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venerdì 30 marzo 2018

Lettera di solidarietà alla rappresentanza consolare russa in Italia



ALLA CORTESE ATTENZIONE DEL CONSOLE RUSSO(Consolato di Genova)
Con la presente mail, il Circolo La Terra dei Padri di Modena vuole esprimere la sua solidarietà al popolo ed al Governo della Russia contro la vergognosa e strumentale campagna di accuse e di ostilità che la Gran Bretagna, gli USA e gli altri paesi atlantisti hanno creato contro la Russia, sulla base di una evidente provocazione prefabbricata ad arte.
Consideriamo la Russia un paese amico e legato da molti vincoli culturali e storici con il popolo italiano ed abbiamo avuto l’onore di condividere con cittadini russi iniziative e visioni coincidenti a favore della pace fra i popoli e la stabilità internazionale .
Noi, come molti altri cittadini italiani, siamo grati alla Russsia ed al presidente Vladimir Putin per il suo decisivo contributo fornito alla lotta contro il terrorismo ed a favore dell’indipendenza dei popoli di fronte ai poteri egemonici imperiali che pretendono di imporre una visione unipolare del mondo e siamo sicuri che la nostra stessa gratitudine è condivisa da tutti coloro che hanno plaudito alle azioni russe effettuate a favore del popolo siriano nella sua strenua resistenza all’aggressione imperialista ed alla barbara ondata terroristica, alimentata dalle centrali del potere dominante.
Risulta incredibile che il nostro governo si accodi ancora una volta a tutte le menzogne inventate dagli anglo-USA, dalle “armi di distruzione di massa”, con la fialetta di Colin Powel esibita all’ONU, alla provocazione dell’attacco chimico in Siria (smentita da fonti indipendenti come il Mit di Boston), senza quel minimo di dignità richiesta ad un governo che dovrebbe rappresentare una nazione sovrana.
Pilota russo, Roman Filippov, morto da eroe in Siria
Siamo inoltre certi che proprio l’intervento russo a favore del popolo siriano abbia motivato gli ingiusti e pretestuosi attacchi che la Russia sta subendo in questi giorni e, come cittadini italiani e uomini liberi, ci vergognamo profondamente per l’atteggiamento servile del nostro governo che si è piegato al ricatto dei poteri atlantisti nel decretare l’espulsione di diplomatici russi.
Questo governo non ci rappresenta. Auspichiamo che il nuovo governo possa effettuare finalmente un cambio di rotta e si liberi dalla sindrome del servilismo verso i poteri atlantisti che ha contraddistinto gli ultimi governi di Roma.
Che viva sempre la Grande Russia a favore della pace e dell’amicizia fra i popoli.
Circolo La Terra dei Padri
VIa Biondo 297
Modena
fontehttps://www.controinformazione.info/lettera-di-solidarieta-alla-rappresentanza-consolare-russa-in-italia/# 

MARZO 1999: RICORDARE L'AGGRESSIONE NATO ALLA SERBIA



24 Marzo 1999 – Marzo 2018 : NOI NON DIMENTICHIAMO
“…la guerra non è una canzone, che si può dimenticare
la guerra è una favola funesta, che ogni giorno si manifesta…” (Milena N. Kosovo, 12 anni)
——
“…Ho appena dato mandato al comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale Clark, di avviare le operazioni d’aria (ndt: bombardamenti aerei…) sulla Repubblica Federale di Jugoslavia   …Tutti gli sforzi per raggiungere una soluzione politica negoziata alla crisi del Kosovo sono falliti e non ci sono alternative all’intraprendere l’azione militare…”.
Così, il 23 marzo 1999, l’allora Segretario generale della NATO J. Solana, davanti ai mass media del mondo, decretava l’inizio della fine della “piccola” Jugoslavia e del popolo serbo in particolare…


L’aggressione alla Repubblica Federale di Jugoslavia/ Serbia…era motivata dalla necessità di fermare una “pulizia etnica”, un “genocidio” e ripristinare i “diritti umani” nella provincia. Perché queste furono le tre basi fondanti su cui la cosiddetta Comunità Internazionale: cioè gli otto paesi più ricchi della Terra, cioè il loro braccio armato, la NATO (in quanto i governi dei 2/3 dell’umanità tra voti contrari e astensioni, erano contrari alla guerra) hanno decretato l’aggressione alla Jugoslavia il 24 Marzo 1999.
La realtà sul campo è esattamente il contrario delle verità ufficiali raccontate dalla NATO, dall’UNMIK, dall’OSCE o dalla cosiddetta Comunità Internazionale.

