggio, che usa i Boeing 737-800, più di una volta ho trovato acqua in stiva. M’è successo 3-4 volte. Ho chiamato i meccanici. E quando un meccanico accantona scuse, c’è qualcosa che non va. Quindi ho capito che quell’acqua non doveva essere lì». Secondo Enrico Gianini, questo alimenta un sospetto: «Vuol dire che i sistemi di irrorazione non sono perfetti, ogni tanto hanno qualche “bug”, e quando ci sono i “bug” i comandanti si arrabbiano tantissimo, perché i tecnici non glielo dicono mai. E allora io, che sono un bastardo, lo dico direttamente al comandante. Così scende, lo vede, s’incazza come una bestia, però dopo vola lo stesso: perché sa che non può fare altro». Secondo Gianini, il comandante del Boeing «si fida dei percorsi progettati nelle macchine per far percolare i fluidi. Però non dovrebbe volare in quelle condizioni. Ma vola lo stesso (perlomeno: quello ha volato lo stesso)».
Domanda ineludibile: chi è al corrente di queste stranezze? «Tutti i tecnici», secondo Enrico Gianini. «I controllori di volo lo sanno per un motivo molto semplice: non usano più i radar attivi, ma radar passivi. L’aereo deve trasmettere il segnale col Transponder. Ma se io spengo il Transponder e tu non hai più il radar attivo? Tu non mi vedi più. Se prendete “Fly Radar 24” e controllate tutti gli aerei che avete sopra la testa, ne troverete qualcuno che non vi appare. Però “Fly Radar 24” non usa il Transponder dell’aereo, usa un altro sistema – mi sembra che si chiami Adm. Ma nessuno mi impedisce di spegnere il Transponder, se ho il permesso dell’aeronautica militare. L’aeronautica mi vede perché ha i radar attivi». Dunque i militari gestiscono parte del traffico? Quello degli aerei di linea che “spariscono”? «Con “Fly Radar” sono riuscito a capire che davano ai voli degli identificativi farlocchi», continua Gianini. «Mi è capitato una volta di vedere due voli con lo stesso identificativo che viaggiavano in parallelo. Quelli sono errori secondo me voluti, per farci capire che c’è qualcosa che non va. Come fanno in America i piloti, che fanno le figure nel cielo. C’è qualcuno che ha disegnato degli organi genitali maschili, le faccine “smile”. Un pene disegnato in cielo da un pilota militare UsaNon si divertono, i piloti. Vi stanno dicendo: datevi da fare, perché noi non possiamo fare niente. Quindi: ci sono le elezioni? Rompete le palle a chi dovete votare. Chiedete di questa cosa, perché in aeroporto la sanno tutti».
Secondo Gianini «la sanno i controllori di volo, i piloti, e ovviamente chi fa il bilanciamento». Senza contare i tecnici: «Vuoi che i meccanici non lo sappiano? Lo devono sapere per forza. Perché se mi danno le spiegazioni sbagliate, e io capisco che sono sbagliate, vuol dire che lo sanno. In pratica è il segreto di Pulcinella. Lo sanno tutti, che il Re è nudo, ma qualcuno lo deve dire. Che io sappia, per adesso, sono il primo – il primo che lavora ancora lì, non so ancora per quanto (ma non mi interessa)». I colleghi “sordomuti”? «Capisco le pressioni: l’argomento è scomodo è molto pericoloso, perché di mezzo ci sono i servizi», afferma Gianini. «E quando di mezzo ci sono i servizi, il braccio armato del servizio segreto è sempre la mafia. Non si scappa: se fai una stupidata, presto o tardi la paghi. E quindi se ne stanno ben zitti, anche perché l’ambiente aeroportuale è teso al “cover up”», alla massima riservatezza d’ufficio, se non altro perché, oltretutto, «abbiamo problemi di terrorismo» e sicurezza in generale. In più c’è il codice deontologico: «Non possiamo trasgredire, pena il licenziamento. Sono tanti, i filtri. E alla fine, dopo, arrivi alle minacce. Penso che un meccanico, se si azzardasse a fare una dichiarazione del genere, verrebbe radiato in tempo zero». Conclude Gianini: «Non so cosa dire, è una cosa che c’è a livello globale. E una volta che lo sai, che fai? Lo dici alla polizia, anche se sai che gliel’hanno già detto? Io gliel’ho detto, alla polizia, però non han fatto niente. E ormai lo sanno da tanto».
fonte http://www.libreidee.org/2018/02/scie-chimiche-a-malpensa-tutti-lo-sanno-ma-nessuno-parla/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=feed+%28LIBRE+-+associazione+di+idee%29

