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giovedì 26 aprile 2018

#laLeganonesisteenonlosa


di Stefano Davidson

Sempre in merito al perché dell'immobilismo del MatteoPò e al suo zerbinamento quotidiano sotto al tacco rialzato di B. ricordo cose già lette e risapute fin dall'inizio degli anni 2000 e che andrebbero ben considerate...
Rosanna Sapori, ex consigliere comunale leghista, membro del direttivo provinciale di Bergamo e giornalista di Radio Padania. Allontanata per aver denunciato la corruzione nel movimento dalle pagine del Corriere della Sera raccontava:
«Nel ’95-’96 ci fu il ribaltone. In quella fase Bossi e altri, tra cui Borghezio accusavano Berlusconi di mafia. Berlusconi allora presenta delle querele miliardarie contro, Bossi viene condannato in ambito civile. Per cui arriviamo al 2000 con tutte queste querele che devono essere pagate con maxi risarcimenti, con i giornalisti della Padania che non prendono lo stipendio da mesi”. Insomma, spiega la Sapori, “è la bancarotta, la sede di via Bellerio pignorata».
L’ex Cavaliere dunque che fece?
Sempre la Sapori dichiarava:
«Berlusconi dice: Ok, io per vincere ho bisogno di questo qua, non ci sono balle… perché nei sondaggi la Lega Nord era determinante (…).
Siamo nel 2000. Le elezioni sono nel 2001, però Berlusconi i sondaggi li fa già dal 2000. In quel momento la Lega è indebitata, rischia di chiudere tutto… Berlusconi dice: ok, gli do i soldi, ritiro le querele – che erano già grossi soldi -, le congelo, però tu mi cedi il simbolo, cioè tu non ti puoi più presentare, se non sono io a dirti di sì, con questo simbolo. Lui non compra gli uomini, ma la titolarità del simbolo».
Sostanzialmente questa intesa si basava sul fatto che: «tu puoi fare un accordo politico che dice che noi ci presenteremo insieme, ma siccome io non mi fido di te, tu mi cedi la titolarità del simbolo, che era di Bossi, della moglie, di Leoni». La cessione in questione, aggiungeva l’ex leghista, «è stata fatta da un notaio: me ne parlò anche l’amico Daniele Vimercati. Mi disse: Rosanna, si sono venduti».
Mario Calabresi giornalista de La Repubblica, scendendo nel dettaglio accennava poi a un fido di 2 miliardi di lire:
«Nel documento, che Repubblica ha pubblicato sulla sua edizione di oggi, scritto su carta intestata di Forza Italia e datato 28 giugno 2000, l’amministratore nazionale degli azzurri, Giovanni Dell’Elce, scrive alla Banca di Roma per garantire un fido alla Lega.
“Vi diamo incarico – si legge – di aprire in favore del Movimento politico Lega Nord, che assistiamo finanziariamente, un credito complessivo di due miliardi di lire, valido sino a nostra revoca, utilizzabile per gli scopi istituzionali e le esigenze generali del movimento”.
“Vi diamo atto – prosegue la lettera – che, dati i rapporti attualmente intercorrenti tra noi e il suddetto Movimento, il presente mandato di credito è utile per il conseguimento dei nostri fini istituzionali” ».
«Seguono – continuava Calabresi – una serie di clausole dalle quali emerge una tutela totale da parte di Forza Italia verso i crediti che l’istituto romano potrà vantare nei confronti della Lega. Il partito di Berlusconi si fa garante di ogni eventuale manchevolezza, “in ogni momento”. “Siete autorizzati ad addebitare sul nostro conto corrente gli importi, nei limiti del mandato di credito concesso, che vi fossero dovuti dalla predetta società (la Lega – ndr) e ciò senza vostro obbligo di previamente interpellarci”, scrive l’amministratore di Forza Italia, per poi aggiungere: “Ci impegniamo a pagarvi, a semplice richiesta scritta, in qualunque momento fattaci, quanto ci sarà da voi indicato come dovutovi dalla suddetta società” ».
Gilberto Oneto, iscritto alla Lega da l’86 al 2006 ed ex responsabile dell’identità culturale nel “Governo della Padania” in un intervista rilasciata nel 2011 a Elisabetta Reguitti de Il Fatto Quotidiano:
«All’Infedele di Lerner lei ha confermato che tra Lega Nord e Berlusconi esiste un patto firmato da un notaio in virtù del quale i dirigenti del Carroccio non potranno mai ribellarsi al Cavaliere».
Oneto rispondeva senza battere ciglio: «Un fatto risaputo da tutti nel partito e scritto anche in diversi libri. Quel patto esiste. Un accordo tra due persone (Bossi e Berlusconi, ndr), che quindi non ha la valenza legale ma poco importa. Quel pezzo di carta per Bossi è un patto d’onore che verrà rispettato fino alla morte».
La Reguitti allora rilanciava: «Quanto è costato l’accordo?».
Risposta: «A Berlusconi, sembrerebbe, i soldi per saldare i debiti della Lega e per cancellare centinaia di querele che pendevano sul quotidiano di via Bellerio (che al tempo titolava: “Berlusconi, sei un mafioso? Rispondi”, mettendo in prima pagina le foto di Riina, Brusca, Bagarella, Berlusconi e Dell’Utri ndr). A Bossi costa accettare e farsi andare bene le scelte più immonde».
Bibidibobidibù ecco perché da un pezzo la Lega non c'è più!
Nella foto:
documento interno alla banca di Roma, Filiale di Via del Corso, che dettaglia i termini dell’operazione in cui compare la formula inequivocabile:
“LINEA DI CREDITO DI LIT 20/MILIARDI, DI CUI LIT 2/MILIARDI DISTACCATI CON M/C IN FAVORE DELLA LEGA NORD”.
Che significa, apprendiamo dal documento che l’operazione, varata dal “comitato fidi” della banca e definitivamente attivata dall’organo competente della Banca di Roma, il comitato esecutivo presieduto da Cesare Geronzi, concede l’apertura di credito a Forza Italia a fronte di due garanzie: una fideiussione personale di Silvio Berlusconi, che dunque si fa carico del rimborso del debito qualora Forza Italia si rivelasse insolvente, e un impegno del partito a “canalizzare” presso la banca i rimborsi elettorali incassati nei 
mesi successivi.
Stefano Davidson
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