Dopo 19 anni dove sono la cosiddetta “pulizia etnica”, il “genocidio”, “le fosse comuni” con le decine di migliaia di albanesi kosovari dentro?
Quando, secondo i documenti CIA, FBI, OSCE, Unmik, NATO….a tutt’oggi:
sono stati ritrovati 2108 corpi di tutte le etnie;
secondo l’UNCHR i primi profughi sono stati registrati il 27 marzo 1999, cioè 3 giorni dopo l’inizio dei bombardamenti;
sono stati uccisi dal giugno ’99 in poi 3.000 serbi, rom, albanesi jugoslavisti, e di altre minoranze; sono stati rapiti 1300 serbi; oggi si sa (tramite le memorie della ex procuratrice del tribunale dell’Aja per la Yugoslavia, Carla Del Ponte) che loro sapevano dei 300 serbi rapiti dalle forze terroriste dell’UCK portati in Albania per estirpare loro gli organi ad uno ad uno.
Ora viviamo come in gabbia, prigionieri, ma gli stranieri dicono che siamo liberi…”. Jovan 10anni, enclave di Gorazdevac, Kosovo
24 marzo 2018 – Anniversario dell’aggressione della NATO alla Repubblica Federale Jugoslava
Il 24 marzo, ricorrono 19 anni dall’inizio dell’aggressione NATO alla Repubblica Federale di Jugoslavia.
Durante questa aggressione, che è durata 78 giorni, migliaia sono state le vittime, un gran numero sono state feriti e resi invalidi permanentemente.
Durante l’aggressione NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia dal 24 marzo al 10 giugno 1999, l’aviazione della NATO ha effettuato numerosi attacchi, bombardando civili e obiettivi non militari.
Molti bambini sono periti durante questi attacchi, e sono anche morti molti malati ricoverati negli ospedali, passanti, persone nelle strade, nei mercati, nelle colonne dei profughi.
Sono stati distrutti ospedali, abitazioni, scuole, ponti, chiese, monasteri.
Questi attacchi sono stati cinicamente definiti dagli ufficiali della NATO come danni collaterali, benché si trattasse di attacchi il cui obiettivo era di distruggere il morale della popolazione con l’intimidazione intenzionale come strumento.
Ecco alcuni esempi di bombardamenti in cui le vittime sono stati i civili :
- 4 aprile : stazione di riscaldamento urbano a Belgrado (un morto)
- 12 aprile : treno viaggiatori nella gola di Grdelica (20 morti)
- 14 aprile : una colonna di profughi in Kosovo (73 morti)
- 23 aprile : la sede della Radio-Televisione di Serbia (16morti)
- 1 maggio : un ponte in Kosovo (39 morti)
- 3 maggio : un bus nei pressi del villaggio Savine Vode in Kossovo (17 morti)
- 7 maggio : la città di Nis (17 morti)
- 8 maggio : un ponte a Nis (2 morti)
- 13 maggio : un campo profughi in Kosovo (tra 48 e 97 morti)
- 19 e 21 maggio : la prigione Durava nel Kosovo (23 morti)
- 30 maggio : il ponte nella città di Varvarin sul fiume Morava, durante una religiosa (10 morti tra i quali una liceale Sanja Milenkovic e un prete della locale chiesa)
Non è che un piccolo numero delle vittime civili dell’aggressione NATO.
Come esseri umani e come persone coscienti, abbiamo un obbligo morale di rendere omaggio a queste vittime e a tutte le altre vittime dell’aggressione.
In questa lunga lista di vittime menzioniamo la piccola Milica Rakic, una bimba di 2 anni della periferia di Belgrado, così come le piccole vittime della bombardamento della sezione infantile dell’ospedale Misovic a Belgrado e molti altri.
La rete stradale e ferroviaria distrutte, altrettanto un gran numero di fabbriche, di scuole, ospedali, installazioni petrolchimiche, di monumenti e siti culturali.
Il danno diretto è stato stimato in 100 miliardi di dollari americani.
Intere regioni della Serbia e in particolar modo, il Kosovo sono stati inquinati a causa dell’uso dell’uranio impoverito.
Le conseguenze per la popolazione e soprattutto per i nuovi nati si manifestano in orrende malformazioni che si acutizzano con il passare del tempo. Decine di migliaia di serbi resistenti, continuano a vivere in enclavi, tuttora protetti per evitare violenze ed assalti.
L’aggressione della NATO contro la R.F. di Jugoslavia ha rappresentato un colpo senza precedenti all’ordine giudiziario internazionale, ai principi delle relazioni internazionali e alla carta delle Nazioni Unite.
A seguito delle motivazione e delle sue conseguenze, quest’aggressione ha rappresentato il primo avvenimento globale più importante dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Si è trattato di una guerra contro l’Europa, le cui conseguenze si vedono oggi.
L’aggressione contro la Jugoslavia ha lastricato la strada per l’utilizzo unilaterale della forza nelle relazioni internazionali ed ai successivi attacchi all’Afghanistan, all’Iraq, alla Siria, alla Libia e in questi mesi i venti di guerra sono in Ucraina, ai confini della Russia.
Durante questa aggressione una stretta alleanza tra la NATO e l’organizzazione terroristica, chiamata Armata di Liberazione del Kosovo (UCK) è stata realizzata, garantendo a questi ultimi la trasformazione da terroristi a governanti dell’attuale stato fantoccio del Kosovo.
Le conseguenze di questa alleanza si sono continuate a manifestare anche in questi 16 anni, attraverso la continuazione di forme di intimidazione e terrorismo contro la popolazione serba ed ogni altra popolazione non albanese in Kosovo e Metohija; tra cui anche attacchi e distruzioni di monumenti della cultura cristiana, antifascista e jugoslavista.
La dimostrazione più evidente di tutto quanto sopra descritto sono stati gli avvenimenti accaduti dal 17 al 19 marzo 2004, quando i terroristi albanesi hanno cacciato altre migliaia di serbi dalle proprie case e distrutto altre 35 chiese e monasteri serbi risalenti al medio evo.
Le conseguenze di questa aggressione sono molteplici:
presenza e rete di collegamenti e di cellule jihadiste nei Balcani, sono documentati in alcune centinaia gli jihadisti kosovari partiti da lì per la Siria e la Libia, in questi ultimi anni.
L’impossibilità a tutt’oggi del rientro in Kosovo di 250.000 tra serbi e altre minoranze non albanesi, che furono cacciati dopo l’arrivo dell’UNMIK e della KFOR.
Pochissimi dei 150, tra chiese e monasteri, che sono stati distrutti, dal 10 giugno 1999, è stato ricostruito e tutto ciò malgrado le promesse fatte.
Sono tutti indifferenti nei confronti di tutto ciò ?
I Balcani, la Serbia e i paesi della regione necessitano di pace, di stabilità e di sviluppo.
Tutto ciò è possibile solo nel rispetto delle risoluzioni dell’ONU, sancite tra le parti nel 2000, alla cessazione dei bombardamenti, in particolare la Risoluzione 1244 che assicurava le garanzie ed i diritti uguali per tutte le popolazioni dell’area.
MA ESSA E’ TUTTORA CALPESTATA E RIMOSSA.
*****
Articolo a cura di Enrico Vigna, 24 marzo 2018
Forum di Belgrado per un Mondo di EgualiForum Belgrado Italia – Assoc. SOS Yugoslavia-SOS Kosovo MetohijaS.O.S. YugoslaviaS.O.S. KOSOVO METOHIJA
http://sakeritalia.it/europa/serbia/24-marzo-1999-marzo-2018-noi-non-dimentichiamo/