venerdì 23 febbraio 2018

Senza aeroporto,senza strade,senza treni.Siamo ostaggi della nostra terra.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto


comunicato stampa* Con la chiusura dell'aeroporto di Crotone, la libertà di potersi muovere agevolmente è venuta meno e così anche la dignità di ciascun cittadino della fascia jonica è stata amaramente messa in discussione. La realtà non è quella decantata dai politici ad ogni elezione ma la nostra realtà è ben diversa! Cittadini con cittadini ci siamo riuniti per lottare insieme per non dimenticare i troppi errori commessi dalla classe politica locale che inevitabilmente penalizza la nostra vita quotidiana. Una classe politica regionale che brinda con successo all'approvazione del Piano dei Trasporti della Regione Calabria mentre la nostra provincia, l’intero territorio crotonese vive il suo peggior anno da questo punto di vista. E nonostante le difficoltà a rilanciare l'aeroporto di Crotone Giorno 30 Novembre 2017 Noi cittadini abbiamo assistito alla falsa riapertura del nostro aereoporto con il primo volo Del Crotone Calcio ed al tempo stesso abbiamo constatato l’incapacità di Sacal di gestire te più aeroporti, infatti, la FlyServus lasciò a terra il Crotone Calcio e solo dopo l’interessamento della società calcistica crotonese è atterrato nuovamente un aereo! Giorno 1 Gennaio 2018, diventano concreti i nostri timori, infatti, abbiamo assistito al GRANDE BLUFF di FlyServus e Le promesse di Sacal e Del Presidente della Regione Calabria che stanno alimentando l'eutanasia del nostro territorio . Ed ancor più toni trionfalistici si annuncia l'apertura di un ennesimo aeroporto: l'aeroporto di Sibari! Allora, ci chiediamo da cittadini con una buona memoria che senso ha votare dei nostri rappresentanti se poi gli stessi non fanno sentire ai tavoli istituzionali la nostra voce? Possibile che l’intera comunità crotonese lamenta gravi problemi sulla mobilità e la Sacal e la stessa Regione Calabria lamentano le difficoltà per giustificare e mantenere tre aeroporti in un territorio con poco più di 2.000.000 di abitanti? Possibile che la mobilità diventi sempre uno slogan elettorale per i cittadini di Crotone e si concretizza in altre parti della nostra regione anche con opere colossali? Possibile mai? Che i crotonesi si debbano accontentare della strada della morte, dei treni pendolari su binario non elettrificato ed un aeroporto dedicato ai charter? E’ questo il progetto di trasporti ideato per la nostra terra? Queste domande ci nascono nel cuore spontaneamente proprio alla vigilia delle nuove elezioni. Ci chiediamo, infatti, i futuri parlamentari, nostri rappresentanti, saranno ancora sordi ed insensibili davanti all’isolamento nel quale una splendida terra è rilegata? Tutti iniziano a scriver discorsi e studiare slogan quando basterebbe uscire per strada ed ascoltare i cittadini della propria terra per diventarne il loro RAPPRESENTANTE! L’isolamento della nostra terra, così, mette a dura prova la vita di ciascun cittadino e sempre più le varie promesse si sono rilevate vacue mentre la realtà ci vede ancora segregati dal resto del mondo. Nell’estate 2017 clamorosamente e vergognosamente il territorio di Crotone è stato emarginato a modo di ghetto dal suo stesso Stato! Infatti, con un aeroporto civile chiuso, la ss 106 che presentava problemi di criticità su un ponte nonostante sia stata da sempre definita la strada della morte, la ss 107 che collega Crotone con Cosenza con un’interruzione di 40 minuti per un ponte a pericolo crollo, la rete ferroviaria veniva messa in manutenzione! Gli artefici di questo piano di isolamento di un’intera popolazione non sono stati mai chiamati a pagare per i disagi arrecati! Vani sono stati gli appelli alle maggiori cariche dello Stato, dal presidente della Repubblica al presidente del Senato, comprendendo anche il presidente del Consiglio dei Ministri e il presidente della Camera ed il Ministro dei Trasporti, tutti sono stati interpellati ma tutti sono rimasti indifferenti ed hanno giocato con le nostre vite e con i nostri diritti costituzionali! Nessuno ha risposto ai nostri appelli lasciandoci vivere in un’agonia senza fine… isolati dal mondo… dimenticati dal mondo… cittadini italiani figli di un dio minore. Il Comitato Cittadino Aeroporto Crotone da 17 mesi rivendica il diritto negato a tanti cittadini di potersi muovere liberamente nella propria nazione cercheremo fino allo strenuo delle nostre forze di portare avanti questa lotta.