http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=6377

giovedì 29 marzo 2018

Strane cose accadono ai paesi europei che resistono all’assalto di George Soros



di Alex Gorka
Strane cose accadono nell’Europa orientale e centrale che non vengono menzionate nei media. Due capi di stato, i premiers della Slovenia e della Slovacchia, hanno rassegnato le dimissioni quasi contemporaneamente. Il primo ministro slovacco Robert Fico è stato vittima dello scandalo per l’omicidio di Jan Kuciak, un giornalista che stava indagando sulla corruzione del governo. Il primo ministro ha dovuto dimettersi durante le proteste di massa.
Fico era noto per il suo sostegno a un rafforzamento del Visegrad Group (il gruppo dei paesi dell’Est anti-EU). Lui stesso si era opposto a Bruxelles su molte questioni. Vale la pena notare che Fico è il premier europeo ha chiesto di abolire le sanzioni e migliorare i rapporti con Mosca. Il premier era fermamente convinto che la Russia fosse un partner affidabile per l’energia .
Sarà una coincidenza che sia stato costretto a rassegnare le dimissioni in mezzo alla campagna anti-Russia innescata dal caso Skripal e altre storie chiaramente inventate utilizzate come falsi pretesti per incessanti attacchi contro Mosca? Fico non era forse considerato una minaccia per la cosiddetta unità dell’UE contro la Russia? Lo era sicuramente.
Il primo ministro slovacco non ha nascosto il fatto che la sua decisione è stata presa sotto forte pressione . L’estromissione è stata progettata da forze esterne, incluso il miliardario “filantropo” George Soros . Ad esempio, il presidente slovacco Andrej Kiska ha avuto un incontro privato con il miliardario nel settembre 2017. Si è trattato di una conversazione privata . Nessun diplomatico slovacco era presente durante l’incontro. Non si sa quali siano stati gli argomenti trattati.
Secondo il ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajčák, “George Soros è un uomo che ha avuto una grande influenza sullo sviluppo dell’Europa centrale e orientale e oltre. Questo è un fatto che non può essere messo in discussione. “Il premier ungherese Viktor Orbán ha detto questo sull’evento:” George Soros e la sua rete stanno sfruttando ogni possibile occasione per rovesciare i governi che stanno resistendo all’immigrazione “.
Il premier sloveno Miro Cerar è stato attaccato da Soros per la sua opposizione alla politica dell’UE in materia di immigrazione . George Soros non nascondeva il fatto di essere un ardente avversario della posizione di Miro Cerar. “E ‘un obbligo per l’Europa a ricevere i migranti”, come il finanziere statunitense ha preteso di insegnare agli europei. Ora anche il premier sloveno deve dimettersi, dopo che i risultati di un referendum su un progetto economico chiave sono stati annullati dalla Corte Suprema e gli attacchi dei media sulla sua posizione riguardo ai richiedenti asilo si sono intensificati. Con Cerar non più al timone, il movimento di opposizione alla dittatura di Bruxelles si è indebolito.
Chi è il prossimo? Probabilmente l’Ungheria, che è diventata un bersaglio per gli attacchi di Soros . Il miliardario americano ha investito oltre $ 400 milioni nel suo paese natale dal 1989. Ha anche annunciato la sua intenzione di influenzare la campagna elettorale ungherese e ha impiegato 2.000 persone a tale scopo. Il governo vuole che le sue proposte di leggi ” Stop Soros ” diventino leggi. Senza dubbio l’Ungheria verrà attaccata duramente per essersi opposta alla rete del finanziatore.
Viktor Orban, Ungheria
Bruxelles solleverà una protesta e si lamenterà, criticando il “regime antidemocratico” che governa il paese. Le prossime elezioni parlamentari in Ungheria si terranno l’8 aprile 2018. Sarà una dura lotta per preservare l’indipendenza e allo stesso tempo contrastare i tentativi di imporre la pressione degli Stati Uniti attraverso le ONG e le istituzioni educative sostenute da Soros.
Le attività di Soros sono anche consolidate nella Repubblica Ceca. Il presidente ceco Milos Zeman ha accusato i gruppi affiliati a Soros di intromettersi negli affari interni della sua nazione (anche Zeman è un forte oppositore di Bruxelles). Inoltre Il finanziere esorta l’UE a fare pressioni sulla Polonia per costringerla a “preservare lo stato di diritto” (secondo la UE sarebbe violato dalle nuove leggi emanate dal governo di Varsavia).
Manifesti contro Soros in Ungheria
Anche la Macedonia, il piccolo stato, resiste alle attività sovversive, ispirate dalla rete del miliardario, che mirano ad un cambio di regime. La “rete Soros” ha una grande influenza sul Parlamento europeo e altre istituzioni. La lista scandalosa degli alleati di Soros comprende 226 deputati al Parlamento su 751. Un terzo dei membri – pensateci! Se quella non è corruzione, allora che cos’è? I legislatori che sono influenzati dall’estero ballano al ritmo di Soros. Fanno quello che gli viene detto, che include l’isteria anti-Russia e il favoreggiamento delle migrazioni.
Mosca ha una sua storia di rapporti con la rete Soros. Nel 2015, l’Open Society Institute di George Soros è stato espulso da quel paese come “organizzazione indesiderabile” che era stata istituita per rafforzare l’influenza degli Stati Uniti nel paese slavo.
Sarebbe davvero ingenuo pensare che Soros agisca da solo. È un segreto di Pulcinella che il governo degli Stati Uniti interferisce in modo flagrante negli affari interni di altri paesi usando il miliardario come veicolo o quinta colonna. L’Europa è un concorrente degli Stati Uniti che deve essere indebolito. L’USAID e la rete di Soros collaborano spesso per perseguire obiettivi comuni. Nel marzo 2017, sei senatori statunitensi hanno firmato una lettera in cui chiedevano al Dipartimento di Stato di esaminare i finanziamenti governativi delle organizzazioni sostenute da Soros. Ma quegli sforzi non sono andati da nessuna parte, Foggy Bottom è sempre dalla parte di Soros , qualunque cosa accada.
Molti paesi europei sono impegnati in una feroce battaglia per proteggere la loro indipendenza. L’impero del finanziere sta tentennando un po ‘per conquistare l’Europa con tangenti e sovversive versate dalla sua rete di ONG. Questi paesi dell’Est Europa e la Russia stanno resistendo alla stessa minaccia. Forse è questo il motivo per cui le sanzioni contro la Russia sono così impopolari tra molti politici dell’Europa orientale.
La Bonino premiata da George Soros
Nota: La rete di Soros è estesa anche in Italia in modo palese ed occulto, si tratta di una rete estesa ed intricata con vari collegamenti e diramazioni.
Questa include ex ministri come la Bonino (esteri) e la Kyenge (ex ministro integrazione), entrambe direttamente responsabili per la gestione dei flussi migratori accettati dall’Italia negli ultimi anni, oltre a vari esponenti del PD e della sinistra. Vengono finanziati anche gruppi che sostengono la manipolazione e la censura sui media in tema di migranti, il supporto legale e pubblicazioni varie. I bilanci sono pubblicati solo in pochi casi.
Soros-network
Il perno principale della rete è la Open Society ed la finalità è quella di usare leggi anti-discriminazioni per promuovere l’abolizione dei confini e l’immigrazione illimitata. L’idea è apertamente dichiarata nei manifesti di diverse organizzazioni. Altro tema ricorrente è quella della promozione del proprio approccio estremista come ‘’basato sui fatti’’ e ‘’di buon senso’’ per mantenere un’aura di credibilità scientifica, tuttavia suggerendo interpretazioni soggettive ed ideologiche dei dati o omettendo informazioni. Un esempio è la richiesta di omettere la nazionalità dei criminali, l’equivalente di ammettere che il problema esiste, ma non si deve parlarne. L’atteggiamento è tipico di regimi totalitari, non democratici e certamente non ‘’società aperte’’. Un’altro obiettivo della rete ultimamamente è quello di ottenere lapprovazione dello Jus Soli dal Parlamento italiano.
Inoltre sono in azione una serie di ONG che agevolano il trasferimento dei migranti nel Mediterraneo dal nord Africa alle coste italiane. Tramite fondi, pubblicazioni, conferenze, ricerche o canali di informazione per i migranti, la rete produce un efficace sostegno per i migranti, indipendentemente dal fatto che siano legali o meno. A questo si aggiunge una attività di propaganda per le migraizoni fatta in alcuni paesi dell’Africa sub sahariana.
Traduzione e nota: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/strane-cose-accadono-ai-paesi-europei-che-resistono-allassalto-di-george-soros/

Nicolai Lilin"Londra attacca Mosca ma lecca i piedi ai sauditi".

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Gianluca Savoini intervista Nicolai Lilin - #Skripal? Lo hanno avvelenato gli inglesi per creare russofobia ovunque

Intervista per il quotidiano #Libero

"Il "caso Skripal" è un grave atto di sabotaggio a danno della #Russia. Di spionaggio un poco me ne intendo e quello che è accaduto a #Salisbury serve, nelle intenzioni di chi ha colpito con gas nervino, a dividere ulteriormente l'#Europa dalla Russia di#Putin. Sapete perchè gli inglesi non tirano fuori le prove che incolperebbero i russi? Perchè saranno stati gli inglesi a
colpire Skripal e sua figlia. Gli inglesi o i loro amici americani".

La staffilata arriva non del tutto imprevista, visto che a pronunciarla è uno scrittore di successo abituato a parlare chiaro: Nicolai Lilin. L'autore del best seller "Educazione siberiana", da cui il regista #Salvatoresha tratto un film, ha da poco pubblicato un nuovo libro ("Il marchio ribelle", Einaudi) e
punta il dito contro l'Unione Europea, a suo dire succube di una "retorica scadente e ipocrita dettata dalle grandi oligarchie occidentali".

"Anche l'#Italia si è accodata al diktat dell'#Ue - si rammarica Lilin -. Un governo dimissionato ha cacciato due funzionari dell'ambasciata russa di#Roma - continua Lilin -. Da cittadino italiano di origine russa sono allibito e molto arrabbiato. Anche perchè #Gentiloni e soci si dicono di sinistra, ma si comportano come i peggiori fascisti: invece di cercare il dialogo, cacciano
persone che non hanno fatto nulla di male contro l'Italia".

Prima di arrivare in Italia e diventare uno scrittore famoso, lei ha fatto un servizio militare molto duro e conosce la materia.
Perchè accusa gli inglesi?

"Perchè i servizi di sicurezza nemmeno nei film di serie B eliminano le persone gettando gas nervino, ci sono metodi molto più semplici e diretti. Lo ripeto: gli inglesi hanno colpito questa persona ormai fuori dal giro da anni per creare un solco profondo tra#Mosca e l'Occidente. Giocano sporco. Le oligarchie occidentali hanno paura del libero mercato, proprio loro che lo hanno sempre esaltato a parole. La Russia e anche la #Cina oggi fanno paura a livello non soltanto geopolitico, ma anche economico- commerciale ed ecco che si creano queste
terribili bufale".