Comitato cittadino aeroporto Crotone.

CAVALCARE LA GLOBALIZZAZIONE di Alberto Micalizzi

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

CAVALCARE LA GLOBALIZZAZIONE
Spettabile azienda,
rappresentiamo una potente lobby denominata “Popolo Italiano” che può offrirVi 60 milioni di consumatori potenziali dotati di €8 mila miliardi di risparmi e ricchezza privata.
Per vendere i Vostri prodotti all’interno del nostro circuito territoriale Vi offriamo due possibilità:
1. Produrre in Italia assumendo stabilmente residenti italiani;
2. Esportare verso l’Italia tanto quanto il Vostro Paese di residenza importerà dal nostro.
Mancando una di queste due condizioni non potrete avere accesso al nostro club. Restiamo in attesa di un Vostro rapido riscontro in considerazione della lunga lista di candidati che stiamo valutando.
Con i migliori saluti
IL POPOLO ITALIANO!
***
Ecco, questo è ciò che scriverebbe un Governo sovrano in rappresentanza degli interessi del popolo di cui è emanazione. Se non lo fa, è solo un fantoccio asservito alle lobby mondialiste.
Alberto Micalizzi

Emma Bonino: da abortista a paladina degli immigrati per “ripopolare l’italia”




Eccola la paladina degli oppressi, dei diseredati, dei poveri: Emma Bonino, con il suo caratteristico “Turbante di Soros“, ovvero il misterioso copricapo che la contraddistingue da diverso tempo.
La Bonino, ovviamente intende difendere solamente gli immigrati, mentre degli italiani se ne è occupata decisamente in passato, sterminandoli con lotte a favore dell’eutanasia e dell’aborto, tra le altre.
Ma ripercorriamo la grande amicizia con un altro simpatico personaggetto, il buon Soros, ebreo che si è salvato dallo sterminio nazista collaborando con questi ultimi, ovvero fornendogli i nomi e  i nascondigli delle proprietà dei suoi correligionari.
Con un curriculum del genere appare chiaro che i due personaggi sono destinati ad una profonda amicizia.
L’account twitter della nostra cara amica ci può dire molto in proposito, anche se frugarci dentro è una fatica pazzesca. La galassia del “Politicamente corretto” (i maledetti Picoret del cazzo, come li chiamano i miei amici di OraZero). Per maggiori ragguagli sul delizioso sodalizio tra la Bonino e Soros vi lascio all’articolo de il Primato Nazionale, che ha svolto una efficace ricerca sull’argomento (1). Ma ricapitoliamo le vari fasi della lotta politica della Bonino:
1) battaglia per il divorzio: Fatto
2) battaglia per l’aborto: Fatto
3) battaglia per la liberalizzazione delle droghe, presumibilmente leggere: ancora no, ma la finestra di Overton (2) ci insegna che presto ci riuscirà
4) femminismo – se con quello intendiamo permettere che quattro malate di mente abbiano voce -mentre il potere rimane saldamente in mano ai maschi: Fatto
(5) accettazione della teoria gender: in corso la fase finale
In particolare, per inquadrare bene il soggetto riportiamo un estratto di una sua intervista, rilasciata nel 1976 a Neera Fallaci (sorella della più famosa Oriana) (3):
«Volendo fare le cose ad arte, si usa l’aspiratore elettrico a cui mediante un tubo si attacca la cannula di Karman in plastica trasparente. Senonché l’aspiratore elettrico costa un mucchio di quattrini – mi pare 400 mila lire – a parte che pesa trasportarlo per fare aborti nelle case. Per risparmiare usiamo un’attrezzatura per l’aspirazione più rudimentale, ma che funziona benissimo lo stesso. Prima di tutto occorre un vaso, ermeticamente chiuso, dove si crea il vuoto e dove finisce il contenuto dell’utero che viene aspirato con la cannula. Io uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto marmellata. Il barattolo viene chiuso con un tappo di gomma che ha tre fori: da un buco parte il tubo di gomma in cui si inserisce il gommino della pompa da bicicletta (con la valvola interna rovesciata per aspirare aria anziché immetterla); dal secondo buco parte il tubo di gomma in cui si inserisce la cannula Karman; nel terzo si mette il manometro, per controllare la pressione che si crea nel vaso con la pompa. (…) Alle donne non importa nulla che io usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari: anzi, è un buon motivo per farsi quattro risate».
Insomma, nel 1976 ammise di aver contribuito a fare abortire oltre diecimila donne, usando una pompa da bicicletta. Meritava tanti anni di galera solo per esercizio abusivo della commissione medica, oltre che per quello che ai tempi era tecnicamente un omicidio.
E tecnicamente lo è ancora per la chiesa cattolica. Ma papa Bergoglio (scritto volutamente con la minuscola) la pensa diversamente.
Anzi, nel 2016 il papa dichiara pubblicamente che la Bonino e Napolitano sono “tra i grandi dell’Italia di oggi” (4). Teoricamente il papa dovrebbe essere cristiano, e propugnare i valori della famiglia, della vita e della purezza, e osteggiare una creatura che si è dedicata con ogni suo respiro alla distruzione dei valori cattolici. Dovrebbe segnarsi, sputare per terra, e chiamare un esorcista al solo vedere la Bonino, invece…
Ma la Bonino è “buona” dato che preferisce agli italiani –  che vuole prima abortiti da piccoli e poi  eutanasizzati da vecchi – i negri
di merda. Beh, almeno sappiamo bene chi è il nemico, adesso. La Bonino, miracolosamente guarita da un tumore ai polmoni (
l’erba cattiva non muore mai) ha ancora molte frecce al suo arco, e tante belle battaglie che svolge con il suo micropartito alleatosi con il PD. Vuole la sanatoria per i migranti, che non si possono riportare a casa “perchè non hanno documenti“.  Se non hanno documenti sono clandestini, cazzo! (5) E vanno allontanati dal paese con qualsiasi mezzo.
E inoltre occorre “ridurre il debito”. Ho capito! Gli italiani son lenti a crepare e troppo pochi accedono all’eutanasia di stato, sti poltroni… Bisogna farli morire di fame e di malattia, così possono arrivare più
negri migranti.