I britannici finora non hanno mostrato le prove del coinvolgimento russo. Eppure...

"Eppure i maggiordomi delle oligarchie occidentali hanno chinato subito il capo e attaccato la Russia. Dopo tre giorni dal fattaccio, io ho chiesto alle autorità inglesi di mostrare documentazione e prove chiare. Ovviamente non esistono e mi hanno risposto che loro non possono condividere la documentazione in loro possesso. Siamo al paradosso ipocrita! Senza prove si accusa la Russia. Come si fece per attaccare l'#Iraq di#Saddam Hussein. Ricordate il segretario di stato Colin #Powell che in diretta mondovisione mostra una provetta di veleno che
sarebbe stato utilizzato dal leader iracheno contro la popolazione? Anni dopo si è saputo che era tutto un vergognoso falso, ma intanto l'Iraq è stato spianato dagli americani, Saddam impiccato e ci sono state migliaia e migliaia di morti in quel paese. Adesso il copione si ripete, stavolta contro i russi".

L'#Austria e la #Slovacchia non hanno ubbidito alla richiesta di #Londra e di #Bruxelles.

"Hanno fatto bene. Avrei voluto che anche l'Italia, paese che amo, si fosse sottratta a questa folle decisione. Ma il governo di centrosinistra non ha mai voluto fare gli interessi degli italiani. Quelli rispondono ad altri poteri, al mondo della finanza corrotta, ai grandi interessi globalisti, ai vari George#Soros e burattinai simili. Per fortuna gli elettori li hanno mandati a casa. Ho
letto con piacere le dichiarazioni critiche di #Salvini e della #Meloni. Forse finalmente ci sarà un governo di persone con la schiena dritta e soprattutto che cercano il dialogo con gli altri paesi e non lo scontro senza un vero motivo. L'Italia secondo me è veramente l'ombelico del mondo, è terra di unione e di
confronto positivo. Invece certi politici hanno svenduto le radici profonde dell'Italia. Poi è veramente schifoso il doppiopesisimo che usano i leader occidentali".

A cosa si riferisce?

"Hanno fatto tutti a gara nei giorni scorsi a baciare le terga del monarca saudita in missione in Europa. Stiamo parlando di un rappresentante di uno stato che ha finanziato i terroristi dell'#Isis, che massacra gli yemeniti, che se ne frega dei diritti civili nel suo paese. Stiamo parlando dell'Arabia Saudita! Con
lui tappetini rossi, con la Russia invece pedate nel sedere e continue critiche a Putin. Che non sarà un santo (del resto chi lo è?) ma molto più democratico del monarca saudita sicuramente sì. Povero Occidente. La gente però sta capendo la situazione e le elezioni italiano lo dimostrano. Lo spero per l'avvenire nostro e dei nostri figli".

Marco Travaglio alla Casellati: "Lei dice puttanate"


mercoledì 28 marzo 2018

I ricatti e le mosse degli Usa contro la Russia (via Ue)



DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net
Gli Stati Uniti continuano a punzecchiare e ad attaccare la Russia, usando nel suo piano anche l’Europa, mediante una strategia non molto limpida
Per carità di patria, evito di toccare l’argomento della vergognosa pantomima politica consumatasi a Camera e Senato nel fine settimana: se questo è il nuovo che avanza, non stupisce che BlackRock abbia annunciato vendita sistematica e altrettanto sistematico mantenimento al largo dei loro portafogli di investimento dai Btp italiani. Ma siccome è stato il popolo italiano a creare le condizioni di questo disastro con il suo libero voto, così sia. Ci sarà tempo per piangere e maledire il 4 marzo. Ci sono, però, cose più importanti che si sono mosse e continuano a muoversi sotto traccia sui mercati e nelle stanze della politica che conta davvero. Oltre che nelle strade della nostra Europa, soprattutto quelle francesi.
E partiamo proprio da qui, dal ritorno dell’Isis sulla scena europea che avevo facilmente anticipato la scorsa settimana: certe centrali di potere parallelo sono sì potenti e segrete ma anche abbastanza scontate nelle loro mosse, almeno quelle più eclatanti. Oggi i media glorificano, giustamente, il sacrificio del gendarme eroe e avanzano arditi collegamenti fra il terrorista del supermarket e il commando dell’attacco sulla Rambla di Barcellona dello scorso agosto, ma restano i fatti: il 26enne di origine marocchina era noto ai servizi, era un “Fiche S”, un sorvegliato per radicalizzazione ma con precedenti solo per reati comuni. Un classico: delinquente da poco che scopre la via della salvezza in moschea o in galera e decide di entrare in azione come lupo solitario. Non a caso, l’Isis ha subito rivendicato come propria l’azione, dopo mesi e mesi di silenzio.
Questa volta non è stato necessario ritrovare il passaporto in bella vista per scoprire tutto del terrorista della porta accanto, sappiamo addirittura che prima di entrare in azione ha accompagnato a scuola la sorellina minore. D’altronde, come nella migliore tradizione, è stato ucciso: e i morti non parlano. Ma lo ha fatto prima, parecchio: ha rivendicato la sua azione come vendetta per la Siria e chiesto la liberazione di Salah Abdelslam, l’unico sopravvissuto dell’attacco al Bataclan, ora sotto processo, prima che le teste di cuoio lo facessero secco. Due riferimenti chiari: uno all’attualità geopolitica, tornata prepotentemente a galla in queste settimane, con i russi che per le tv occidentali hanno ricominciato a fare strage di civili con i loro raid aerei fuori Damasco. Quindi, oltre che avvelenatori di spie, anche assassini a sangue freddo di studenti innocenti (chissà chi ha instradato quei ragazzi verso un’area soggetto ad attacchi aerei, tramutandoli in bersaglio?). Poi, Abdelslam, un nome che deve tornare a fare paura, dopo che il suo processo si è tramutato in una scena muta e il suo avvocato difensore a rinunciato al mandato, definendo l’assistito «intelligente quanto un posacenere»: ma capace prima di essere a capo di un commando che fa 130 morti in piena Parigi e poi di fare la primula rossa tra Francia e Belgio per settimana, scappando anche dentro un armadio. Sarà. Ma se Abdelslam viene “riabilitato” nel suo ruolo di combattente dell’Isis in questo modo, allora il suo nome torna sulle pagine dei giornali, insieme al ricordo nel Paese e nella cittadinanza del massacro parigino di quella notte di novembre: paura generalizzata a buon mercato, una manna.
Perché? Perché le prime pagine dei giornali nelle edicole francesi venerdì mattina, giorno dell’attentato a Carcassone, erano terribili e divise equamente in due: l’arresto di Nicolas Sarkozy per l’affaire delle tangenti libiche e le manifestazioni di masse dei sindacati contro le politiche economiche di Macron, culminate a Parigi in violenti scontri fra casseurs e polizia. Vuoi mettere le prime pagine di sabato, tipo questa: certo, Sarkozy e i suoi guai sono ancora presenti ma in piccolo, mentre l’apertura è dedicata al ritorno della minaccia islamica.
Ma c’è anche altro, come vedete: Trump che infarcisce ulteriormente il suo gabinetto di falchi neo-con con l’arrivo di John Bolton come consigliere per la Sicurezza nazionale al posto di Raymond McMaster, nemmeno a dirlo licenziato con un tweet. E qual è uno dei chiodi fissi di Bolton? La distruzione dell’accordo sul nucleare con l’Iran sponsorizzato da Barack Obama, quindi un bel guerrafondaio a fare da spalle alle decisioni di un folle e del Deep State che lo muove come un burattino, dal Pentagono in là. Caso strano, domenica all’alba, forse ringalluzzita da questo ennesimo rimpasto alla Casa Bianca, l’aeronautica israeliana ha bombardato con un drone un campo di Hamas e a Gaza e, contemporaneamente, gli Usa hanno colpito una riunione di capi di Al Qaeda in Libia. Warfare in fase di riscaldamento, l’economia richiede guerra. Ecco quindi che torna strumentale la minaccia islamista, sia interna che estera. E tutto con timing perfetto.
Prendiamo proprio l’attacco nel sud della Francia. Non solo ha rinnovato l’esistenza di un fantasma che ha aleggiato per mesi nella società transalpina, garantendo mano libera al potere attraverso lo stato di emergenza post-Bataclan (non a caso, messo in Costituzione a livello di poteri speciali, un po’ come a noi è stato imposto il pareggio di bilancio), ma ha anche sortito un duplice effetto politico: ha silenziato il malcontento popolare verso la politica economica di Emmanuel Macron ma anche tolto un po’ dai riflettori Nicolas Sarkozy, il quale non solo è stato fedele servitore degli interessi Usa quando era all’Eliseo, ma che potrebbe fungere da sgradevole detonatore per il ritorno in auge della vicenda libica, ivi compreso lo strano assalto all’ambasciata Usa di Bengasi e la storiaccia delle armi per i “ribelli” siriani che partivano proprio da pertinenze che facevano capo al Dipartimento di Stato, guidato all’epoca da Hillary Clinton attraverso le sue mail incriminate e il suo server privato.
E il secondo effetto? Mandare un monito a Macron: basta con la tiepidezza verso Mosca sulla questione della spia russa avvelenata, occorre schierarsi decisamente al fianco della posizione parossistica di Londra. E, guarda caso, al vertice Ue proprio di venerdì, abbandonato in fretta e furia da Macron per tornare in patria, cosa è stato deciso? L’Ue sta valutando misure ritorsive contro la Russia, compresa l’espulsione di diplomatici e Angela Merkel ha annunciato un pacchetto di misure particolari al riguardo, concordate proprio con la Francia a livello bilaterale. D’altronde, il terrorista di Carcassone ha motivato il suo gesto come ritorsione per le stragi in Siria, perpetrate dall’esercito di Assad e dai guai cattivoni dei suoi alleati russi. Il tutto, con il sottofondo di stragi di civili fra Damasco ed Est Goutha. D’altronde, nelle stesse ore e allo stesso vertice, l’Europa stava pietendo da Donald Trump lo status di partner esentato dai dazi su acciaio e alluminio, per adesso garantito solo fino a maggio. Una brutta faccenda, soprattutto per la Germania. Talmente brutta che qualcuno al vertice Ue ha parlato di Stati Uniti che sul tema trattano con l’Europa puntando una pistola alla tempia. Ma c’è dell’altro, strettamente connesso a un altro, contemporaneo veto Usa verso l’Europa di cui però i giornali non parlano: questo.
Il Dipartimento di Stato ha infatti diramato una nota nella quale vengono minacciata di penalità economiche le aziende europee che collaborino all’interno del consorzio petrolifero Nord Stream 2, quello per capirci che porterà l’energia russa nel cuore d’Europa e che per gli Usa, bontà loro che si preoccupano, rappresenta invece «una minaccia che mette a repentaglio la sicurezza energetica dell’Ue». Insomma, la guerra alla Russia non passa solo dalle inchieste sulle presunte interferenze elettorali e o sull’avvelenamento di spie, ma anche sul ricatto energetico che Mosca potrebbe esercitare su molte nazioni Ue e, soprattutto, sull’Ucraina. Paese quest’ultimo che vede Hunter Biden, figlio di Joe, membro del board dell’azienda energetica di Stato, Burisma, ruolo a cui è giunto subito dopo il golpe del 2014: tutte coincidenze, ovviamente.
E chi ci rimetterebbe di più? La tedesca Uniper, l’austriaca Omv, la francese Engie, la Wintershall e la Royal Dutch Shell. E per bloccare il progetto destinato a unire Russia e Germania, passando sotto il Mar Baltico, il Dipartimento di Stato ha evocato qualcosa di ben più serio dei dazi su acciaio e alluminio, ovvero il Caatsa, ovvero il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act, ovvero la legge che permette agli Usa di imporre sanzioni economiche ai Paesi che nel mettono a repentaglio la sicurezza, anche economica ed energetica. Altro che dazi su acciaio e alluminio, signori miei, qui siamo al ricatto puro e semplice, garantito dal vassallaggio pluridecennale dell’America sull’Europa, di fatto garantito da quella Germania ventre molle e cavallo di Troia come conseguenza delle riparazioni politiche post-Seconda guerra mondiale. Insomma, c’è fermento. Un fermento pericoloso.
E i mercati? Ecco qui ciò che conta: l’esplosione del Libor ha già cominciato a fare danni. Silenziosi ma pesanti, molto pesanti per chi opera e ragiona sul lungo periodo attraverso certe dinamiche. Occorre muoversi. Per questo serve gente come Bolton. O come il radicalizzato di Carcassone, come tutti i suoi predecessori ben noto ai servizi e che prima di fare una strage in nome di Allah e dell’Isis, porta la sorellina a scuola, magari comprandole anche la merenda. C’è da aver paura. Davvero.
P.S.: Mentre starete leggendo questo articolo, io sarò un’altra volta sotto i ferri. Ci risentiamo quindi fra qualche giorno. Speriamo…