by Nuke di www.liberticida.altervista.org e www.orazero.org

P.S. scusate i toni, ma la Bonino mi fa veramente incazzare. Ovviamente non son neanche cattolico, volevo solo stigmatizzare una leggera dissonanza tra la Bonino e il comportamento del papa nei suoi confronti.
http://liberticida.altervista.org/emma-bonino-abortista-paladina-degli-immigrati-ripopolare-litalia/

CONFERME SULLA “CURA DI BELLA” (DALL’ESTERO)

 

Occasionalmente, da un lettore, vengo a sapere che pubblicazioni scientifiche internazionali accettano studi sul “Metodo Di Bella” – qui da noi demonizzato – del dottor Giuseppe Di Bella (il figlio) e della sua equipe.

Uno, presentato al Simposio sul Cancro al Seno tenutosi in Nuova Zelanda nell’estate scorsa, ha come titolo: “Il sinergismo di somatostatina, melatonina, retinoidi, vitamine E, D3 e C, prolattina e inibitori di estrogeni e microdosi metronomiche di ciclofosdfamide [si tratta del classico mix concepito dal padre, professor Di Bella] aumentano la sopravvivenza, la risposta obbiettiva e l’attività quotidiana – in uno studio clinico retrospettivo su 297 casi di cancro al seno”.

Quindi ormai il “Metodo Di Bella” può contare su quasi 300 casi di remissione durevole, documentati ed accettati dalla comunità oncologica. Nello studio sopra citato, si conferma che “la sopravvivenza a cinque anni” del tumore metastatico del seno, con il Metodo Di Bella, è del 69,4%: insomma che su 100 persone curate, dopo cinque anni 69 sono vive. Per contro, la sopravvivenza con le cure dei protocolli mainstream è del 26,3 per cento: ossia sono vive solo 26 persone dopo cinque anni di “cure”: dati del National Cancer Institute, la massima autorità oggettiva in questo triste campo.

Un altro studio appare su Neuroendocrinology Letters (Volume 38 No. 6 2017), di cui traduco il titolo: “Risposta obiettiva completa e stabile da 5 anni col Metodo Di Bella di un carcinoma della mammella pluri-metastatico dopo mastectomia , chemio e radioterapia”. E’ la storia clinica di una donna di 35 anni, operata e sottoposta a chemio e radio, che ha rifiutato il secondo ciclo di chemio (aveva sviluppato metastasi) e si è sottoposta al Mix Di Bella. Risulta ancora risanata dopo 5 anni.
Il cancro aumenta. Disfatta dell’oncologia.