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2018/3/27/SPY-FINANZA-I-ricatti-e-le-mosse-degli-Usa-contro-la-Russia-via-Ue-/813185/
27.03.2018
https://comedonchisciotte.org/i-ricatti-e-le-mosse-degli-usa-contro-la-russia-via-ue/

CONSIP, IL GIOCO DEL SILENZIO – TUTTI GLI INDAGATI SI AVVALGONO DELLA FACOLTA’ DI NON RISPONDERE AI MAGISTRATI. OBIETTIVO: SALVARE BABBO TIZIANO



CONSIP, IL GIOCO DEL SILENZIO – TUTTI GLI INDAGATI SI AVVALGONO DELLA FACOLTA’ DI NON RISPONDERE AI MAGISTRATI. OBIETTIVO: SALVARE BABBO TIZIANO – PRESTO IL FACCIA A FACCIA TRA LUCA LOTTI E LUIGI MARRONI – GLI INCONTRI (VERI, PRESUNTI, MILLANTATI) DI ALFREDO ROMEO CON IL PADRE DELL’EX PREMIER A FIRENZE - OGINO-KNAUS IN PROCURA


Giacomo Amadori per La Verità

CONSIP CARABINIERICONSIP CARABINIERI
La battuta è fulminante e l' abbiamo ascoltata nei corridoi della Procura di Roma. L' investigatore, tra il serio e il faceto, stava riflettendo a voce alta sui paletti imposti all' inchiesta Consip, dove le date di indagini e interrogatori hanno dovuto tenere conto delle scadenze elettorali. E ha esclamato: «Ormai per le investigazioni dobbiamo utilizzare il metodo Ogino-Knaus. Bisogna lavorare con il calendario alla mano».

ALFREDO ROMEOALFREDO ROMEO
Eppure, nonostante le precauzioni, l' inchiesta Consip che i giornaloni davano già per defunta, non è stata abortita, anzi è viva e lotta insieme a noi. E nelle prossime settimane non farà mancare le sorprese. L' hanno ben capito gli indagati che uno dopo l' altro hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Tiziano Renzi il 3 marzo 2017 aveva offerto ai pm uno dei suoi soliti show, ma dopo aver capito che la Procura di Roma non era quella di Genova (dove si è difeso a puntate inviando memorie) venerdì scorso il suo avvocato, Federico Bagattini, è entrato nell' ufficio del procuratore Paolo Ielo e gli ha comunicato la nuova linea del babbo, tracciata dal figlio Matteo: avvalersi della facoltà di non rispondere.

CARLO RUSSOCARLO RUSSO
MUTISMO
Dunque acqua in bocca sui rapporti con l' imprenditore Alfredo Romeo, accusato di corruzione nell' ambito dell' appalto Consip Fm4. Tiziano per quei contatti è indagato da più di un anno per traffico di influenze illecite: in poche parole avrebbe facilitato o promesso di facilitare in cambio di denaro i rapporti tra Romeo e i vertici della Consip, messi lì dal figlio premier.

I carabinieri del Noe e i pm di Napoli, guidati da Henry John Woodcock, si erano convinti che Renzi senior avesse incontrato Romeo e che i due avessero trovato un' intesa economica, tanto che il presunto ambasciatore di Tiziano, l' imprenditore Carlo Russo, indagato a sua volta, nell' ufficio romano di Romeo avrebbe addirittura messo a punto un «accordo quadro» che prevedeva 30.000 euro al mese per l' augusto genitore in cambio dell' appoggio nei confronti dell' ad di Consip Luigi Marroni, manager fiorentino con i giusti addentellati nel Giglio magico. Di una cena in un ristorante romano tra Renzi senior e Romeo aveva parlato anche l' ex tesoriere del Pd campano, Alfredo Mazzei. L' aveva raccontata, nel dicembre 2016, prima alla Verità e cinque giorni dopo agli investigatori.

alfredo mazzeiALFREDO MAZZEI
Ma Tiziano ha sempre negato ufficialmente di aver incontrato personalmente l' imprenditore napoletano. Sebbene, nell' ottobre 2016, una fonte abbia riferito al vostro cronista che Tiziano avrebbe esclamato a proposito di Romeo e dell' inchiesta che lo coinvolgeva: «Ma io quel tipo l' avrò visto una volta». C' è di più. In una sofferta telefonata con il figlio, Renzi senior, nel marzo 2016, aveva assicurato di non aver mai cenato con Romeo, ma di non ricordare i bar. Ora sembra che i magistrati abbiano ricostruito meglio data e luogo del possibile abboccamento. Che forse non è stato uno solo.

GIRAVOLTE
tiziano renzi luca lottiTIZIANO RENZI LUCA LOTTI
Circa un mese fa Romeo, dopo essersi avvalso per mesi della facoltà di non rispondere, ha chiesto ai pm di essere ascoltato sull' appalto Fm4. Gli inquirenti romani si sono detti disponibili, ma hanno comunicato agli avvocati dell' imputato che lo avrebbero interrogato anche sulle altre questioni d' interesse investigativo, rapporti con babbo Renzi compresi. A questo punto Romeo si è rinabissato e ha scelto di continuare a tacere. Una decisione che sembra essere stata condivisa con gli altri coindagati.

Per esempio l' intermediario della trattativa tra Renzi senior e Romeo, ovvero Carlo Russo, si è sempre rifiutato di rispondere alle domande dei magistrati a partire dal 3 marzo 2016 quando venne convocato negli uffici dei carabinieri del Ros dai pm Mario Palazzi e Woodcock. Anche se la notizia non è mai trapelata, a ottobre Russo è stato convocato nell' ufficio romano di Ielo e anche in questo caso si è avvalso della facoltà di non rispondere.

HENRY JOHN WOODCOCKHENRY JOHN WOODCOCK
Gli inquirenti volevano contestargli tutte le nuove prove raccolte e porgli qualche quesito sulle migliaia di euro in contanti che erano stati sequestrati a casa sua circa un anno fa. Ma le indagini potrebbero presto sgretolare questo muro d' omertà, smascherando eventuali bugie. Secondo Il Fatto Quotidiano, a inguaiare Tiziano potrebbero essere alcune intercettazioni. In una, risalente all' autunno 2016, Romeo e il suo consulente Italo Bocchino, ex colonnello di An, si dicono preoccupati di quanto sarebbe in grado di svelare a Woodcock l' indagato Giovanni Annunziata, ex gancio di Romeo all' interno del Municipio di Napoli, dove era dirigente al Patrimonio: «Magari gli ha raccontato che sei andato a Firenze e ti ha lasciato dietro al bar» ipotizza Bocchino.

IELOIELO
Che continua: «Secondo me lui ha raccontato la questione di Firenze». E immagina che Woodcock sia interessato all'«interlocutore che parla del papà di quello con Romeo». Probabilmente il riferimento è al solito Russo. La veridicità di queste e altre conversazioni, a quanto risulta alla Verità, sarebbero state riscontrate attraverso gli spostamenti degli indagati verificabili grazie alle celle telefoniche. Infatti gli inquirenti non hanno recuperato solo i tracciamenti dei due anni precedenti alla richiesta (istanza che il procuratore aggiunto Ielo ha fatto all' apertura del fascicolo Consip), ossia del periodo compreso tra inizio 2017 e inizio 2015. No, i pm sono riusciti ad andare ancora più indietro con le loro ricerche.


luigi marroniLUIGI MARRONI
Infatti, grazie alle vecchie intercettazioni di Romeo e Annunziata (indagati a Napoli in altre vicende collegate), è stato possibile ricostruire i movimenti dell' imprenditore campano e dell' ex dirigente comunale, ma anche del loro amico toscano Carlo Vadorini, ai tempi dell' inizio del governo Renzi, se non addirittura a ritroso sino al 2013, quando l' imprenditore napoletano, attraverso la sua Isvafim Spa, finanziò la fondazione Open di Matteo Renzi con 60.000 euro.

Insomma i magistrati sono riusciti a riordinare gli spostamenti di Romeo risalendo molto indietro nel tempo e ricevendo riscontri importanti. Entro giugno le indagini verranno ufficialmente chiuse e sapremo finalmente quali siano le pistole fumanti nelle fondine degli inquirenti romani. Nel frattempo, per evitare assembramenti di giornalisti, è stato spostato l' annunciatissimo confronto all' americana tra il ministro dello Sport, Luca Lotti, sotto inchiesta per rivelazione di segreto e favoreggiamento, e il suo grande accusatore, l' ex ad di Consip Luigi Marroni.

«Oggi i giornali hanno fatto cilecca annunciando con tanto di data il faccia a faccia», ironizza un inquirente, «ma non è la prima volta. In questi mesi siamo riusciti a fare moltissimi approfondimenti e interrogatori su cui non c' è stata neanche una fuga di notizie.
MATTEO E TIZIANO RENZIMATTEO E TIZIANO RENZI
Come scoprirete presto».

NESSUN DOLO
A fine giornata, poi, arriva un altro botto. Il tribunale del Riesame ha infatti annullato la misura cautelare della sospensione dal servizio nei confronti del maggiore dei carabinieri Gianpaolo Scafarto. Per i giudici non c' è stato dolo negli errori contenuti nell' informativa dell' inchiesta Consip, neppure nelle parti che riguardavano Tiziano Renzi.

Per il Riesame non sono contestabili all' ufficiale neanche il depistaggio per la cancellazione dei messaggi Whatsapp e la rivelazione del segreto, se non in maniera del tutto marginale, per l' invio di atti ad altri militari. Un altro duro colpo al vittimismo della famiglia dell' ex premier che aveva più volte gridato al complotto proprio su questa vicenda.

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/consip-gioco-silenzio-ndash-tutti-indagati-si-avvalgono-170296.htm