Non sembra che gli oncologi all’estero rispondano a queste comunicazioni saltando alla gola del dottor Di Bella e collaboratori, come avviene da noi, e definendo stregonesche e senza fondamento le sue terapie. Anzi, siccome esistono siti che permettono di vedere chi, nel vasto mondo, è andato a leggere queste comunicazioni, si scopre che ha incuriosito delle notorietà internazionali di questa specialità. Se poi digitate (in inglese) le parole delle sostanze del Mix Di Bella, retinoidi, melatonina, somatostatina eccetera, scoprite che sono oggetto di centinaia di studi per la loro potenziale azione anti-tumorale, dunque il vecchio Di Bella lungi dall’essere un folle antiscientifico come è stato fatto ufficialmente passare dalla ministra della Sanità di allora, era inserito in un filone di ricerca ben preciso. Tentativi continui e grandemente finanziati, all’estero, di esplorare soluzioni alternative. S’indovina un qualche senso di disperazione nel settore oncologico: non solo il cancro non diminuisce, ma “l’incidenza e mortalità del cancro dal 1995 al 2015 hanno registrato un’imprevista e drammatica progressione. Il cancro alla mammella è in assoluto la prima causa di morte delle donne nel mondo”, si legge nel Global Burden of Disases dell’Organizzazione Mondiale di Sanità.

E’una disfatta enorme. Nonostante finanziamenti miliardari, le propagandate meraviglie della “diagnosi precoce”, super-terapie miracolose “ormai vicine”, grancasse pubblicitarie sull’imminente “vaccino per tutti i tumori”, ottimismi mediatici “il cancro oggi si cura”, insomma il rumore sociale sollevato dal business farmacologico, l’incidenza del cancro aumenta. E in modo imprevisto: che significa che nessuno capisce il perché.

“Questo drammatico incremento dell’incidenza”, scrive Di Bella, “ è la più chiara conferma dell’inefficienza degli attuali concetti e misure di prevenzione. Un fallimento di questa portata nella prevenzione e terapia dei tumori non ha ancora portato ad una profonda revisione critica delle cause, all’abbandono di strategie superate, di concezioni obsolete. L’attuale progressiva deriva speculativo commerciale della medicina ha inquinato le sue basi etico–scientifiche”. Impossibile non concordare.

Ora, è anche la conclusione a cui è giunta una Onlus austriaca che si chiama VVF Mare Nostrum (Verein zur Förderung der Forschung Mare Nostrum e.V. “, che sul suo sito si presenta in latino: trattasi di “ Societas ad scientiam promovendam”, con sede Vindobona (Vienna) ed è”associatio Non Profit”, la quale si propone di revisionare le “invenzioni ostacolate” : perché “Res inventa tota revelanda est”, onde valutarne la validità e applicazione per pubblica utilità”. Questa Onlus, che è nata da un lascito originario di Carlo, ultimo imperatore d’Austria (successe al caro Francesco Giuseppe da 1916 al 1919) e morto in esilio in Portogallo nel 1922, dopo una vita di preghiera offrendo il suo sacrificio “per i suoi popoli”. E’ stato beatificato nel 2004 da Papa Woytjla che ne ha sottolineato la qualità di “ promulgatore dell’assisten17005 Di Bella, Giuseppe – Notification of Abstract Acceptanceza sociale, un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica!».

http://www.vff-marenostrum.org/

Questo sito ha indagato non sulla validità scientifica del metodo Di Bella, ma su come sia avvenuta la sua supposta sperimentazione a cura del Ministero della Sanità italiana ai tempi di Rosy Bindi. Incontrando, diciamo, difficoltà ad ottenere la documentazione. Ha anche prodotto un trailer, “La Terapia Di Bella” – 20 anni dopo ( 1997 – 2017 ) su Vimeo a cui rimandiamo.https://vimeo.com/232317673


Perché la Melatonina “coniugata”

Nell’attesa, mi sono incuriosito dell’adozione della melatonina. Questa sostanza che viene ormai venduta in libera vendita (è innocua) anche nei supermercati per ottenere un sonno naturale, ai tempi di Rosy Bindi fu addirittura vietata, prescrivibile solo in ospedale, i pazienti di Di Bella furono costretti a procurarsela in Svizzera….

Tuttavia, la melatonina del professore era diversa da quella in vendita. Di Bella la ha coniugata con adenosina e glicina. Ho chiesto il perché, e la risposta è stata: la melatonina è poco solubile in acqua alle temperature corporee; l’adenosina la rende idrosolubile , e con la glicina come isotonico, utilizzabile per le flebo nelle somministrazioni ad alte dosi che sono spesso necessarie per le sue funzioni anti-cancro. Funzioni che sono più importanti (e scientificamente documentate) che quella di coadiutore del sonno, la ragione per cui viene commercializzata, “di tutte le sue qualità probabilmente la meno importante”. La bio-disponibilità viene aumentata enormemente dalla preparazione Di Bella, che la rende solubile in acqua a concentrazioni in cui la melatonina senza adenosina precipiterebbe.

Per il vecchio Di Bella, qualunque trattamento di immuno-modulazione, differenziazione e anti-proliferazione che non includa Melatonina “è incapace di curare e stabilizzare un tumore; è condizione necessaria ma non sufficiente”.

Già solo l’intelligenza di questa preparazione meriterebbe alla memoria di Di Bella un grato ricordo anche come farmacologo.



La ratio del suo funzionamento e il metodo da usare per produrla, sono reperibili nella sede più ufficiale che si possa immaginare, il National Cancer Institute:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29369596

(Melatonin with adenosine solubilized in water and stabilized with glycine for oncological treatment – technical preparation, effectivity and clinical findings)

Tuttavia in Italia bisogna andare in certe farmacie per farselo preparare, sussurrando a mezza bocca, manco si ordinasse oppio – anzi procurarsi coca e crack è più facile. E’ un galenico, quindi poco redditizio per le grandi farmaceutiche. E tuttavia, per i pazienti che decidono di tentare questa strada, la terapia è “costosa”, non perché lo sia (costerà un decimo dei protocolli chemio), ma perché è tutta a carico del paziente, poiché il Servizio Sanitario nazionale non la passa, e il trattamento pare essere almeno di sei mesi. Un’altra difficoltà è che certe somministrazioni notturne con siringa a tempo sono complesse da far a casa. Ma non esiste una clinica Di Bella. Ed è questo uno dei motivi – o pretesti – con cui certi studi clinici del team sono stati rifiutati da certe pubblicazioni: richiedevano “il Comitato etico” e “il gruppo di controllo” (ossia la parte dei pazienti a cui venisse somministrato placebo, per confrontare i risultati): due cose per cui occorre un ospedale. Non resta che sperare nell’intercessione del beato Carlo imperator Vindibonensis. 


Fonte
https://www.maurizioblondet.it/conferme-sulla-cura-bella-dallestero/
http://altrarealta.blogspot.it/

TERREMOTO, GENTILONI: ‘RICOSTRUZIONE PRIORITÀ DEL GOVERNO’ (LO HA DETTO DAVVERO)

TERREMOTO, GENTILONI: ‘RICOSTRUZIONE PRIORITÀ DEL GOVERNO’ (LO HA DETTO DAVVERO)

PIEVE TORINA (MACERATA) – “La ricostruzione post terremoto resta una priorità nell’agenda del Governo finché resterà in carica e faremo tutti gli sforzi possibili per affrontare e superare le difficoltà ancora esistenti, a cominciare da quelle climatiche come si può vedere dalla neve che cade“.
Lo ha detto ieri il premier Paolo Gentiloni al termine della cabina di regia della struttura commissariale per la ricostruzione post sisma a Pieve Torina. “Domani – ha annunciato – il Consiglio dei Ministri prorogherà le diverse norme dello stato di emergenza e questo ha risvolti importanti sul piano economico e nei rapporti di lavoro, oltre che su interventi mirati per la ricostruzione”.
“Sono state messe a punto anche ordinanze utili a sincronizzare gli interventi con i precedenti terremoti – ha aggiunto -, quelli del 1997 nelle Marche e poi quelli de L’Aquila e di Marsciano in Umbria”. La commissaria alla ricostruzione Paola De Micheli (esperta in pomodori e conserve, ndr) ha annunciato che si andrà a verificare quale sisma ha provocato il danno preminente.


via ImolaOggi
http://www.stopeuro.news/terremoto-gentiloni-ricostruzione-priorita-del-governo-lo-ha-detto-davvero/